Introduzione al libro Panim Meirot uMasbirot

(item 1-11)

1) Al termine della Mishnà (Trattato Okzin) è scritto: «Il Creatore non trovò un vaso – klì che contenesse la benedizione per Israel se non la Pace – Shalom, com’è stato detto: “Il Creatore darà forza al suo popolo, il Creatore benedirà il suo popolo con la pace”».

Da questo c’è molto da imparare: per prima cosa, così come hanno provato non c’è niente di meglio per Israel che la pace? Secondo, nel testo è espresso esplicitamente che la pace è la benedizione stessa; è scritto a riguardo «data con forza e benedizione di pace». E secondo le loro parole avrebbe dovuto dire «data nella pace»? Terzo, come mai questo articolo è stato scritto al termine della Mishnà? È necessario comprendere, inoltre, il significato delle parole “pace”, e “forza” e cosa esse denotano.

Per interpretare quest’articolo nel suo vero contenuto noi dobbiamo intraprendere una lunga strada, dato che la profondità del cuore dei saggi che narrano è investigabile. Questo significa che tutto ciò che riguarda la Toràh ed il precetto – la Mizvà, comporta sia il rivelato che l’occultato, com’è scritto«Come mele d’oro su un vassoio d’argento così è la parola detta a tempo debito» (Proverbi, 25,11).

In verità le Halachot (ndr. Nome che indica la Toràh ed i Precetti) sono infatti simili a calici di vino, dove chi dà al proprio amico in regalo un calice d’argento contenente del vino entrambe (le cose) sono importanti, sia il suo interno  che il suo esterno. Poiché anche il calice ha un suo valore, così come il vino che vi è dentro. Così anche le leggende sono comparate alle mele, l’interno delle quali viene consumato, mentre la parte esteriore  viene gettata via, dato che l’esteriorità non ha alcun valore. Si è rilevato che tutto il valore e l’importanza si trovano solamente nell’interiorità e all’interno.

Così nel linguaggio delle leggende non c’è alcun significato e pretesa nella sua apparente semplicità, all’infuori del contenuto interiore che è celato nelle parole, le quali non sono fondate altro che sui piedestalli della Saggezza della Verità, consegnata a pochi eletti – iehidei sgulà.

E chi si azzarderà ad estirpare ciò dal cuore delle masse chiarificando la loro strada, dato che il loro conseguimento (Spirituale) non è completo neppure nelle due parti della Toràh denominate Pshat (Letterale) e Drush (nella quale è necessario approfondire). Secondo la loro opinione, l’ordine delle quattro parti della Toràh – Parde”s inizia con la comprensione dello Pshat (Letterale), dopo il Drush, poi il Remez (Insinuato) ed alla fine il Sod (Segreto) compreso da tutti.

È scritto però nel libro di preghiera del Gaon di Vilna (ndr. Un famoso Kabbalista) che l’inizio dellaasagà (conseguimento Spirituale) inizia con Sod – Segreto e dopo aver conseguito la parte Sod della Toràh è possibile conseguire la parte Drush e dopodiché la parte Remez. E quando poi è conferita all’uomo la massima conoscenza di queste tre parti della Toràh, egli merita allora di conseguire la parte Pshat della Toràh.

Questo è com’è scritto nel Trattato Taanit – Masechet Taanit:  «Egli ha meritato, (e questo) diventò per lui una pozione di vita, egli non ha meritato, (e questo) diventò per lui una pozione di morte», dato che noi abbiamo bisogno di un grande privilegio per comprendere i Pishtei amikraot (i testi alla lettera degli scritti), essendo obbligati a conseguire prima le tre parti che sono nell’interiorità della Toràh, dato che il Pshat “veste” ed il Pshat non sarà “svestito”. E se non lo ha ancora meritato, egli ha bisogno di una grande misericordia affinché non diventi per lui una pozione di morte.

A differenza dell’asserzione di chi sono negligenti nel conseguimento dell’interiorità, i quali in cuor loro dicono: ci basta il conseguimento dello Pshat e, se soltanto lo raggiungessimo, saremmo allora soddisfatti della nostra parte. Le loro parole sono comparabili a chi desidera innalzarsi al quarto gradino, prima di avere conseguito i primi tre.

2) A questo proposito è proprio necessario comprendere il grande occultamento applicato per quanto riguarda l’interiorità della Toràh, come è detto nel Trattato Haghigà – Masechet Haghigà, non si studia l’Atto della Creazione in due e non si studia nella Merkavàda soli”. Tutti i libri che sono a nostra disposizione in questo lavoro, sono sigillati ed incomprensibili agli occhi delle masse. Non li capiranno altro che i pochi restanti chiamati dal Creatore, dato che essi comprendono già le Radici, dalla loro stessa conoscenza e nella ricezione da bocca a bocca.

È invero sorprendente come i percorsi della Saggezza e della conoscenza sono interdetti al popolo quando è (in gioco) la loro vita e  il lungo (percorso) dei loro giorni, ed in apparenza è un crimine penale, rispetto al quale i nostri saggi hanno detto nel Midrash Rabbà (Bereshit) di Ahaz, che fu chiamato Ahaz per aver tenuto in possesso sinagoghe e luoghi di studio e di conseguenza la sua colpa fu grave.

È, infatti, una legge della natura che l’uomo è restio ad elargire il proprio capitale e la sua proprietà agli altri, ma chi è restio ad elargire la sua saggezza e la sua intelligenza agli altri? Proprio il contrario, la mucca vuole allattare il vitello più di quanto il vitello stesso desideri poppare.

Noi troviamo invero degli enigmi nella saggezza, persino presso saggi secolari delle generazioni precedenti. Nella introduzione del Rav Butril al suo commento del Libro della Creazione – Sefer Yezirà, c’è un testo ascritto a Platone che ammonisce i suoi alunni con queste parole «Non consegnate la saggezza a chi non conosce i suoi meriti» e anche Aristotele ha ammonito «Non consegnate la saggezza a chi non ne è degno affinché non la derubi».

Egli (Rav Butril) ha spiegato che se i saggi insegnano la saggezza a chi non ne è degno, essi derubano la saggezza e la distruggono.

I saggi laici del nostro tempo non fanno così, ma viceversa si sforzano di estendere le porte della loro saggezza a tutta la grande massa, senza limiti e condizionamenti. Apparentemente c’è una grande contestazione rispetto ai loro primi saggi che hanno racchiuso le porte della loro sapienza  intorno a pochi virtuosi, che  ritennero idonei ad essa, lasciando la maggioranza del popolo ad annaspare il muro.

3) E spiegherò la cosa. Noi distinguiamo quattro parti nella specie Parlante – Medaber, in una sequenza di livelli  ciascuno superiore  all’altro, che sono: le Masse – Amon aam, gli Eroi – Ghiborim, i Ricchi – Ashirim, i Saggi – Hachamim.

Essi equivalgono in valore a quattro livelli dell’intera realtà: Domem – Inanimato, Zomeach – Vegetale,Hai – Animale e Medaber – Parlante. L’immobile – Domem è in grado di emettere le tre proprietà, il Vegetale, l’Animale ed il Parlante e noi distinguiamo tre valori rispetto la quantità di forza benefica o dannosa che si trova in essi. La forza più piccola fra loro è il Vegetale poiché, anche se l’azione della pianta, avvicinando ciò che le è benefico e respingendo ciò che la danneggia è simile alla specie umana e a quella animale, non ha però una sensazione individuale rispetto a questo ma una forza generale collettiva che è comune a tutti i tipi di piante al mondo, che aziona in esse questa funzione. A loro si aggiunge la specie Animale, dove ogni singolo animale ha una sensazione individualmente personale, avvicinando ciò che è benefico ed allontanando ciò che è dannoso. Da questo ne consegue che il valore di un singolo animale è equivalente al valore di tutti i tipi di vegetali che esistono, dato che la forza che percepisce le distinzioni tra benefico e dannoso, si trovano nel loro insieme in tutta la specie vegetale, mentre nella specie animale (si trova) in una sola creatura individuale, distinta nella sua autonomia.

Questa forza percepita nella specie animale è molto limitata per quanto riguarda il luogo ed il tempo, dato che la sensazione non opera alla minima distanza dal proprio corpo e non percepisce neppure al di fuori del suo tempo, vale a dire nel passato e nel futuro, ma solo nel presente. A loro si aggiunge la specie parlante, la qual è composta insieme da una forza che percepisce e da una forza intellettuale.

Di conseguenza la sua forza non è limitata nel tempo e nel luogo, nell’avvicinare ciò che gli apporta beneficio e nell’allontanare ciò che lo danneggia, come la specie animale e tutto questo è  dovuto alla sua  (capacità) di conoscenza che è una cosa spirituale non limitata dal tempo e dal luogo. Egli può imparare da tutte le creature da tutti i loro luoghi, dall’intera realtà ed anche dal passato e dal futuro di tutte le generazioni. Si è rilevato quindi che il valore di una persona della specie Parlante equivale al valore di tutte le forze che si trovano nella specie vegetale e nella specie animale e che esistono in tutta la realtà del suo tempo ed anche in tutte le generazioni passate, dato che la sua forza le racchiude e la sua individualità le include, assieme a tutte le loro forze.

E questo principio si applica anche nelle quattro parti che sono nel gradino della specie umana, vale a dire le Masse, i Ricchi, gli Eroi ed i Saggi. Tutti provengono dalle Masse, che sono il primo livello, secondo lo scritto «Tutto provenne dalla polvere». Infatti tutto il merito e la ragione dell’esistenza della polvere è secondo il valore delle tre virtù – sgulot, il Zomeach – vegetale, Hai – Animale, Medaber– Parlante che la polvere emette da se stessa. Si può così considerare il valore delle masse secondo le virtù che esse determinano, e di conseguenza si collegano anche rispetto all’uomo.  A questo scopo il Creatore, benedetto Egli sia, ha impresso, in generale, nelle masse le tre inclinazioni chiamate Invidia, Brama ed Onore, con le quali le masse si sviluppano, livello dopo livello, creando così  l’uomo completo. Ecco che a mezzo della propensione alla brama  fanno nascere fra  loro  stessi i Ricchi, che sono i prescelti per il loro forte desiderio ed   anche per la brama, eccellendo nel conseguire la ricchezza, che è il primo livello di sviluppo delle masse. In modo simile al livello Vegetale, che si trova in generale nella realtà, sono governati da una forza estranea che li propende verso la loro qualità –sgulà. La forza della brama nella specie umana è, infatti, una forza estranea nella specie umana ed è presa in prestito dalla specie animale.

Per mezzo dell’inclinazione all’onore, essi fan nascere fra loro stessi gli eroi famosi, i quali governano nelle sinagoghe, nella città e così via, dato che chi tra essi possiede il desiderio più forte eppure l’inclinazione all’onore, eccelle nel conseguire il dominio. Essi costituiscono il secondo livello dello sviluppo delle masse in modo simile al livello della specie animale che esiste in generale nella realtà, quando la forza che opera in loro si trova già nella loro stessa essenza, come già e stato detto, dato che l’inclinazione all’onore è peculiare alla stessa specie umana, assieme al desiderio di governare. Com’è scritto «Tutto hai posto ai suoi piedi» (Salmi, 8, 7).

Per mezzo dell’inclinazione alla gelosia vengono a crearsi fra loro stessi i saggi, com’è scritto: «La gelosia degli scrittori aumenta la saggezza». Coloro che hanno un forte desiderio, eccellono nel conseguimento della saggezza e delle cognizioni. Questo è simile al livello della specie Parlante nell’intera realtà, quando la forza che opera in loro non è limitata al tempo ed al luogo ma è generale ed abbraccia tutti gli elementi del mondo e tutti i tempi.

Inoltre per natura il fuoco dell’invidia è generale ed abbraccia tutta la realtà e tutti i tempi, questa è la legge della gelosia, e poiché se lui non avesse visto un oggetto presso l’amico non si sarebbe mai risvegliato in lui il desiderio. Si è rilevato che la sensazione della mancanza non è rispetto a quello che gli manca ma rispetto a ciò che hanno i suoi amici, che sono l’intera prole di Adamo ed Eva, di tutte le generazioni. Di conseguenza questa forza operante non ha limiti e quindi è appropriata al suo compito sublime ed elevato.

Coloro che rimangono senza alcuna qualità – sgulà, rimangono così perchè non hanno un forte desiderio e di conseguenza le tre inclinazioni riferite operano in essi in modo caotico. A volte essi bramano, a volte sono invidiosi ed a volte desiderano onore. Il loro desiderio si frantuma in frammenti ed essi sono simili a piccoli che desiderano tutto quello che vedono non ottenendo nulla. Di conseguenza avranno il valore della paglia e della crusca che restano dopo la farina.

È risaputo che la forza benefica e la forza dannosa si amplificano nella stessa misura, vale a dire che quanto beneficio egli sarà capace di apportare tanto sarà il danno che egli apporterà. Di conseguenza, dato che la forza di un singolo uomo è superiore alla forza di tutte le bestie ed animali di tutte le generazioni e di tutti i tempi, com’è stato detto, così la forza dannosa che è in lui supera tutte le altre.

Ne consegue che egli ha bisogno di una maggiore attenzione fino a che non sarà degno del suo livello, in modo da usare la sua forza solo per apportare beneficio, e di una maggiore sorveglianza per non acquisire una dimensione maggiore del livello dell’uomo, che è la saggezza e la scienza.

Per questo motivo gli antichi saggi hanno occultato la saggezza dalle masse per paura di avere alunni disonesti i quali avrebbero potuto usare la forza della conoscenza per far del male ed apportare danni, irrompendo con la loro lussuria e la loro brutalità bestiale con la gran forza dell’uomo, per distruggere tutta la popolazione.

E dopo che le generazioni vennero meno, i saggi stessi iniziarono a desiderare entrambi i tavoli (lett.), vale a dire la bella vita ed anche il livello materiale. Di conseguenza le loro concezioni si avvicinarono a quelle delle masse, commerciando con esse vendendo la saggezza e prostituendosi per il prezzo di un cane. Da allora fu distrutto il muro fortificato, frutto degli sforzi dei primi saggi. Le masse lo distrussero. E quei bruti riempirono le proprie mani con la forza degli uomini, s’impadronirono della conoscenza e la lacerarono. La metà fu ereditata da adulteri e l’altra metà da assassini, esponendola al disonore ed all’eterna infamia fino ad oggi.

4)Da questo valuta la saggezza della Verità, nella quale sono incluse tutte le saggezze esteriori che sono, com’è risaputo, le sue sette piccole fanciulle.  Questa è la totalità della specie umana e la Meta per la quale furono creati tutti i mondi, com’è scritto «Se non fosse stato per il mio Patto con il giorno ela notte, non avrei posto gli statuti del Cielo e della Terra». Di conseguenza i nostri saggi hanno definito (Avot 4, Mishnà 7)«Chi usa il diadema passa», dato che ci hanno vietato di goderne, con qualunque piacere della vita materiale. Ed essa ci ha sostenuto fino al giorno d’oggi, intorno alla Saggezza della Verità fu posto un esercito e mura in modo che nessun straniero ed alcun forestiero non irrompesse nel suo interno, affinché non fosse messa nei loro vasi per andare a mercanteggiarla al mercato, come presso i saggi laici. Questo fu dovuto al  fatto che coloro che  vi accedevano erano già stati controllati con sette controlli fino a che non fossero del tutto sicuri al di là di ogni paura e sospetto. E dopo queste parole e questa verità, noi troviamo apparentemente, ciò che sembra essere una grande contraddizione, da un estremo all’altro, nelle parole dei nostri saggi: è scritto nelloZoharche al tempo del Messia questa saggezza è destinata ad essere rivelata persino ai giovani. Invero secondo ciò che è stato detto, abbiamo imparato che nei giorni del Messia l’intera generazione sarà arrivata all’estremo  livello (spirituale), a tal punto che non avremo bisogno d’alcuna sorveglianza e si apriranno le sorgenti della saggezza per irrigare tutte le genti.

Ciononostante nella Masechet Suttà, 49 e Sanhedrin 97, 72 dissero i nostri saggi: «L’impudenza si innalzerà al tempo del Messia, la saggezza degli scrittori avrà un cattivo odore e coloro che hanno timore del peccato saranno disprezzati». In verità si sostiene esplicitamente che non v’è niente di peggio di questa generazione. Come si conciliano queste due espressioni, dato che entrambe sono certamente parole del Dio Vivente.

Il fatto è che tutta questa meticolosa sorveglianza ed il serrare la porta del palazzo alla saggezza sono dovute alla paura di persone nelle quali  il senso di invidia degli scrittori è mischiato alla forza della brama e dell’onore, dove la loro  invidia non è limitata solamente al desiderio della saggezza e della conoscenza.

Di conseguenza i due brani sono corretti e ciascuno ci insegna sull’altro. Dato che il volto della generazione è come  il volto del cane, vale a dire che loro abbaiano come cani Hav Hav, e coloro che hanno timore del peccato sono disprezzati e la saggezza dei saggi in essi puzzerà, è permesso comunque spalancare i cancelli della saggezza e rimuovere la meticolosa sorveglianza. Poiché la saggezza di per se è al sicuro da  furto e dallo sfruttamento, e non v’è da  temere che lo studente disonesto se ne possa appropriare e che la venda al mercato al largo pubblico materialista, poiché non troveranno acquirenti per questa merce, dato che ai loro occhi pare disgustosa.

Non essendoci più speranza di acquisire per suo mezzo brama ed onore, essa è diventata, in questo modo, sicura e protetta, dato che nessuno straniero le si avvicinerà, al di fuori di coloro che amano solo la saggezza e  l’ingegno. Di conseguenza sarà rimosso ogni tipo d’esame da coloro che vi  accederanno, fino a quando anche i giovincelli potranno conseguirla.

Comprenderai di conseguenza ciò che essi hanno detto (Sanhedrin 98, 71) «Il figlio di Davide giunge solamente in una generazione che è interamente degna o interamente indegna». È alquanto sconcertante che fino a quando si trovano alcune persone degne nella generazione, esse intralcino la redenzione  mentre quando i meritevoli si estingueranno ohimé dalla terra, ci sarà la possibilità che giunga il Messia. Sono stupito a proposito.

Effettivamente c’è da comprendere molto bene che questo caso della redenzione e dell’arrivo del Messia che speriamo che accada al più presto ai giorni nostri Amen, è il  massimo  livello della completezza della asagà– del conseguimento spirituale e della conoscenza, come è scritto: «E non  insegnerà  più  qualcuno il suo prossimo, a conoscere il Creatore, poiché tutti mi conosceranno dai grandi ai piccoli», solo che con la  pienezza della conoscenza si completano anche i corpi come è scritto (Isaia, 65) «Il giovane morrà a cento anni».

Quando i figli di Israel saranno perfezionati, con la completa conoscenza delle sorgenti della saggezza e della conoscenza essi accresceranno oltre il confine di Israel ed irrigheranno tutte le nazioni del mondo, come è scritto (Isaia 11) «Poiché la terra si colmerà della conoscenza del Creatore» e come è scritto «e verranno in moltitudine verso il Creatore e la Sua Bontà».

E quest’accrescimento della conoscenza è il caso dell’espansione del Regno del Messia su tutte le nazioni. Al contrario dei plebei non raffinati e materialisti, l’immaginazione dei quali è attaccata alla forza del pugno, e di conseguenza è impresso nella loro immaginazione l’espansione   del Regno di Israel sulle nazioni, solamente  riguardo  al tipo di dominio che è consueto tra corpi e corpi, prendendo il loro guadagno  totale con   gran  superbia, vantandosi su tutta l’umanità. E cosa farò loro, se i nostri saggi li hanno già respinti tutti ed hanno respinto anche i loro simili dalla congregazione del Signore dicendo: «Il Creatore dice riguardo a chi è superbo, Io e lui non possiamo dimorare nella stessa dimora».

Inoltre, al contrario di coloro che sbagliano, i quali determinano che l’esistenza del corpo deve precedere l’esistenza dell’anima e la completa percezione, così la completezza del corpo e le sua necessità precedono nel tempo il conseguimento dell’anima, e la completezza della percezione, in quanto un corpo debole non ha la possibilità di conseguire la completa percezione. Questo in verità è un errore amaro e ancora più rude della morte, dato che è inconcepibile nel modo più assoluto un corpo perfetto prima ancora di aver conseguito la conoscenza della completezza, essendo egli stesso, un sacco bucato ed un pozzo frantumato,   contenente   nulla di utile né per se stesso né per gli altri, eccetto che a mezzo del conseguimento – asagàdella completa conoscenza. Allora assieme ad essa anche il corpo si eleverà  alla sua completezza e questa è la legge che si applica insieme al particolare  ed al totale.

5) E con questo capirai ciò che è scritto nello Zohar «che con questa combinazione i Figli di Israel saranno riscattati dall’esilio», cosa che è scritta in molti altri posti, (vale a dire) che solamente per mezzo della divulgazione della saggezza della Kabbalah fra le grandi masse noi otterremo la completa redenzione. I nostri saggi dissero anche «La Luce che è in essa riporta al Meglio». Essi si espressero in modo inequivocabile, con la precisa intenzione di insegnarci che solamente la Luce che è nel suo interno, solo in questa Luce «come mele d’oro su vassoi d’argento» è involta questa sgulàche significa “riportare l’uomo al Meglio”. Sia l’individuo che la nazione non porteranno a compimento la (loro) Meta per la quale sono stati creati se non realizzando la – asagà l’interiorità della Toràh e dei suoi segreti. Quantunque la completezza della conoscenza sia da noi auspicata con la venuta del Messia, è scritto infatti «Darò la saggezza al saggio» e dice inoltre «Io ho dato saggezza nel cuore d’ogni saggio di cuore». Di conseguenza abbiamo bisogno in precedenza di una vasta espansione della Saggezza della Verità nell’ambito del popolo, in modo da essere degni di ricevere il beneficio del Messia. E quindi l’espansione della saggezza ed il giungere del Messia sono interdipendenti.

Per questo motivo dobbiamo istituire scuole e comporre libri per affrettare la diffusione della saggezza in tutta la nazione e tutto questo non successe nel periodo precedente a causa del timore che si sarebbero mischiati alunni non retti, come abbiamo approfondito prima.

Questo divenne comunque la ragione principale del prolungamento dell’esilio per i nostri numerosi peccati fino a questo giorno. Infatti i nostri saggi dissero «Il Messia figlio di Davide non giunge se non nella generazione che è del tutto degna», vale a dire quando tutti  cesseranno  l’inseguimento della brama e dell’onore. Allora sarà possibile istituire luoghi pubblici di studio e prepararli alla venuta del Messia figlio di Davide. Oppure Egli (giunge) in una generazione che è tutta indegna (o colpevole), vale a dire in una generazione tale che il «volto della generazione sia come la volto di un cane», coloro che hanno timore del peccato saranno disprezzati e la saggezza dei saggi puzzerà per loro. D’altra parte, quello è il tempo dove sarà possibile rimuovere l’accurata sorveglianza e chiunque fosse rimasto nella casa di Giacobbe ed  avesse il proprio cuore che palpita per la realizzazione della saggezza e del fine (spirituale), verrà chiamato Kadosh – Santo. Egli verrà e studierà, dato che non ci sarà più alcun dubbio e timore, che egli non sia fedele ai propri valori e che vada a mercanteggiare la conoscenza al mercato, dato che nessuno fra la folla la comprerà.

La saggezza sarà talmente abominevole ai loro occhi che non sarà possibile ottenere né brama né onore come compenso. Di conseguenza chi desidera riscuoterla venga pure a riscuoterla, e molti andranno in giro e la conoscenza di moltiplicherà fra coloro che ne sono degni e con questo, meriteremo presto la venuta del Messia e la redenzione delle nostre anime nei giorni nostri, Amen.

E con codeste parole ho rimosso da me stesso una grande richiesta, azzardando, più dei miei predecessori, rivelando in questo mio libro, le basi della saggezza che di solito rimangono celate, non ancora oltrepassate da nessuno, vale a dire l’essenza delle Dieci Sfiròt e tutto ciò che le concerne, la Luce Diretta e di Ritorno – Yashar e Hozer, la Luce Interiore e Circondante – Pnimì e Akif e il mistero della Akaà e il segreto della Izdachechut. Gli autori a me precedenti hanno deliberatamente sparpagliato le cose qui e lì e con sottili allusioni, in modo tale che la mano dell’uomo non fosse in grado di metterle assieme. Io, a mezzo della Sua Luce, benedetto Egli sia, che è apparsa su di me, e con l’aiuto dei miei insegnanti, li ho radunati ed ho rivelato le cose in modo abbastanza chiaro e nella loro forma spirituale, al di sopra del tempo e al di sopra del luogo.

Ed essi sarebbero potuti venire da me con gravi proteste: qualora ci fossero state delle (cose) aggiunte ai miei insegnanti, l’Arì e il Rav Chaim Vital gli autentici autori che spiegando le loro parole, avrebbero potuto rivelare e interpretare le cose spiegandole palesemente, come io ho fatto. E se tu desideri dire che questo era stato loro rivelato, chi è questo scrittore, che di certo ha avuto il grande privilegio di essere polvere e cenere sotto i loro piedi, per dire che il suo retaggio sia più fausto dei loro?

In verità, non ho aggiunto nulla ai miei insegnanti e non sono giunto con novità nella composizione, come puoi vedere nell’indice, dato che tutte le mie parole sono già state scritte negli Otto Cancelli, nell’Albero della Vita e nel Mavò Shearim (L’Entrata dei Cancelli) dell’Arì. Non vi ho aggiunto nemmeno una parola, ma essi hanno avuto l’intenzione di occultare le cose, disseminandole di conseguenza una qua ed una là, poiché la loro generazione non era ancora tutta indegna – colpevole ed occorreva una grande tutela. In noi invece si sono realizzate, per i nostri molteplici peccati, tutte le parole dei nostri saggi che sono state dette a priori rispetto ai tempi del Messia, vale a dire che in una tale generazione non c’è più alcuna paura di rivelare la saggezza, come abbiamo approfondito prima. Per questa ragione le mie parole sono manifeste e sono messe in ordine.

6)Ed ora figli ascoltatemi, sì, la saggezza echeggerà fuori, ed ecco che ora dalle strade si rivolge verso di voi: chi è ad Hashem – per il Creatore venga da me, Io non sono una cosa vuota per voi, poiché Io sono la vostra vita e  per tutta la lunghezza dei vostri giorni, dato che voi non siete stati creati per ripetere l’azione delle granaglie e delle patate, voi ed i vostri somari nella stessa mangiatoia. Così come la meta del somaro non è quella di servire tutti i somari del mondo della sua stessa età, così la meta dell’uomo non sarà quella di servire tutti i corpi fisici delle creature che hanno la stessa età del suo corpo fisico – corpo animale.

La meta del somaro, invece, è quella di servire l’uomo che è a lui superiore per portargli beneficio e la meta dell’uomo è quella di servire il Creatore, benedetto Egli sia, e completare la Sua intenzione, come disse Ben Zumà «Tutti loro non sono stati creati altro che per servire me ed io non sono stato creato altro che per servire il mio Artefice». E dice: «Il Creatore ha fatto tutto per lui, perché il Creatore, benedetto Egli sia, desidera e brama la nostra completezza». Così come dissero in Bereshit Rabà (cap. 8) riguardo alla creazione dell’uomo, e questo è ciò che gli angeli dissero al Suo cospetto, benedetto Egli sia: «Che cos’è l’uomo che tu ne abbia memoria? E il figliolo dell’uomo che tu ne prenda cura, perchè hai bisogno di questa sventura? Disse loro il Creatore, se è così, perchè i greggi ed i buoi sono stati creati? Come nella parabola di un Re che aveva una torre piena d’ogni bene, ma non aveva ospiti, che godimento può trarre il Re nell’averla riempita? Dissero subito gli angeli al Suo cospetto: «O Eterno, Signor nostro, quanto è magnifico il Tuo Nome su tutta la terra, fai ciò che Ti soddisfa».

In apparenza c’è da ponderare riguardo a quest’allegoria, poiché dove si trova e dove è eretta questa torre colma di tutto il bene, poiché in questi nostri tempi, l’avremmo, veramente, riempita d’ospiti fino all’orlo?

Le parole sono davvero schiette, poiché tu vedi che gli angeli non si sono lamentati rispetto ad alcun’altra creatura, fra tutte le creature che furono create nei sei giorni della Creazione, ma solo rispetto alla specie umana e questo poiché la specie umana fu creata nell’immagine del Signore ed è composta dal Superiore e dall’Inferiore assieme. Gli angeli, i quali videro tutto questo, si meravigliarono e si spaventarono per come un’anima spirituale, pura e linda, scenda dall’apice dell’elevazione e giunga a dimorare assieme a questo sordido corpo bestiale. In altre parole essi si stupirono chiedendo: «Perchè hai bisogno di questa sventura?» A questo fu loro risposto che c’era già una torre colma di tutto il Bene e senza ospiti. E per colmarlo d’ospiti noi abbiamo bisogno dell’esistenza di quest’uomo, il qual è composto da Superiori ed Inferiori assieme. Per questa ragione è necessario che l’anima pura si vesta nella disgrazia di questo corpo sordido. Gli angeli lo compresero subito e dissero: «Fai ciò che Ti soddisfa».

E sappi che questa torre colma d’ogni Bene indica tutto il piacere ed il Bene per il quale Egli creò le creature, come hanno detto i nostri saggi che la condotta del Buono è quella di apportare beneficio. Di conseguenza Egli creò i Mondi per apportare beneficio alle creature. Dato che il caso del passato e del presente non esiste in Lui, benedetto Egli sia, bisogna comprendere che immediatamente, quando Egli pensò di creare le creature e di apportare loro (il massimo) godimento, subito esse uscirono e si formarono davanti a Lui, benedetto Egli sia, e furono colmate di tutte le delizie e di Bene assieme, come Egli aveva pensato a loro proposito.

È scritto invero nel libro Hefzì ba dell’Arì (primo capitolo) che tutti i Mondi, Superiori ed Inferiori, sono inclusi nell’Ein Sof Baruch Hu, ancora prima del Zimzum – della Restrizione nel mistero di «Lui ed il Suo Nome sono Uno». Ed il caso del Zimzum che è la radice dei mondi ABYA (Azilut, Brià, Iezirà, Assià) che sono limitati – ristretti fino a questo mondo, è successo a causa di tutte le radici delle anime stesse, per il loro desiderio di equivalere la loro forma al massimo, all’Emanatore – il Maazilbenedetto Egli sia, che è il caso dell’Adesione – Dvekut, dato che la separazione e l’Adesione in ciascun cosa spirituale non è possibile altro che nei valori di equivalenza di forma o di diversificazione di forma.

Dato che il Creatore volle colmarli di delizie, fu impresso necessariamente in loro, nei riceventi, il desiderio di ricevere il piacere e con questo, la loro forma si diversificò da Lui, dato che questa forma non è per nulla presente nel Maazil– Colui che Emana, poiché da chi Egli potrebbe ricevere?

E per correggere ciò è stato creato il Zimzum – la restrizione ed il Gvul – la limitazione fino alla creazione di questo mondo alla realtà del rivestimento dell’anima nel corpo materiale. Quando uno si impegna nella Toràh e nel lavoro per leashpia – per apportare compiacimento al proprio Artefice, la forma di ricezione tornerà ad unirsi per leashpia.

E questo è il significato dello scritto «e per aderire a Lui» dato che allora la sua forma equivale al suo Artefice, quando l’equivalenza di forma è l’Adesione nello spirituale, come suddetto.  Quando termina la Dvekut – l’Adesione in tutte le parti dell’anima fino alla loro completezza, i Mondi torneranno alla distinzione – alla bechinà di Ein Sof, come lo furono prima della restrizione – del Zimzum.

«E nella loro terra loro erediteranno – verranno in possesso del doppio», poiché allora potranno tornare e ricevere tutta le delizie ed il Bene che è  già pronto per loro nel Mondo Ein Sof Baruch Hu, come suddetto. E per di più essi ora sono pronti alla vera Adesione – Dvekut, senza alcuna diversificazione di forma, dato che anche la loro ricezione non è per il proprio godimento ma perleashpia – per apportare gioia al loro Artefice ed essi si equivalgono nella forma di Ashpaà al Maazil– al Creatore,  benedetto Egli sia.

7) E così comprenderai le loro parole, che la Schinà negli inferiori è una necessità elevata, paragrafo che stupisce assai, sebbene vada di pari passo a ciò che è detto nel suddetto midrash, nel quale la cosa è stata comparata ad un Re che possiede una torre colma di ogni bene e non ha ospiti. Egli, sicuramente, stando seduto aspetta gli ospiti, poiché altrimenti, tutta la preparazione sarebbe stata del tutto inutile e a vuoto.

Questo è simile ad un gran Re che, quando era già avanti negli anni, ebbe un figlio che amò moltissimo. Di conseguenza, sin dal giorno della sua nascita egli dedicò a lui, tutti i suoi pensieri e radunò tutti i libri ed i saggi più insigni della nazione e fondò appositamente per lui una sede di studio per apprendere la saggezza, radunò tutti i più validi costruttori e costruì per lui palazzi di delizie, radunò anche tutti i musicisti ed i cantanti, e fondò per lui sedi per la musica ed il canto, radunò i migliori cuochi ed i migliori fornai da tutte le parti della nazione presentandogli i cibi più prelibati che esistessero al mondo e così via.

Ed ecco che il figlio crebbe e diventò grande ma stupido, senza alcun desiderio di conoscenza. Era cieco, non vedeva ne percepiva la bellezza degli edifici, era sordo e non sentiva la voce dei cantori e delle cantanti, si ammalò di diabete e non gli fu permesso di mangiare altro che una fetta di pane integrale, e tutto ciò procurò onta e furore.

Ora puoi comprendere le parole dei nostri saggi sul versetto «Io sono il Signore, a suo tempo, Io affretterò». Il Sinedrio spiegò (98): «Se essi non meritano sarà “a suo tempo”, se meritano sarà “Io affretterò”». Poiché vi sono due vie per conseguire la meta suddetta: o per mezzo della loro propria attenzione, chiamata “La Via del Ritorno” e se lo  conseguiranno si adempierà in loro ahishena – “Io affretterò”, vale a dire che non vi è riguardo a ciò un tempo prestabilito ma quando lo meriteranno, verrà ovviamente completata la correzione. E se non avranno il merito di fare attenzione, c’è un’altra via, chiamata la via delle sofferenze, secondo come dissero i nostri saggi al Sinedrio (97): «Io pongo su di loro un Re come Haman ed essi si ravvederanno loro malgrado, vale a dire “a suo tempo” poiché rispetto a questo c’è un tempo predeterminato».

Ed essi vollero indicarci con questo che le Sue vie, le vie del Creatore, benedetto Egli sia, non sono le nostre vie. Per questa ragione non succederà a Lui, benedetto Egli sia, il caso del Re di natura umana che si era preoccupato di preparare cose talmente grandi e meravigliose per il proprio caro figlio che si trovò alla fine vessato da tutto, quando tutte le sue spese ed i suoi sforzi sono stati inutili (avendogli procurato) onta e furore.

Tutte le azioni del Creatore, invece, sono sicure ed affidabili, ed in Lui non c’è alcuna frode. Ed ecco ciò che dissero i nostri saggi, essi non meritarono, (allora) “a suo tempo” e ciò che non può fare il desiderio, farà il tempo e come è scritto «Tu scagli fulmini ed essi avanzano dicendoti “Eccoci”!»(Giobbe, 38, 35), dato che c’è la Via della Sofferenza che è capace di purificare ogni difetto e ogni cosa materiale, fino a che egli comprenderà, come si fa ad elevare la testa dalla mangiatoia per innalzarsi verso l’Alto, per ascendere e scalare i gradini della Scala della felicità e del successo umano, poiché egli tornerà ad aderire alla propria Radice completando la Meta.

8) Venite dunque e (cercate di) comprendere quanto ma quanto noi dobbiamo ringraziare i nostri insegnanti, i quali ci apportano le loro Luci sacre e dedicano la loro propria anima per arrecare del Bene alle nostre anime, che stanno nel mezzo, fra la Via delle sofferenze e la Via del Ritorno, salvandoci dal fondo dell’inferno che è più duro della morte ed abituandoci a raggiungere i Cieli della delizia, all’altezza della delicatezza e della soavità che è la nostra  parte in   attesa,   pronta  sin  dall’inizio, come  già menzionato. Ognuno di loro opera nella sua generazione secondo la forza della Luce della sua Toràh e secondo la propria santità.

I nostri saggi hanno già detto che non esiste nessuna generazione nella quale non ci sia stato uno come Abramo, Isacco e Giacobbe. L’Uomo Divino, il nostro Rav Izhak Luria, invero, si è preoccupato di dotarci della sua completa dimensione, superando in modo meraviglioso i suoi predecessori. Se io avessi avuto un linguaggio solenne, avrei glorificato il giorno nel quale la sua saggezza fu rivelata, quasi come il giorno nel quale fu data la Toràh ad Israel.

Non ci sono abbastanza parole per esprimere la misura del suo santo operato in nostro favore, dato che le porte dell’asagà – del conseguimento spirituale, erano serrate e sprangate e lui venne e le aprì per noi in modo tale che chiunque desideri entrare nel palazzo del Re, non ha bisogno d’altro che di santità e purezza, andare a lavarsi, rasare i propri capelli ed indossare abiti puliti, per stare ritto davanti al Regno Superiore in modo appropriato.

Tu vedi un uomo di trentatré anni, soverchiare, con la sua santa saggezza, tutti i suoi predecessori, compreso i geni e tutti in generale. Tutti gli anziani della terra, i prodi pastori, amici ed alunni del saggio divino denominato “Il Ramak”, si eressero davanti a lui come discepoli davanti al Rav. Così anche tutti i saggi delle generazioni, susseguenti a loro, fino ad oggi, nessuno escluso, si sono esentati da tutti i libri e gli scritti a lui precedenti, compreso la Kabbalah del Ramak e la Kabbalah dei Primi e la Kabbalah dei Geni, che il loro ricordo sia benedetto. Essi dedicarono tutta la loro vita spirituale esclusivamente alla sua Santa Saggezza. Ed è ovvio che non per niente essi meritino la vittoria assoluta, come la conseguì questo giovane padre della saggezza.

Tuttavia, ahimè, l’azione del diavolo riuscì e ci furono ostacoli nella via dell’espansione della sua saggezza tra la moltitudine del popolo sacro e solo pochissimi iniziarono a conquistarla. E questo fu dovuto soprattutto perchè le cose furono scritte (solo) per averle sentito dire, a secondo come, la saggezza fu spiegata giorno dopo giorno  ai suoi discepoli, che erano ormai anziani e grandi esperti nella asagà dello Zohar e delle Correzioni – Tikunim. Nella maggior parte dei casi, i suoi santi pensieri furono disposti secondo le profonde domande che gli furono poste, ed ordinati ciascuno secondo il suo interesse.

Per questa ragione la saggezza non fu tramandata in un ordine appropriato, come nel resto nei componimenti che lo precedettero, e noi scopriamo negli scritti che Arì stesso avrebbe desiderato ardentemente fare ordine in tutto questo. A questo proposito considera attentamente l’inizio degli articoli del Rashbi (Rabbi Shimon Bar Iochai) nella spiegazione dell’Idra Zuta, in una breve introduzione del Rav Haim Vital. Inoltre fu breve il tempo del suo insegnamento, poiché il periodo di vita in cui (si svolsero le lezioni) nella sede di studi durò circa 17 mesi, come è spiegato nel Cancello delle Reincarnazioni, Ottavo cancello, pagina 49. Infatti, egli giunse dall’Egitto a Safed poco prima della Pasqua Ebraica (Pesach)nell’anno 1571.  A quel tempo il Rav Haim Vital aveva 29 anni e nel luglio 1572, la sera di Shabat (Parashat Matot – Mosè, Deuteronomio) l’Arì si ammalò ed il martedì dopo passò a miglior vita.

È anche scritto nel Cancello delle Reincarnazioni (Cancello N. 7, p. 71) che quando l’Arì decedette, nel (suo) testamento, al Rav Chaim Vital chiese che non fosse insegnata la saggezza ad altri e permettendo solamente a lui di impegnarsi in essa e sottovoce, mentre al resto degli amici fu vietato di occuparsene, ed  egli stesso disse, che  essi non avevano compreso correttamente la saggezza. Questa è la ragione per la quale il Rav Chaim Vital denominato l’”Arhu” non mise completamente in ordine tutti i testi, lasciandoli senza alcuna sistemazione. Naturalmente egli si astenne dal spiegare i legami fra una cosa e l’altra, perché questo sarebbe apparso come se lui avesse insegnato ad altri. Per questa ragione troviamo una tale cautela da parte sua, com’è (già) noto tra gli esperti degli scritti dell’Arì.

La sistemazione degli scritti dell’Arì, che (oggi) ci troviamo davanti, è stata sistemata e messa in ordine da una terza generazione in tre tempi diversi da tre diversi elaboratori. Il primo fu il saggio MAHARI Zemach, che visse nello stesso periodo del MAHARA Azulai, che morì nel 1644, a cui giunsero una parte importante  degli gli scritti ed egli ne compose molti libri. Il libro più importante è il libro “Adam Iashar – Uomo retto”, nel quale egli raccolse la radice e la parte essenziale delle interpretazioni che aveva a sua disposizione. Una parte dei libri che il suddetto Rav riordinò andò persa. Egli stesso riportò, nella prefazione al suo libro “Kol BeRamà – Una voce alta”, (l’elenco di) tutti i libri che aveva redatto.

La seconda persona che sistemò i testi fu il suo discepolo, il saggio MAHARAM Paprish, il quale divenne più grande del suo Rav, dato che gli capitò fra le mani una parte degli scritti che erano stati tenuti dal saggio MAHARASH Vital, e (con questi testi) elaborò molti libri. Il più importante fra questi era il libro “L’albero della Vita – Etz AHaim” ed il libro “Pri Etz Haim – il Frutto dell’Albero della Vita”, che comprendono tutta l’estensione della saggezza, nel pieno senso della parola.

La terza persona a mettere ordine fu il saggio MAHARASH Vital, figlio del MOARAR Haim Vital. Egli fu un insigne e famoso saggio e riordinò i famosissimi “Otto Cancelli”, retaggio che gli fu lasciato in eredità dal padre.

Noi vediamo, che nessuno fra tutti loro, aveva tutti gli scritti per intero, cosa che impose un onere per l’ordinamento dei testi, poiché essi non erano assolutamente qualificati a (fare) ciò, e non avevano una vera competenza dello Zohar e dei Tikunim – Correzioni, e quindi furono pochi coloro che riuscirono ad elevarsi.

9) Una grandissima soavità in cambio a ciò, ci è stata concessa nella consapevolezza, dal Creatore, benedetto Egli sia, di giungere e ricevere un (tale) privilegio per il respiro delle nostre narici, il Baal Shem Tov. Il caso della sua grandezza e della forza della sua santità è al di sopra di ogni sillaba e parola, non lo hanno osservato e non lo osserveranno altro che i degni che hanno servito sotto la sua Luce, ed anch’essi a rate, a secondo di cosa ognuno riceve nel proprio cuore.

È vero che la Luce della sua Toràh e la sua santa saggezza sono erette soprattutto sulle sante fondamenta dell’Arì, anche se non sono per niente simili nelle argomentazioni. Lo spiegherò con la similitudine di una persona che sta annegando nel fiume e sale e scende, come succede a chi sta annegando, quando a volte si rivelano solo i capelli ed allora si cercano espedienti per afferrarlo e salvarlo per mezzo della sua testa. A volte si vede anche il suo corpo ed allora si cercano espedienti per afferrarlo rispetto al suo cuore.

Così è questa faccenda, dopo che la persona d’Israel è annegata nelle acque malefiche dell’esilio fra i popoli, da allora e fino ad ora egli (Israel) s’innalza e discende e non tutti i tempi sono uguali. Al tempo dell’Arì non si vedeva altro che la sua testa e quindi l’Arì si è preoccupò di noi salvandoci per mezzo della testa. Al tempo del Baal Shem Tov ci fu un soccorso e quindi ci fu per noi la benedizione di salvarci rispetto al cuore, e questo fu per noi una grande e vera salvezza.

E per i nostri grandi peccati la ruota è tornata a capovolgersi in questa nostra generazione e siamo scesi tremendamente, come da un monte elevato ad una fossa profonda. E per di più si è aggiunta su di noi lo scontro dei popoli che ha confuso tutto il mondo. Le necessità divennero più grandi e l’intelletto si è ristretto ed è stato corrotto dalla sporcizia del materialismo che occupa parte della mente ed i servi cavalcano i cavalli, i ministri vanno a piedi sulla terra e tutto ciò che è stato detto nel nostro studio nella suddetta Masechet Sutà dove tutto è colpa dei nostri peccati. E di nuovo si è elevato un (muro) divisorio di ferro, persino rispetto a questa grande Luce del Baal Shaem Tov, che abbiamo detto continua ad illuminare fino a che saremo pronti per la nostra completa redenzione. Ed i saggi del cuore non credettero alla possibilità che le generazioni future non avrebbero potuto vedere la sua Luce. Ed ecco che i nostri occhi si sono offuscati e siamo stati derubati del bene. Quando vidi tutto questo dissi «E’ tempo di agire!». Di conseguenza mi sono eretto per aprire ampiamente i varchi della Luce dell’Arì, dato che egli è colui che è dotato e valido anche per la nostra generazione, come suddetto, e «Sono meglio due che uno».

E non c’è da biasimarmi per il linguaggio conciso del mio articolo, dato che è adeguato ed idoneo agli appassionati della saggezza, poiché un gran numero di boccali riduce il gusto del vino, gravando sul conseguimento del discepolo.  E non siamo nemmeno responsabili di (coloro che sono) “grassi di cuore”, dato che non è stato ancora creato il linguaggio che possa essere loro utile, e dovunque essi posino i loro occhi sarà pronto per loro il desiderio della stupidità e si è formata una regola secondo la quale lo stupido attinge la propria stupidità dallo stesso posto dal quale il saggio attinge la propria saggezza.

All’inizio del mio libro mi elevo per avvertire che non mi sono sforzato per coloro che amano guardare nei comignoli, ma solamente per coloro per i quali la Parola del Creatore è preziosa e continuano a bramare di fluire in massa verso il Creatore ed il Suo Bene, per portare a compimento la Meta per la quale sono stati creati, poiché si verificherà in loro, secondo il desiderio del Creatore, il verso «Tutti coloro che mi cercano mi troveranno».

10) Vieni e guarda le parole dalla bocca del saggio, il Rabbi Even Ezra nel suo libro «Iesod Morà», pagina 8 (ebraico): «Presta ora la tua attenzione e sappi che tutte le Mizvot sono scritte nella Toràh e sono convenzionali, stabilite dai (nostri) Padri, sebbene la maggior parte di esse sono in atto o (nella parola) tramandate a voce, tutte sono per correggere il cuore, poiché il Signore cerca tutti i cuori, e comprende la natura di ogni pensiero.

Ed è scritto: «A coloro che sono retti nel loro cuore» ed il contrario è: «Un cuore che brulica di pensieri». Ho trovato un verso che include tutte le Mizvot, ed è: «Avrai timore del Signore tuo Dio e lo servirai». La parola «Avrai timore» infatti, comprende tutte le MizvotAl taasè” – la forma negativa(“Astieniti dal fare”) (sia) nella parola (che) nel cuore e nell’atto, e questo è il primo gradino con il quale uno ascende, innalzandosi al lavoro del Creatore, che comprende tutte le Mizvot “asè’’ – la forma positiva (Farai”). Quest’ultime abitueranno il suo cuore e lo guideranno fino a che egli aderirà al Creatore stesso, benedetto Egli sia, dato che l’uomo fu creato per questo, non essendo stato creato per acquisire capitali e costruire edifici. Di conseguenza egli dovrebbe perseguire ogni cosa che lo porti ad amare il Creatore, studiare la saggezza, ricercare la fede e così via ed il Creatore gli aprirà gli occhi del cuore e rinnoverà in lui uno spirito diverso ed allora sarà amato dal suo Artefice durante la sua vita. E sappi che la Toràh non fu data ad altri ma solo agli uomini di cuore, dato che le lettere sono come corpi e i Taamim (gusti) sono come anime. Se uno non comprende i Taamim, tutto il suo arduo lavoro è vano ed il suo sforzo è soffiato via, come chi si affatica nel contare le pagine e le parole di un libro di medicina ma, questo sforzo non gli permetterà di guarire le malattie. Questo è simile ad un cammello che trasporta la seta e che non apporta un beneficio alla seta né la seta gli apporterà un beneficio.

Ciò che deriva da queste sue parole è una sola cosa, vale a dire appigliarsi alla Meta per la quale l’uomo fu creato, che come egli dice è l’Adesione – Dvekut con il Creatore,  e dice  inoltre, che l’uomo deve cercare espedienti che lo portino ad amare il Creatore, a studiare la saggezza ed a ricercare la fede, fino a che  otterrà da parte del Creatore di «avere gli occhi, del suo cuore aperti», ed Egli rinnoverà in lui uno spirito diverso, ed allora sarà   amato dal proprio Artefice nel corso della sua vita.

Egli ha deliberatamente precisato, essere amato nel corso della propria vita dal proprio Artefice, per indicare che fino a che l’uomo non ha ottenuto questo bene, il suo lavoro non è completo e questo lavoro ci è stato, necessariamente, dato oggi per poterlo compiere. Così come conclude, la Toràh fu data solamente agli uomini di cuore, vale a dire che essi hanno conseguito il cuore per amare il Creatore e per agognarLo. I saggi li hanno chiamati “saggi di cuore”, poiché in essi non vi è più uno spirito bestiale che li fa scendere in basso, dato che l’inclinazione  al male – iezer ara, non risiede altro che in un cuore vuoto della  saggezza.

Egli interpreta e dice che le parole sono come corpi senza vita ed i Taamim, come anime. Per uno che non comprende i Taamim, questo è simile a chi si affatica nel contare le pagine e le parole in un libro di medicina, e come risultato di questo sforzo non potrà guarire le malattie. Vuol dire che egli è necessariamente obbligato a trovare gli espedienti per ottenere l’acquisizione ricordata, e solo allora sarà capace di gustare i sapori della Toràh, che consiste in un fatto di saggezza interiore e dei suoi misteri, ed i sapori della Mizvàche sono un fatto d’amore e della brama di Lui, benedetto Egli sia. Si è rilevato che, senza tutto questo, egli non ha altro che parole ed azioni, che sono cadaveri senza anime, cosa che è simile a chi si affatica nel contare le pagine e le parole del libro di medicina eccetera, e con questo sicuramente non sarà completata la sua formazione in medicina prima ancora che  abbia compreso il significato della medicina scritta, anche dopo averla acquisita e qualunque fosse stato il prezzo richiesto, poiché le sequenze dello studio e l’azione non sono stati disposti in modo tale da portarlo a questo. La cosa è simile ad un cammello che trasporta la seta e che non porta beneficio alla seta né la seta gli apporta un beneficio portandolo al raggiungimento della Meta(lett. Kavanà) per la quale era stato creato.

11) Secondo queste parole abbiamo conseguito di avere gli occhi aperti rispetto alle parole di Rabbi Simon nel Midrash Rabà, capitolo 6, riguardo al verso “faremo l’uomo”. Il Creatore, quando giunse a creare l’uomo, consultò gli angeli serventi – malachei asharet, i quali formarono (a questo proposito)diversi gruppi e varie compagnie, alcuni dicevano “che lo crei”, altri “che non lo crei”. Come è scritto Misericordia – Hesed e Verità – Emet si incontrarono, Giustizia – Zedek e Pace – Shalom si accoppiarono.

Hesed – Misericordia disse, che lo crei, dato che ella compie azioni misericordiose.

Emet – Verità disse, che non lo crei, dato che ella è tutta  menzogna.

Zedek– Giustizia disse, che lo crei, dato che ella esegue   cose  giuste.

Shalom– Pace disse, che non lo crei, dato che ella è tutta  per la rissa.

Cosa fece il Creatore, benedetto Egli sia? Prese la Verità e la gettò a terra, com’è scritto «e gettò la Verità a terra». Gli angeli dissero al cospetto del Creatore, perché Tu mortifichi il Tuo Timbro (lett.) la  Tua  impronta? Innalza la Verità dalla terra, com’è scritto «La Verità fiorirà dalla terra».

Questo testo è duro, contorto:

  1. Non è stata ancora chiarita la gravità dello scritto «creiamo l’uomo». Il Creatore ha bisogno di un consiglio? Secondo quanto è scritto «la salvezza è nel cuore del consigliere».
  2. Per quanto riguarda la Verità, come si può dire sull’intera specie umana che essa è tutta menzognera, mentre non v’è una generazione nella quale non ci sia stato uno  come Abramo, Isacco e Giacobbe?
  3. Se le parole della Verità fossero vere, come mai gli angeli della Misericordia e della Rettitudine acconsentirono ad un mondo che è tutto menzogne?
  4. Come mai la Verità è chiamata Timbro, come si giunge al termine di una lettera, quando la realtà, di certo è principalmente al di fuori del timbro, ed in verità al di fuori del confine della Verità non c’è assolutamente alcuna realtà?
  5. Come può essere che angeli della Verità pensino rispetto al Vero Artefice che la Sua azione non sia nella (piena) verità?
  6. Per quale ragione la Verità si è meritata una punizione talmente dura da essere gettata a terra e dentro la terra?
  7. Come mai la risposta degli angeli non è riportata nella Toràh, mentre è stata riportata la loro domanda?

Bisogna comprendere che le due condotte che si presentano ai nostri occhi, sono del tutto agli antipodi. Esse sono la condotta dell’esistenza dell’intera realtà di questo mondo e la condotta dei modi d’esistenza, per il sostentamento d’ogni singolo. Dato che da questo estremo, infatti, noi troviamo una guida fedele nella Provvidenza condotta in modo mirabile, la quale governa la  creazione  in  ogni sua singola creatura della realtà.

Prendiamo ad esempio le sequenze dell’Havaià (ndr. Esistenza, nome del Creatore) riguardo all’esistenza dell’uomo, ed ecco che l’amore e la delizia sono la sua prima causa, ed è sicura e rigorosa nel suo compito. Subito dopo essersi staccata dalla mente di suo padre, la Provvidenza gli allestisce un posto sicuro e protetto da qualunque danno, fra (le strutture) gli organi del ventre di sua madre, in modo che nessun estraneo gli si accosti. Lì, la Provvidenza provvede al suo alimento quotidiano giorno dopo giorno secondo la sue dimensioni ed inoltre si prende cura di lui e di tutte le    sue necessità, senza dimenticarlo neppure per un  istante, fino a che egli   acquisirà la forza di uscire all’aria della nostra terra che è colma di  difficoltà.

La Provvidenza, allora, gli concede forza e vigore e, come un eroe armato, anziano ed abituato, egli va ad aprire cancelli e sfondare mura, fino a giungere a persone delle quali ci si può fidare, che lo aiuteranno in tutti i giorni della sua debolezza, con amore, con una grande compassione ed un intenso struggimento per il mantenimento della sua esistenza, dato che loro sono per lui le persone più preziose al mondo.

Così la Provvidenza continua ad abbracciarlo fino a che lo rende idoneo alla sua realtà  seguendolo (durante tutto) lo svolgimento della sua esistenza. Come nel caso dell’uomo, così succede nella specie animale ed nella specie vegetale, tutti sono sorvegliati meravigliosamente, in modo da assicurare la loro esistenza, cosa risaputa da tutti gli scienziati della natura.

D’altra parte, oltre a tutto ciò, quando osserviamo la sequenza della disposizione e del mantenimento dei modi dell’esistenza della realtà stessa, «dalle corna dell’ariete alle uova del pidocchio» (ndr.Un’allegoria dei saggi che significa “dalla cosa più grande a quella più piccola”), noi vi troviamo una confusione di successioni, come in un esercito che fugge dal campo di battaglia, ed in esso sconfitti, malati ed afflitti dal Creatore, le vitalità dei quali sono come quelle dei morti, essi non hanno il diritto di esistere se non avendo avuto in precedenza l’esperienza di sofferenze e dolori e si guadagneranno il pane (quotidiano) per mezzo dell’anima.

E persino il minuscolo pidocchio si rompe i denti, quando va a procurarsi il suo pasto, e quanti saltelli deve saltellare fino a che ottiene abbastanza cibo per il pasto, per mantenersi in vita! Così com’è per lui lo è per tutti, piccoli e grandi, e non occorre aggiungere che il prescelto fra le creature (l’uomo), la sua mano è in tutto e mette mano in tutto.

I commenti sono chiusi