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Kabbalah, fenomeno pop

La Kabbalah, fenomeno pop?
Ricerca di luce spirituale In videoconferenza da Israele

 

Sara Laurenti
7 luglio 2006

Versione Originale
 

Michael Laitman è uno dei cabalisti più noti e rispettati del momento. Le sue lezioni, trasmesse in diretta video, sono seguite ogni giorno da 250 persone in tutto il mondo: una "sete di infinito" che va ben oltre i confini dell’ebraismo.

Sono stipati in una grande aula, in religioso silenzio fin dal primo mattino. Da subito si intuisce che qualcosa di profondo li lega, anche se non si capisce bene cosa. Sono oltre un migliaio, studenti e volontari di tutte le età, per la maggior parte russi e israeliani, qualcuno anche dall’Italia. Gli uomini sono nettamente separati dalle donne. Sono concentrati e non perdono una parola del rabbino, come lo chiamano per rispetto, un po’ insegnante e un po’ guida spirituale che risponde alle continue domande. Un dottorato in Filosofia e Qabbalà e un master in Biocibernetica, il rav è Michael Laitman, uno dei cabalisti più conosciuti e quotati del momento. È fondatore e presidente dell’Istituto di ricerca ed educazione della qabbalà Bnei Baruch, un gruppo non profit con sede in Israele che diffonde questa saggezza «per accelerare la spiritualità dell’umanità».

«La qabbalà è un metodo grazie al quale ognuno vive la propria ricerca spirituale, senza cerimonie, riti o precetti», sottolinea Laitman. Ma, a quanto pare, richiede rigore, impegno e sacrificio. Le lezioni al Centro Petach Tikva di Tel Aviv si svolgono tutti i giorni dalle 3 alle 6 di mattina, sabato compreso. «Nella spiritualità, però, non esiste costrizione, ognuno fa ciò che sente», dice il cabalista. «Fino a una decina di anni fa eravamo in quattro a lezione, due anni dopo in quindici e oggi siamo oltre 250», racconta Gadi, ingegnere di 45 anni. «L’amore per la qabbalà non mi fa sentire il peso dello studio: la volontà dell’uomo determina i suoi bisogni». Gadi ha incontrato un po’ di anni fa la moglie Angela a un raduno: «Ho condiviso la scelta di Gadi, il suo studio», racconta la donna. «In realtà lo faccio perché credo nella qabbalà, non in lui», scherza.

«La donna è la base della vita familiare così come lo è nella vita spirituale: calma l’uomo e gli è di supporto», dice Laitman durante un incontro dedicato solo a loro. «Alla donna non è chiesto di seguire le lezioni al mattino, deve pensare all’armonia familiare». Molte ascoltano fuori dell’aula, via radio, mentre accudiscono i loro piccoli.

Laitman legge e commenta lo Zohar; i lavori di Ari, che visse a Safed nel XVI secolo, e le opere di Yehuda Ashlag, il Baal Sulam del secolo scorso: Laitman ha studiato dodici anni accanto al suo mentore, il figlio di Ashlag. «Questi tre cabalisti sono una sola e stessa anima che si è incarnata successivamente in tre corpi per trasmettere ogni volta un metodo per facilitare questo studio alla generazione successiva», dice il rav, che analizza in chiave simbolica anche i libri della Bibbia ebraica: «Parlano dei livelli di abilità che ci fanno "sentire" il Creatore», spiega. «È sufficiente leggerne alcuni passi per dilatare la luce spirituale in ognuno».

Alle riunioni tutti gli uomini portano la kippah, anche se non sono religiosi. «È un modo per essere autorevoli e ascoltati», dice Moshe, 29 anni, fotografo israeliano. Anche le donne sposate coprono la testa. «Vivere al convegno separatamente è un atto spirituale e di concentrazione. Le distrazioni non aiutano a "mantenere l’intenzione", come si dice in gergo cabalistico. Colui che non esige non ha posto qui». Questa richiesta di serietà e dedizione non scoraggia le persone: molti, che non hanno trovato ospitalità per la notte all’interno del centro, si sono attrezzati con la tenda o dormono sui banchi delle aule. Dopo una lunga giornata di studio, ci si rilassa: tutti si ritrovano per cantare, recitare, parodiare la qabbalà.

L’ultimo incontro internazionale della Bnei Baruch è avvenuto qualche settimana fa a Tel Aviv. Il prossimo sarà in Cile dal 4 al 6 agosto, a Santiago. «Presto l’umanità arriverà a una crisi profonda e capirà che deve correggere se stessa», dice serio il rav. «In passato ho fatto fatica a farmi ascoltare; oggi, invece, vengono milioni di persone ad ascoltarmi: sentono che questa ricerca li può aiutare». Chi non ascolta dal vivo il rav può collegarsi in videoconferenza o scaricare le lezioni al sito www.Kabbalah.info in 22 lingue. «Decine di migliaia di contatti avvengono la mattina presto, tanti altri durante la giornata», racconta Rami, 29 anni, programmatore software che nel tempo libero gestisce volontariamente il sito. «È difficile dare un numero esatto di quante persone si connettono da ogni parte del pianeta. Ci possono essere gruppi di 50 persone o di due. In ogni caso noi registriamo circa 5 mila contatti al giorno». Laitman ha molti progetti in mente: «Fra qualche mese inizierà un corso di laurea di qabbalà online in collaborazione con l’Università di Yale», spiega. «E a breve apriremo un canale televisivo mondiale».

Secondo la qabbalà, i gradi di sviluppo di una persona sono 125. «Arrivare all’ultimo è giungere alla radice dell’anima. Dà all’uomo la sensazione della vita infinita, del flusso della vita eterna oltre questo mondo. Chi sale ogni grado è conscio del passaggio. E anche di come agire per innalzarsi», chiarisce Laitman. «Chi è cabalista vuole il bene degli altri anche se il suo approccio a volte non sembra benevolo. Ma non mi pare che il Creatore o la Natura siano poi così pietosi... Il cabalista ha lo scopo si avvicinare gli altri alla situazione corretta: il patrimonio della Forza è quindi l’altruismo. La qabbalà in realtà aiuta a togliere l’ipocrisia: aiuta l’uomo a vedere la sua vera natura e l’individuo non può più operare come prima».

«Non avevo problemi: avevo soldi, il lavoro, la ragazza, ma sentivo un vuoto profondo», racconta Mutlu, 34 anni, musulmano di origine turca. «Spesso nelle mie riflessioni tornava la parola Allah. Ho cominciato allora a leggere i libri di qabbalà. Più leggevo e più trovavo le risposte alle mie domande. Oggi mi sento rinato». Seppure in condizioni sociali e con storie diversissime, tutti i presenti sono entusiasti di dedicare anima e corpo alla qabbalà. «Mi è stato proposto di entrare nell’ufficio d’avvocatura del rav», confida Ludmilla, avvocato di 44 anni, kazaca. «Non mi importa se sarò pagata. Mi interessa essere utile alla divulgazione della qabbalà nel mondo. Prima uscivo con gli amici, oggi il mio unico interesse è questo studio».

«C’è un’atmosfera serena, una grande voglia di vivere e di aiutarsi in questi convegni», racconta Giorgio, di Foggia. «Qui si affronta la vita cercando di capirne il senso». L’impressione è che a legare questi studenti è una grande sete d’infinito. Tutto il resto, in effetti, può aspettare.

Sara Laurenti

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