Lettera n.57

Io ho ricevuto la tua lettera, e nel punto in cui provi dispiacere di ciò che (Ndr. in realtà) non manca, sarebbe meglio preoccuparsi di ciò che invece manca. E questa è la regola: tutto ciò che dipende dalla mano di Dio si trova in grande abbondanza. Solo che non è possibile che i vasi della ricezione siano adoperati se non tramite gli inferiori, poiché Egli, che sia benedetto, sta in attesa del loro sforzo  nella Santità e Purezza. E di ciò ci occupiamo, come meritarci di moltiplicare lo sforzo. Ma chi a questo aggiunge e si preoccupa (anche) senza alcuna necessità, egli (solo) sottrae. A parte il fatto che egli non ha nessuna necessità, egli risulta anche dannoso. Comprendi bene ciò.

E sulla domanda che sollevavi in qualità d’amico, su questo, ora, non ho niente da eccepire e «chi è astuto lo farà con la ragione». Rispetto alle altre domande sulle quali vuoi delle risposte, ti darò la mia unica risposta riguardo a tutte:

«Non v’è uno stato più beato nel mondo dell’uomo di quando egli si vede disperato delle proprie forze», cioè, poiché è già affaticato pur facendo tutto ciò che ritiene che è in grado di fare  con  le  sue proprie forze, ma   non c’è rimedio.  Ed allora sarà meritevole dell’intera preghiera per (ricevere) il Suo aiuto, che Egli sia benedetto, poiché egli sa di certo che il suo lavoro non gli procurerà beneficio, e fintanto che prova da parte sua una qualche forza di lavoro, la sua preghiera non è allora intera. Questo perché l’indole maligna anticipa l’uomo dicendogli che egli è obbligato a fare prima tutto ciò che è nelle sue forze, e dopo sarà gradito al Borè.

E rispetto a ciò è scritto: «L’Eterno è alto e il basso vedrà», dato che dopo essersi sforzato in vari tipi di lavori, disilludendosi l’uomo giunge alla vera bassezza, poiché sa di essere il più basso tra le persone, poiché non ha niente che gli sia utile nell’edificazione del proprio Corpo ed allora la sua preghiera sarà intera e sarà esaudita dalla Sua mano ampia.

Di questo dice lo scritto «e i figliuoli d’Israele sospiravano a motivo del lavoro, sollevando grida ecc., poiché in quel tempo la collettività di Israele è arrivata ad uno stato di disperazione a causa del lavoro, che Dio non voglia. Come colui che attinge utilizzando un vaso forato, perseverando durante tutto il giorno e non ha nemmeno una goccia d’acqua per dissetarsi, così i figliuoli d’Israele in Egitto, per quanto essi costruissero edifici la terra sembrava inghiottirli, come dissero i nostri Saggi.

Allo stesso modo, chi non ha meritato il Suo Amore, che Egli sia benedetto, su tutto ciò che faceva nel suo lavoro per la purezza della Nefesh del giorno avanti, e si trova come se fosse bruciato interamente nel giorno dopo. Bisogna cominciare da capo ogni singolo giorno ed in ogni momento come se egli non avesse mai operato. Ed allora “i figliuoli d’Israele sospiravano a causa del lavoro, poiché si vedevano chiaramente sempre non degni di far nascere qualcosa dal loro lavoro. Perciò il loro sospiro e la loro preghiera erano nella completezza quindi degne, e perciò “e alzavan delle grida ecc”. Poiché il Creatore sente la preghiera ed aspetta solo la preghiera completa.

Da quanto detto sopra consegue, che ogni cosa, piccola e grande, può essere ottenuta con la forza della preghiera, e tutto il fatto dello sforzo ed il lavoro al quale siamo obbligati, serve soltanto per rivelare la scarsità delle nostre forze e la nostra bassezza, non essendo meritevoli di niente in base alle nostre proprie forze. Poiché allora diventeremo degni dell’intera preghiera a Suo cospetto, che Egli sia benedetto.

Rispetto a questo non si può esigere: se è così, decido in cuor mio e a priori di non esser meritevole a niente, e allora a che mi serve tutta la fatica e lo sforzo? In effetti, v’è una legge nella natura, che non v’è un saggio maggiore di colui che ha l’esperienza, e prima di cercare in pratica di fare tutto ciò che è nelle sue forze (di fare), l’uomo non sarà affatto qualificato ad arrivare alla vera bassezza,e nella vera misura come detto sopra.

Perciò ci occorre lo sforzo della Santità e della Purezza, come è scritto: «Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze» e così via. E comprendi bene ciò, poiché è profondo ed è vero.

Ti ho rivelato questa verità solo affinché tu non ti rassegnassi né disperarsi della pietà, che Dio non voglia. Anche se non vedi niente, dato che perfino il tempo in cui la Seà (quota) dello sforzo si compie, questo è il tempo della preghiera. E fino (Ndr. a che arriverai) a quel punto devi credere nei nostri Saggi (che dissero): «Non mi sono sforzato, e ho trovato lo stesso» – non credere in questo. E quando sarà compiuta la Seà la tua preghiera sarà nella completezza, e il Creatore ti esaudirà quanto l’ampiezza della Sua mano, ed è su questa (Ndr. il significato della) cosa che ci istruirono i nostri Saggi “Io mi sono sforzato ed ho trovato» – a ciò puoi credere. Perché egli non è meritevole della preghiera prima di questo, e il Creatore sente la preghiera.

Yehuda Ha Levi

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