Dargot HaSulam

Dargot HaSulam” è un’opera in due volumi del mio maestro, Rav Baruch Ashlag (Rabash), che ho edito in ebraico. Qui sono riuniti degli articoli scelti i cui numeri corrispondono alla numerazione degli articoli originali.

(Rav Dott. Michael Laitman)

1. Atzilut: comportarsi in modo autonomo
2. Respingere i pensieri parassiti
8. La via della Torah
9. Il silenzio: baluardo della saggezza
10. Il Creatore prova colui che ama
11. Il timore e la paura
19. A proposito del vestito delle anime
20. Il legame con il Creatore: un inizio
25. L’essenziale di cui manchiamo
33. “Allontanati dal male e fai il bene”
38. “Taamim, nekudot, taghin, otiot
39. Trovare grazie e comprensione
42. I pesci: essenza dell’inquietezza
47. Sollevare le braccia verso il cielo
57. La Nostra fede nei libri e in coloro che li hanno scritti
58. Il Creatore lo ha fatto così per ispirare timore
62. Porsi delle domande sul lavoro
65. “L’Io” e il suo contrario (ani ve ein)
72. “Allontanati dal male e fai il bene”
85. Le azioni dei grandi saggi
87. La guerra nel principio primordiale
91. E’ malgrado te che vivi
99. La felicità e il timore
101. L’amarezza dell’esilio
102. La rottura e la riparazione dei desideri
165. A proposito del desiderio altruistico
179. Lo scatto dall’alto
180. L’amore del prossimo
182. Cosa chiedere al Creatore per servirlo?
189. Quanto sono belle le tue tende, o Yaacov!
190. L’uomo e la Torah
218. La fedeltà.
227. Due tipi di ritorno alla fede
230. Vostra madre è stata scacciata in ragione delle sue trasgressioni 
233. I gesti dell’uomo
258. L’esistenza e l’aiuto
266. Similitudine degli attributi
268. Il ritorno
314. L’uomo costruisce una casa in questo mondo
323. L’uomo e la sua funzione
454. L’egoismo e l’amore del Creatore
455. La legge del più forte
457. Le opere del giudaismo tradizionale e quelle del Baal Shem Tov
545. La luce avvolgente
556. La destra corrisponde alla perfezione
563. Il movimento indotto dalla vergogna
573. Il nutrimento
592. Il desiderio di elevazione spirituale
640. Perché ha atteso la lotta con Amalek?
699. Il ramo e la radice
700. I quattro attributi del desiderio
769. Il gesto e il pensiero
770. L’essenza della restrizione
822. L’unione delle componenti del corpo
823. L’anima e il corpo (neshamah e guf)
834. Il piacere riduce l’intelletto al nulla
903. L’autenticità dell’onnipotenza

1. Atzilut: comportarsi in modo autonomo

Nell’opera “Talmud eser Sefirot”, è detto che la Luce divina brilla direttamente nel mondo di Atziluth, contrariamente al mondo di Beriah dove essa è qualificata “generata”, “secondaria”. Il Mondo di Atziluth corrisponde ad una condotta personale autonoma, là, “il Creatore dirige tutto, e tutto ciò che avviene in questo mondo riguarda direttamente la Sua azione”. E’ per questo che il mondo di Atziluth è l’attributo della luce, senza partecipazione alcuna delle creazioni. Gli attributi dei mondi di Beriah, Yetzirah e Assyah, sono separati dal mondo di Atziluth, in questi mondi, il bene e il male, la retribuzione e il castigo sono distinti. E’ per questo che la luce brilla per il fatto delle azioni congiunte tra il Creatore e le creazioni, è in questo che risiede la loro mutua partecipazione.

E’ la ragione per la quale questa luce è qualificata come “generata”, due cause essendo alla base della sua generazione. Nel mondo di Atziluth, non esiste alcun lavoro congiunto, vale a dire, tutto avviene senza l’aiuto delle creazioni, questo principio è chiamato “il male non soggiornerà nelle Tue tende”, tutto essendo chiaro ed evidente, da dove la denominazione “condotta autonoma”.

Ciò spiega anche il senso evocato dallo schermo che crea una separazione tra i mondi di Atziluth e Beriah, cioè il fatto che i mondi di BYA sono sotto l’azione dello schermo, mentre nel mondo di Atziluth, lo schermo che separa dal Creatore, non agisce totalmente. Questi schermi agiscono unicamente per rapporto ai mondi di BYA. Tutto ciò è evocato per rapporto alle anime che si trovano nei mondi di BYA, rette dal principio della retribuzione e del castigo: – le anime sentono l’esistenza degli schermi. Quando i mondi di BYA si elevano in Atziluth e pervengono alla condotta autonoma divina, allora essi vedono che tutto è unito in un solo e stesso tutto, e che non c’è nessun schermo dalle proprietà di separazione.

2. Respingere i pensieri parassiti 

“La luce che urta lo schermo di separazione, genera delle scintille di luce che attraversano lo schermo “. (T.E.S., pa. 115, Paragrafo 6, dell’edizione in ebraico).

Che urta” significa che arrivano all’uomo come dei colpi, che cercano di sradicarlo dal lavoro spirituale e lo obbligano a fare degli sforzi per restare fedele ad un pensiero giusto, ad un’intenzione autentica, e lo fanno esitare da un lato o dall’altro.

Questo processo avviene mentre l’uomo si è già dotato di uno “schermo“, di una forza di opposizione al suo egoismo. Se l’uomo si preoccupa di continuo dell’esistenza di questo “schermo” in se, se è d’accordo a progredire nella via data dal Creatore, è solo allora a partire da questo che elaborerà tutti i suoi calcoli.

L’uomo prende coscienza che sarebbe meglio per lui mettere la sua fede al di sopra della sua ragione perché questa gli permette di rivelare la luce del grado più elevato. Questo processo di scoperta è una fonte di gioia per l’uomo.

Per illustrare questo, prendiamo l’esempio di due amici che si apprezzano. Uno di essi ha un altro amico che desidera avvicinarsi all’altro, il primo non lo desidera e osserva: chi sceglierà come amico fedele? Una valutazione di ciò che può essere ottenuto dall’uno e dall’altro comincia. Questi pensieri del profitto personale lo invadono, fanno illuminare nel suo fondamento l’intenzione prima, la finalità del suo pensiero, l’amico. E’ a questo che corrisponde la frase “la conoscenza dell’uomo è sottomessa ai colpi dei desideri egoisti”.

In fin dei conti, quest’uomo decide di restare vicino al primo amico. Per prendere questa decisione, ha dovuto mettersi al di sopra della sua facoltà di comprensione, del calcolo dei suoi interessi. L’uomo non sente in modo manifesto l’importanza del grado che segue quello al quale si situa, egli costruisce dunque le sue interpretazioni e i suoi calcoli prendendo per base “lo schermo” che costituisce la sua esperienza di lavoro nel processo di rivelazione. Quando l’uomo perviene a sormontarsi, rinforzando continuamente in se la presenza dello “schermo”, lottando continuamente contro il suo egoismo, questo gli permette di rivelare le gioie che gli riserva il grado superiore seguente. E’ allora che la gioia discende dall’alto sull’uomo.

Nonostante le conclusioni del suo intelletto, è proporzionalmente all’importanza che avrà attaccato al grado superiore seguente che l’uomo prenderà coscienza della grandezza di questo grado assimilandosi al significato stesso di questo grado superiore.

8. La via della Torah

E’ detto “E’ la via della Torah, una via di sofferenze…”. La ragione n’è che il corpo (il desiderio di provare del piacere a dei fini personali) che lavora su se stesso per rendere piacere al Creatore non si vede procurare alcun piacere, non riceve niente. Quando s’insegna al “corpo” a lavorare su se stesso per rendere piacere al Creatore questo permetto di acquisire l’attributo corrispondente a “provare piacere per far piacere al Creatore”. Vale a dire, lavorando su se stessi per rendere piacere al Creatore, proviamo del piacere, è ciò che è chiamato “la via della Torah, via di piacere”.

9. Il silenzio: baluardo della Saggezza

“Il silenzio: baluardo della Saggezza”. Per pervenire alla luce della Chokmah, dobbiamo prima riparare i nostri desideri alfine che acquisiscano gli attributi dell’altruismo. La riparazione risiede di conseguenza nel silenzio, la repressione dei desideri egoistici. E’ allora che la luce della Chokmah, la luce della saggezza appare nell’uomo.

10. Il Creatore prova colui che ama

“Il Creatore prova colui che ama”, cioè, il Creatore invia delle sofferenze a chi ama affinché senta della sofferenza quando si allontana dalla via divina. Le sofferenze obbligano l’uomo ad accettare in se le qualità divine. Chi non sente alcuna sofferenza per il fatto che non cammina secondo la via divina, non si vede dare alcun consiglio per la sua anima, per rialzarsi e progredire spiritualmente.

11. “Il timore e la paura”

“Voi ispirerete il timore e la paura ad ogni animale sulla terra…” – Rashi commenta: “Fintanto che un nuovo nato di un giorno è vivo, non ha bisogno di proteggerlo contro i ratti. Tuttavia, se Og, re di Bassan, è morto, bisogna proteggerlo” (Talmud – Sanhedrin 98).

L’opposizione delle forze impure consiste nel mostrare all’uomo la necessità vitale del materiale in questo mondo, e che non bisogna trascurarlo per progredire spiritualmente. Quando l’uomo è tuttavia pervenuto ad elevarsi spiritualmente, il materiale perde il suo potere su di lui perché ogni esistenza materiale non è basata che sul desiderio di ricevere a dei fini personali. Quando l’uomo progredisce spiritualmente, questi valori si trasformano in nulla.

“Il desiderio di ricevere per se stesso” è una qualità che conduce alla “morte”, “il desiderio di dare senza riserva” è chiamato “vita” perché questo desiderio conduce l’uomo all’unione con la Fonte della vita, il Creatore. E’ per questo che se l’uomo riesce a camminare secondo la via del dare senza riserva benché sia ancora nel grado di “nuovo nato”, tutto è considerato come vivente per lui. E’ allora che gli “animali della terra”, tutti i suoi desideri animali s’inchinano davanti a lui, perché l’esistenza del male, cioè la forza vitale della materia, non dipende che dal desiderio di ricevere per se stesso.

19. A proposito del vestito delle anime

E’ in proporzione agli sforzi fatti dall’uomo per capire la Torah e i Comandamenti, cioè dalla sua forza per disprezzare i suoi desideri egoistici e per dotarsi delle qualità spirituali, altruistici, che un “vestito” è creato per l’uomo nei Mondi spirituali, vestito che rappresenta la “luce riflessa”, l’intenzione altruistica di cui può “vestirsi”, “vestire” i suoi desideri egoistici “nudi”, vestire l’intenzione di rendere piacere al Creatore. E’ man mano che i suoi attributi divengono similari a quelli della luce, che l’uomo comprende, comincia ad essere sensibile ai Mondi spirituali.

Lo spirituale si caratterizza dalla “similitudine degli attributi”, cioè, per progredire nell’ascesa spirituale, sui gradi, bisogna acquisire una similitudine con gli attributi spirituali in funzione dei gradi, meritare (che siano simili) che la luce divina si riveli in proporzione alla similitudine acquisita.

Se l’uomo ha fatto uno sforzo, qualunque sia, incontro ai suoi desideri egoistici, lo sforzo stesso crea nell’uomo un desiderio autentico ed un bisogno di riempirsi di luce. Riempirsi di luce significa deliziarsi degli attributi della luce, deliziarsi del dare senza riserva. Nell’universo, non c’è più grande diletto che quello di dare senza riserva al Creatore.

Tutto ciò che è dato all’uomo dall’alto non è dato che in proporzione della sua capacità di ricevere. Altrimenti detto, gli sforzi, la riparazione, i desideri riparati si trasformano sotto l’azione della luce. Gli sforzi dell’uomo fanno nascere in lui il desiderio, il bisogno che il Creatore gli venga in aiuto per uscire dall’egoismo nel quale è stato creato e da dove cerca di uscire al prezzo di colossali sforzi. Tuttavia, se non ci fossero questi sforzi, il bisogno di ricevere l’aiuto divino non si farebbe sentire. E’ precisamente il lavoro effettuato che dà all’uomo “il vestito”, la similitudine degli attributi dell’uomo agli attributi spirituali, il “vestito” nel quale il Creatore potrà Rivelarsi.

20. Il legame con il Creatore: un inizio

Il livello delle nostre rappresentazioni mentali corrisponde alla nostra elevazione spirituale. Allo stesso modo, il legame con il Creatore e le creazioni ha le sue radici nel Suo desiderio di fare piacere alle creazioni. E’ la caratteristica del Mondo Infinito. Porsi delle questioni sulla ragione del desiderio del Creatore di dare piacere alle Creazioni, su ciò che è l’origine di questo processo, non ha senso perché la nostra percezione del Creatore comincia a partire dal livello corrispondente al Suo desiderio di dare piacere (e non al di sopra). E’ il Suo desiderio che è il grado più elevato al quale possiamo accedere. Ciò che ha preceduto questo desiderio, non possiamo saperlo.

Se cerchiamo di sapere su cosa riposa il Suo attributo, questo Desiderio manifestato di dare piacere, ciò che è la ragione anteriore al desiderio del Creatore, non cerchiamo, infatti, di conoscere ciò che esisteva prima che il legame con il Creatore e le creazione esistesse, ed è al di là dei limiti del nostro intendimento.

Il suo attributo che consiste nel “dar piacere” non è compreso da noi che in riferimento alle azioni “manifestate” del Creatore a nostro riguardo, cioè, non afferriamo che tutto è per il bene unicamente quando ci succede qualcosa che rappresenta un meglio per noi.

25. L’essenziale di cui manchiamo

L’essenziale di cui manchiamo, è la facoltà di sentire l’importanza dello scopo, l’importanza di realizzare lo scopo divino. E’ per questo che non abbiamo forza per lavorare alla nostra progressione spirituale. Non sappiamo in quale modo apprezzare questa possibilità che ci è stata data di servire il Creatore, che ci permette di conoscerlo, che ci indica a cosa possiamo dedicare i nostri desideri, verso cosa orientare le nostre aspirazioni. Noi manchiamo della coscienza, della sensazione della Grandezza divina. Noi dobbiamo di conseguenza riuscire a comprendere a quale punto abbiamo la chance che il privilegio di servire il Creatore supremo ci sia stato dato. Senza il suo aiuto, non siamo in grado di capire la Sua Magnificenza.

Nella lingua dello Zohar, questo grado è designato “la Shekinah nella cenere” (Shekinah be afar), la possibilità di dare piacere al Creatore essendo sentita da noi come la cenere, come niente, a causa dell’assenza totale in noi della capacità di percepire la Sua grandezza, la Sua forza, la Sua onnipotenza. Questo stato annulla ogni zelo per il lavoro, ogni sforzo a produrre per accedere alla conoscenza del Creatore perché questo è considerato come del tutto inutile in noi.

Sappiamo che siamo incapaci di effettuare un lavoro se questo non ci procura piacere. Se l’eventualità di dare piacere al nostro egoismo ci appare, il nostro corpo si anima subito per aspirare alla retribuzione.

Se l’uomo lavora per dare senza riserva, fa degli sforzi per sentire la grandezza divina, per dotarsi delle forze che gli permettano di darGli con altruismo, il suo corpo egoista non ha la capacità di sentire il minimo gusto per questo piacere. L’uomo si trova allora obbligatoriamente sotto il dominio del suo fardello, l’egoismo.

E’ lo stesso quando l’uomo sente che serve, lui stesso, l’Onnipotente. La presa di coscienza dell’importanza, del valore dell’Onnipotente condiziona proporzionalmente il piacere e il diletto che prova l’uomo servendo il Creatore. L’uomo si infiamma allora per il suo lavoro, desidera che sempre più forza gli sia data per progredire. La forza appare unicamente dalla sensazione della Grandezza divina. Questo processo non è dovuto che alla percezione dell’importanza di Colui che l’uomo serve.

Quando l’uomo prende coscienza con acutezza che sa a chi dà piacere, allora, proprio come aveva la forza di lavorare per il suo proprio diletto, allo stesso modo, ha la forza che gli permette di dare piacere al Creatore. Quando una persona dà a qualcuno di molto importante, è considerato come se ricevesse da questa persona. Il corpo avendo sempre delle forze per ricevere, è continuamente in grado di lavorare se l’uomo riceve in cambio; ne è lo stesso nel lavoro di progressione verso il Creatore, la presa di coscienza della Sua grandezza procura al corpo il piacere di darGli senza volere niente in cambio.

33. “Allontanati dal male e fai il bene”

E’ detto nella Torah “allontanati dal male e fai il bene”. Il lavoro spirituale dell’uomo comincia con l’osservazione della prescrizione di “…fare il bene”. Dopo questo l’uomo è in grado di osservare il Comandamento di “…allontanarsi dal male…”. Tuttavia, l’educazione, permette all’uomo di determinare ciò che è male, al contrario, lo incita a soddisfare le sue aspirazioni egoistiche in ragione del piacere immenso che ne trae. L’uomo non capisce quando si intende dire che la soddisfazione di questo egoismo è un male, e che bisogna disfarsene.

A questa immagine, quando l’uomo osserva il comandamento imperativo “farai”, per esempio nel comandamento di farsi degli tsitsit, non sente alcun bene perché non trae alcun piacere che potrebbe fargli pensare che è bene, che il Creatore gli ha inviato una retribuzione. Infatti, deve credere, “mettendo la sua fede al di sopra della sua ragione”, che è bene.

Più tardi, quando l’uomo avanza sul sentiero, con la sua fede messa al di sopra della sua ragione, valutando alternativamente sia dal lato del “bene”, sia dal lato del “male”, gli è dato dall’alto un certo gusto di “fare il bene”. E’ proporzionale alla sensazione di bene provata osservando un comandamento imperativo che comincia a percepire il male in ciò che è male. Questo significa che ha già la capacità di sentire il bene in ciò che è il “fai il bene”, e il male in ciò che è “allontanati dal male”. Questo significa che retribuzione e castigo esistono già per lui nel nostro mondo.

Se l’uomo lavora per ricevere una retribuzione, appoggiandosi sulla sua fede nella retribuzione e il castigo, osserva il Comandamento “allontanati dal male”. Benché si diletti di ciò che fa l’oggetto della sua infatuazione, si allontana tuttavia dal piacere per non soffrire castighi nel mondo a venire. Allo stesso modo, l’osservazione di “fai il bene”, gli permette di osservare questo comandamento imperativo benché non trae piacere, perché pensa che questo gli permetterà di ricevere una retribuzione, ed è allora che nascono in lui le forze per agire.

Appena cerca di osservare senza sperare di ricevere una ricompensa, si pone subito la questione: “perché osservo questo comandamento “allontanati dal male e fai il bene”? Può allora dirsi che è un comandamento divino. Ma in cosa questo è necessario al Creatore che non manca di niente. Veramente il Creatore ha bisogno che le creazioni osservino i comandamenti e le prescrizioni della Torah? E’ sicuro che tutto questo è fatto per il nostro bene, affinché procediamo alla nostra riparazione. E l’uomo deve intraprendere il suo lavoro mettendo dapprima la “sua fede al di sopra della sua ragione”. E’ così che progredirà fino a raggiungere i cinque livelli di NaRaNChaY della sua anima nella loro totalità.

38. “Taamim, nekudot, taghin, otiot”

Colui che vuole gustare la Vera Vita deve girarsi verso il punto nel suo cuore. Il punto nel cuore è presente in ogni uomo, solo che non è rivelato, non brilla, è nero. Esso corrisponde tuttavia al frammento spirituale nell’uomo, al frammento della sua anima – è per questo che è, per sua natura, attirato verso il Creatore. Tuttavia, questa particolarità non è sentita dall’uomo come qualcosa di importante per lui, è per questo che non accorda nessun posto a questa piccola presenza del Creatore in lui, assimilando questo punto nero, senza attrattiva, a della polvere sotto i suoi talloni.

Un solo consiglio per far crescere questo punto: l’uomo dovrebbe far crescere ai suoi occhi l’importanza, facendo di questo piccolo frammento spirituale una corona per i suoi pensieri, per lo scopo della sua esistenza. E’ allora che lo spirituale si manifesta nei desideri dell’uomo, divenendo l’essenza. E’ questo che costituisce il suo corpo spirituale. La capacità di sentire il Creatore diviene allora una realtà.

39. Trovare grazia e comprensione

La Mishnah ci dice: “Troverai grazia e comprensione agli occhi del Creatore e dell’uomo”. Che significa “trovare grazia agli occhi del Creatore”? Che fare affinché questo conduca il Creatore a considerare le azioni dell’uomo come adeguate. Come l’uomo, che non è che errori, che intenzioni egoistici, può arrivare ad agire con perfezione?

E’ per questa ragione che chiediamo di trovare grazia, perché non siamo in grado di compiere niente di perfetto. Dopo aver preso coscienza di questo, l’uomo chiede al Creatore d trovare grazie ai Suoi occhi.

42. I pesci: essenza dell’inquietezza

Il concetti “Daghin” (pesci) designa “daagot”, l’inquietezza a proposito dello spirituale, in modo particolare la sensazione che questo ci faccia sbagliare. Il sabato, momento in cui tutto si ripara, ciò che era un’inquietezza diviene un nutrimento. In Egitto, tuttavia, le inquietezze erano vane, cioè, esse non si accompagnavano dall’osservazione dei comandamenti. Se tutto l’oggetto delle nostre preoccupazioni non riguarda che il fatto di ricevere per noi stessi, il corpo vi si interessa, non abbiamo bisogno di fare un lavoro supplementare. Se prendiamo a cuore un soggetto perché il comandamento lo raccomanda, allora il nostro corpo vi si oppone.

47. Sollevare le braccia verso il cielo

E’ detto: “Sollevate le braccia verso il cielo e lodate il Creatore”. E’ lo stesso con la preghiera. Essa deve essere detta con le braccia sollevate verso l’alto, proprio come è scritto a proposito di Moshè che “quando sollevava le braccia, Israele diveniva più forte”.

“Sollevare le braccia” significa obbedire, sottomettersi: quando l’uomo vede che non può ottenere ciò che desidera, allora solleva le braccia mostrando così la sua incapacità a pervenire a quelunque cosa con le sue proprie forze.

Sollevando le braccia nella sua preghiera verso il Creatore, l’uomo esprime che ha preso coscienza della sua insignificanza e della sua impotenza a modificare qualcosa nel mondo ed ha compreso che solo il Creatore può aiutarlo, e nessun altro.

Lodando il Creatore per tutto ciò che dà, solleviamo le braccia come per dire che abbiamo coscienza che siamo incapaci di essere autonomi, che tutto ciò che possediamo, è il Creatore che ce lo ha datto. L’uomo dovrebbe lodare il Creatore per tutto ciò che gli è dato.

57. La nostra fede nei libri e in coloro che li hanno scritti

“Gli abitanti di una città avevano acquistato un diamante, tutti erano molto contenti di avere fatto questo acquisto ad un prezzo molto basso. Uno di essi si è posto tuttavia la domanda: questo diamante sarà autentico? Nessuno degli abitanti di quella città conosceva i diamanti, sono andati a vedere un commerciante, uno specialista, affinché dicesse loro se quel diamante fosse autentico. Si sono rallegrati molto quando lo specialista dichiarò loro che il diamante era autentico! “Perché vi fidate di questo commerciante che è forse un imbroglione? disse uno di essi che iniziò allora ad apprendere quella professione per divenire uno specialista. Studia, studia e riesce”… Questa allegoria conferma che l’osservazione della Torah e dei Comandamenti riposa sul fatto che ci basiamo sulla fede trasmessa dai libri e dagli eruditi in materia di scritture.

58. Il Creatore ha fatto così per ispirarsi del timore

“Il Creatore ha fatto così per ispirarsi del timore” – perché, diversamente, non è necessario che il mondo continui ad esistere. E’ come una porta che bisognerebbe chiudere, che l’uomo dovrebbe chiudere al suo egoismo, affinché non entrino degli ospiti non desiderati, dei desideri egoisti. Costruirsi una tale porta è estremamente difficile, ma è possibile con l’aiuto del Creatore.

62. Porsi delle questioni sul lavoro

Perché l’uomo non si pone delle domande sul suo lavoro sul piano materiale dopo aver lavorato tutto l’anno, per esempio, perché non fa il bilancio annuale sul suo lavoro fisico? Nel campo spirituale, questa domanda si porne costantemente, e l’uomo si chiede ciò che ha guadagnato di più rispetto al momento passato. Da dove questa domanda trae la sua origine? Dall’altruismo? O dall’egoismo? Il nostro mondo è “illusorio” perché tutto ciò che l’uomo riceve per mezzo dei suoi desideri egoistici sparisce e lascia posto ad un’impressione di vuoto che induce il bisogno di una nuova soddisfazione. Questo è perché non cerca di conoscere ciò che hanno permesso di guadagnare gli sforzi fisici fatti perché non c’è guadagno reale.

Nel piano spirituale, il lavoro ed il guadagno concordano autenticamente, ed egli si pone la domanda di definire ciò che è stato guadagnato per fare nascere nell’uomo il desiderio di sapere ciò che percepirà come beneficio per avere avanzato nella sua riparazione.

Se l’uomo compie un’azione con l’intenzione di percepire un beneficio, fa prima di tutto un calcolo di ciò che guadagnerà. Se la sua azione non è beneficiaria, passa ad un’altra che gli porterà di più. La rimunerazione desiderata è sempre presente nella sua mente. È la ragione per la quale non si inganna sul beneficio che ne vuole trarre.

Per quanto riguarda la vita materiale, con le sue superfluità, dove i piaceri sono artificiali, perché farsi delle domande sul guadagno da trarne: del denaro o la gloria? Tutto è dato dal principio per diventare un’illusione, ma un’illusione che è una forza motrice.

Prima che appaia nell’uomo la capacità di progredire sulla strada spirituale, come sentire ciò che è la vita? È la ragione per quale ci è inviato dall’alto un concetto chiamato “illusione”.

65. “L’io” ed il suo contrario (“ani” ve “ein”)

“L’Io” designa il nostro desiderio, “ein” designa l’annullamento del nostro desiderio. Il “nostro desiderio” designa la capacità di provare del piacere a dei fini personali. Il desiderio del Creatore, è di procurarci del piacere, di darci senza riserva. Ne segue di conseguenza che quando l’uomo annulla il suo “io”, “l’io” e “l’ein” si uniscono. Possiamo dedurre che il nostro lavoro consiste nel trasformare il nostro “io” in “ein”, cioè, è dal desiderio di ricevere che deve provenire il desiderio da dare senza riserva. Senza il desiderio egoista iniziale niente è tuttavia, possibile.

72. Allontanati dal male e fai il bene

Se l’uomo vuole eliminare da se il male, i suoi disegni egoistici, i suoi desideri, non deve fare niente per scostarsene, perché esiste una legge nella natura, nella creazione secondo la quale l’uomo, a causa del suo egoismo, non può sopportare ciò che prova come un male per lui.

Nel momento in cui prende coscienza che il suo egoismo è un male che gli causa dei danni irreparabili che possono fargli perdere la sua vita spirituale, eterna, l’uomo si allontana automaticamente da questo egoismo, come la freccia scocca dall’arco. Scostarsi da qualcosa di male non rappresenta molte difficoltà.

Il vero lavoro dell’uomo consiste nel sentire i danni causati dai suoi desideri egoisti al punto che rendono impossibili la sua vita. Per riuscire a comprenderlo, gli occorre sentire lo spirituale come un “Bene”. Studiando la Torah ed i Comandamenti per perfezionarsi spiritualmente, l’uomo comincia a sentire il suo egoismo come un male per lui. Quando l’uomo prende coscienza del male nella sua piena misura, se ne scosta subito. È ciò che significa “fai il bene”.

85. Le azioni dei grandi saggi 

Il Baal haSulam ha avuto un’influenza con le sue azioni in modo tale che anche se un uomo ordinario progredisce verso il Creatore, ha la possibilità di riuscire ad unirsi al Creatore, come se fosse un eminente erudito in Torah. Prima del Baal haSulam, solo dei grandi eruditi in Torah giungevano all’unione col Creatore. Prima del Baal Shem Tov, solo un uomo che era uno dei Grandi del Mondo poteva stabilire questo legame.

87. La guerra al principio primordiale

La guerra al principio primordiale è simile, internamente ed esternamente, alla lotta a cui si dedicano i pugili e che consiste nel fatto che ciascuno dei combattenti sottometta l’altro senza uccidersi. Questa lotta a mani nude è la lotta delle forze: chi ha più forza sottomette il rivale.

Ne è parimenti per il principio primordiale: non c’è bisogno di ucciderlo. I saggi ci dicono: “L’uomo non ha bisogno di pregare affinché muoiano i peccatori, ma affinché si pentano”, cioè, che si sottopongano al potere del buon principio.

91. “E’ malgrado te che vivi”…

“E’ malgrado te che vivi”, se l’uomo non desidera ricevere la luce per beneficiarne a dei fini personali, ma unicamente per unirsi al Creatore, è qualificato come “spiritualmente vivente.”

“E’ malgrado te che muori”, se l’uomo non desidera la morte spirituale nell’esilio dei suoi desideri egoisti, la “morte dei peccatori, (degli egoisti), è chiamata morte, (spirituale) allora, proporzionalmente al suo desiderio di non essere un peccatore, cioè di non ricevere i piaceri dall’alto a dei fini personali, l’uomo “è morto”, si sente come “morto”, ha sentito il suo egoismo come un male. Questo è perché il suo desiderio di “ricevere per sé stesso” è qualificato come “morto”. Diversamente la vita dell’uomo sarebbe simile alla vita dei peccatori.

99. La felicità ed il timore

È detto: “Servite il Creatore nella gioia ed il timore”

L’uomo che chiede al Creatore di dargli il desiderio di progredire spiritualmente, deve provare della gioia, perché gli è stato dato di poter comprendere e prendere coscienza che lo Spirituale gli è necessario.

Prima, era come malato, non aveva preso ancora coscienza del suo vero stato. Una volta che sa cosa chiedere al Creatore, c’è del timore in lui.

101. L’amarezza dell’esilio

Quando viene la liberazione, quando lo spirituale si rivela, comprendiamo che l’esilio era riempito di amarezza. Finché non siamo liberati dall’esilio, finché ci troviamo sotto l’ascendente dei nostri desideri egoisti, non è possibile prendere coscienza che la nostra condizione di schiavo è solamente amarezza.

È in questo che risiede la predominanza della luce sulle tenebre: non è che vedendo la luce che possiamo vedere le tenebre. Se non comprendiamo che la nostra ragione è prigioniera del nostro egoismo, non è possibile separare l’una dall’altro.

102. La violazione e la riparazione dei desideri 

I vecchi desideri diventano agli occhi dell’uomo impropri alla sua progressione spirituale. Se l’uomo prende coscienza che questi desideri sono spezzati a causa delle sue inspirazioni egoiste di “provarli per sé stesso”, dopo essersi impegnato sulla strada della riparazione, saprà come preservarsi se unisce i suoi desideri non riparati alla sua strada di riparazione in funzione della sua intenzione di lavorare “per far piacere al Creatore.”

165. “A proposito del desiderio altruistico” 

Se il desiderio del Creatore è di fare piacere alle Sue creazioni, se le creazioni ricevono i Suoi benefici, per questo, è felice di fare piacere?

Il Creatore dà tutto senza riserva e non riceve strettamente niente in ritorno! Come coabitano questi due concetti antinomici?

Questa domanda deve essere posta in riferimento all’uomo: come l’uomo, l’attributo di ricevere per se, può trasformare il suo desiderio egoista di ricevere per sé stesso nel suo contrario, il desiderio di dare senza riserva? Anche se dà, è obbligato a provare così un piacere personale altrimenti non sarebbe in grado di dare qualunque cosa sia senza riserva, non vedendo i benefici che può trarne. Senza vantaggio da trarne sul piano personale, l’uomo non è in grado di fare il minimo gesto.

Chi ha preso già un po’ coscienza di questo non può fare niente senza ricevere prima di tutto qualcosa in cambio, senza porre come condizione che il Creatore lo aiuti a fare questo gesto in modo disinteressato. Questo modo di agire sfugge alla ragione umana, è il Creatore che la dà all’uomo in regalo.

Per quanto riguarda il Creatore, la nostra ragione non ci dà la capacità di comprendere ciò che è il puro attributo di dare senza il minimo desiderio di ricevere per sé stesso, di trarne un vantaggio personale, ciò si trova al di là del nostro intendimento perché siamo, all’origine, creati esclusivamente col desiderio di ricevere a dei fini personali.

179. Lo scatto dall’alto

Ogni persona religiosa ha conosciuto un periodo o un istante nella sua vita dove un scatto gli è stato mandato dell’alto affinché provasse il sentimento vivificante dell’unione col Creatore. L’uomo si trova ad un livello tale che non aspira abitualmente allo spirituale, gli capita anche di dimenticare totalmente che la santità può esistere nel mondo, se se ne ricorda, è unicamente a causa della sua educazione, diventata un’abitudine. Per esempio, gli capita di leggere la benedizione dopo il pasto senza sentire a chi si rivolge né ciò che dice. Pronunciare una benedizione non è allora un affare di abitudine.

Tuttavia, capita anche che l’uomo provi realmente la manifestazione della santità, anche solo per un istante, ed egli assaggia lo spirituale, prova ciò che è lo scatto dell’alto. Dopo di questo, ha in seguito, già la possibilità di svegliare il suo ricordo a partire dal suo sentimento di ascesa spirituale.

Ogni uomo possiede questa capacità intrinseca ad imprimersi, ed il ricordo così lasciato gli vivifica il cuore. Sono questi ricordi che permettono all’uomo di fare un passo verso…. lo scatto dal basso.

180. L’amore del prossimo

Guardo il piccolo punto che si chiama l’amore del prossimo e penso: che cosa potrei fare per far piacere agli altri? Quando li guardo, vedo i tormenti, le malattie, i dolori, le sofferenze di ogni membro della società. Ma, a parte la preghiera, non ho niente da dare. Questo stato si chiama “la sofferenza di provare le disgrazie della società.”

182. Cosa chiedere al Creatore per servirlo

Quando l’uomo vede i parassiti che lo disturbano nella sua progressione spirituale, e vuole pregare il Creatore affinché gli dia delle forze per lavorare su di sé, che cosa deve chiedere?

Ci sono due possibilità:

1. Chiedere al Creatore di scostare i parassiti, l’uomo non avrà allora bisogno di fare molti sforzi per camminare nella via del Creatore.

2. Chiedere al Creatore di sentire di più il gusto della Torah, della preghiera e delle buone azioni che fanno sì che più nessun ostacolo può trattenerlo. Quando la Torah ed i Comandamenti sono di un’importanza vitale per un uomo, non c’è più posto per i parassiti che non hanno più ascendente su di lui.

3. Così, per esempio, l’uomo non può dire che la quantità di ostacoli gli impedisce di fare qualcosa per avere salva la vita. Proprio come non è giustificato affermare che i parassiti creati dalla famiglia o l’ambiente naturale impediscono all’uomo di poter avere salva la vita.

Sicuramente, quando occorrerà, un tale uomo darà tutto ciò che ha per salvare la sua vita, ed ogni ostacolo perderà allora la sua forza e la sua importanza. Questo è perché l’uomo chiede al Creatore di dargli la possibilità di sentire il gusto del vitale nella Torah e nei Comandamenti. Quando si tratta di avere salva la vita, l’uomo non può allora più dire che i parassiti lo disturbano, perché gli è così cara che più nessuno ostacolo lo disturba.

189. “Quanto sono belle le tue tende, o Giacobbe!

“Quanto sono belle le tue tende, o Giacobbe!”. Giacobbe, dalla parola “akvaim”, i talloni, la fine di qualcosa. Cioè, il grado di abbattimento più basso nelle sensazioni dell’uomo, quando è sparita ogni speranza che possa esserci nel mondo qualcosa da cui si potrebbe trarre del piacere, e che l’uomo si chiede se lo scopo della Creazione è veramente che le creazioni se ne rallegrano. I saggi ci hanno detto che il Bene ed il Diletto supremo erano inclusi nella Torah e nei Comandamenti. Ma l’uomo in stato di abbattimento non trova nessuno gusto per Questi, nessuno piacere, sebbene sia scritto “sono la tua Vita ed il prolungamento dei tuoi giorni”. L’uomo non lo vede.

È detto che nel mondo materiale, i piaceri esistono perché lo Spirituale si svela ma lo fa con il suo attributo più sottile che è chiamato il “Suo scintillio più sottile”. Anche se l’uomo non sente lì per lì questi piaceri più infimi nei beni materiali, prova nello stato indotto una repulsione di fronte alla vita perché non ha più nessuno gusto.

Allora l’uomo deve credere che è con uno scopo molto preciso che gli è stato dato dall’alto di provare questo abbattimento affinché provi una mancanza nella sua vita spirituale, affinché appaia in lui il desiderio di pregare il Creatore affinché gli permetta di sentire la penetrazione della luce divina nei luoghi riguardo ai quali la sensazione di mancanza si è rivelata. Questo desiderio in cui la luce divina si svela è chiamato “la casa d’Israele’. Il fatto di sentire allora il desiderio di lavorare su sé stesso orientando la sua intenzione verso il Creatore corrisponde al desiderio chiamato “Israele” e, senza questo desiderio, l’uomo non potrebbe riempirsi di luce divina.

190. L’uomo e la Torah

Quando l’uomo studia la Torah, si sente sotto tutti, ha il sentimento che è solo il solo soggetto delle sue preoccupazioni, che non comprende assolutamente ciò che è l’unione col Creatore. Tuttavia, la Torah che studia è stata trasmessa da quelli che erano in unione col Creatore.

218. La fedeltà

Secondo un principio religioso, l’uomo che appartiene alle masse dovrebbe restare fedele al lavoro su sé compiuto con un’intenzione orientata verso il Creatore e, se è obbligato a commettere un peccato, la sua intenzione lo incita a scostarsi dalla fede, la Legge divina ordina allora: “Uccidi, colei che ti incita ad una tale cosa, ma non trasgredire”.

Le masse, sono tutti i desideri dell’uomo riunito. Se si tratta di desideri egoisti, orientati verso il ricevere per sé stesso, sono designati dall’espressione “le masse di idolatri”, i goïm, i popoli del mondo, l’uomo ha il dovere allora di non cedere al suo egoismo, anche nella più infima misura, non deve lasciarsi condurre dai suoi desideri egoisti, perché questi spingono l’uomo ad andare contro i suoi desideri altruistici, contro il suo Israele interiore, a negare di lavorare su sé con un’intenzione orientata verso il Creatore.

227. Due tipi di ritorno alla fede 

1. Il ritorno con l’azione: l’uomo si sforza di compiere tutti i gesti prescritti nel loro rituale abituale, studiando la Torah ed osservando i comandamenti siccome lo esige la legge. Ciò lo fa ritornare alla fede, in altri termini, prima di arrivare là, non osservava ancora i comandamenti, ma dopo essere ritornato alla fede, ha intrapreso di osservarli, come si deve, tutti i comandamenti del Torah. Questo processo si svolge tuttavia al livello dell’azione, l’intenzione da porre nello studio della Torah e nell’osservazione dei comandamenti non essendo riparata ancora.

2. Il ritorno con l’intenzione: prima che l’uomo si penta al piano della sua intenzione, questo è orientato unicamente verso il suo profitto personale. A partire dal momento in cui si pente delle sue intenzioni passate, tutte le sue azioni sono compiute in un’intenzione, non orientata verso di se, ma verso il Creatore.

Si rivela di conseguenza che c’è un lavoro visibile, vale a dire un lavoro con l’azione applicata all’osservazione della Torah e dei comandamenti, tutte le azioni essendo manifesti. C’è poi un lavoro compiuto nel campo dell’intenzione, questo lavoro è nascosto a tutti perché l’intenzione dell’uomo è nascosta agli altri.

230. “Vostra madre è stata cacciata a causa delle vostre trasgressioni”

“Vostra madre è stata cacciata a causa delle vostre trasgressioni” significa pentirsi e ritornare verso il Creatore nei due sensi.

La parte intrinseca della Torah e dei Comandamenti è designata dal termine “madre”. E’ da lei che riceviamo l’abbondanza ed il diletto, proprio come nella natura, tocca alla madre dotare i suoi figli di tutto quello di cui hanno bisogno. Poniti allora la domanda, perché non sentiamo quella parte intrinseca nella Torah e nei Comandamenti?

Ciò si spiega per il fatto che, prima che l’uomo diventi capace di ricevere con un’intenzione orientata verso il Creatore, gli è vietato di ricevere la luce della Torah. Questa proibizione è chiamata “prima restrizione”, (tsimtsum alef), ed il desiderio non riparato dimora vuoto, come il luogo vuoto, non riempito della Luce divina, formata dopo la restrizione.

Tuttavia, per mezzo del pentimento, (del ritorno, “Teshuva”), l’uomo acquisisce il desiderio altruistico di agire con un’intenzione orientata verso il Creatore, diventa allora capace di ricevere il diletto procurato dal Creatore. La parte intrinseca che era velata nella Torah ed i Comandamenti si svelano allora a lui.

È di conseguenza a causa dei “peccatori”, cioè dei desideri egoisti dell’uomo, che la parte velata della Torah e dei Comandamenti è obbligata a ritirarsi e di essere cacciata al punto che è come se non esistesse più. È ciò che significa “Vostra madre è stata cacciata a causa delle vostre trasgressioni…. “.

Quando questi peccatori si pentono e ritornano verso il Creatore, questo ritorno si effettua nei due sensi:

a. dal basso verso l’alto

b. dall’alto verso il basso.

In altri termini, l’uomo si avvicina al Creatore e non desidera più che dargli senza riserva, ed il Creatore, Egli, si svela all’uomo. E’ ciò che significa – l’uomo ritorna al punto da partenza.

233. I gesti dell’uomo

Senza la partecipazione del corpo, l’uomo non potrebbe compiere un solo gesto. Nel caso contrario, l’uomo resterebbe seduto in un angolo, non farebbe niente di vietato, e si potrebbe considerare osservare i Comandamenti. L’uomo non può, beninteso, dire in questo caso che osserva quotidianamente una moltitudine di comandamenti negativi, che non ha ucciso, non ha rubato, ecc.

Se l’uomo non riflette sul fatto che osserva un comandamento negativo, ciò non suscita nessuno gesto da parte del suo corpo. E’ solo quando l’uomo riflette sul suo gesto, cioè quando ha la possibilità di trasgredire la proibizione, ma non lo fa perché è l’ordine del Creatore, è solo in questo caso, che l’uomo può dire che ha compiuto un comandamento negativo.

Senza il gesto del corpo nel pensiero, nel discorso o nel movimento, non è possibile dire che l’uomo ha compiuto consapevolmente un comandamento negativo. Tutto ciò che possiamo descrivere, è la reazione sensitiva dell’uomo al suo ambiente naturale ed al suo sentimento. Quando l’uomo non prova qualcosa, è come se questo qualcosa non esistesse per lui.

Il principio di base del lavoro dell’uomo consiste dunque abitualmente nel sottomettere il suo egoismo per mezzo dei comandamenti gestuali o negativi. È ciò che sottintendono i saggi quando dicono “non bisogna mangiare ciò che è impuro perché il Creatore lo vieta”, unicamente perché il Creatore lo vieta, e non perché non ne abbiamo voglia, perchè se lo sforzo non è orientato verso la lotta contro il desiderio, non riguarda l’osservazione di un comandamento, ma quella di un desiderio personale e non divino.

Ciò permette di definire 4 stadi che corrispondono a:

1. Alla difficoltà per l’uomo di sormontare la sua passione, e dunque alla trasgressione,

2. Alla non trasgressione per timore del giudizio dell’ambiente.

3. Alla vittoria sull’egoismo perché la Torah vieta di utilizzare questo, ma una vittoria senza allegria e dunque nella sofferenza,

4. Alla gioia di osservare un comandamento divino.

258. L’esistenza e l’aiuto

Il neonato comincia a vivere a partire dalla sua nascita, momento dove è detto che esiste. Peraltro, vediamo che la sua vita dipende dalla sua alimentazione, se è privato di cibo, muore. Si può concludere che il mantenimento dell’esistenza dipende dalla presenza di un aiuto, siccome è detto a proposito del Creatore che nella Sua grande bontà rinnova ogni giorno le opere della creazione.

L’anima ed il corpo agiscono reciprocamente una sull’altro. L’anima è designata dall’espressione “principio di bontà”, altruismo, ed il corpo, “principio del male”, egoismo. Questi due principi sono antinomici: uno corrisponde al desiderio altruistico, l’altro al desiderio egoista. È la ragione per la quale il libero arbitro è dato all’uomo, affinché obbliga il suo “principio del male” che costituisce la sua essenza stessa ad agire in un’intenzione altruistica.

Senza l’aiuto del Creatore, l’uomo non è in grado di unire questi due principi, come è detto nella Torah: “Se il Creatore non mi aiuta, non lo potrò da solo”.

Se il Creatore ha creato il mondo, ciò significa che non esiste nessuno rinnovo, unicamente un aiuto per esistere? O nuovi mondi sono creati? Dal Creatore o dai giusti? Come è detto: “i giusti creano dei nuovi mondi ogni giorno”, il Creatore non crea niente di nuovo?

Il Creatore rinnova sempre le opere della creazione, crea dei nuovi mondi e delle nuove anime. Tuttavia, questo rinnovo dipende da noi perché il libero arbitro ci è dato per unire le nostre intenzioni altruistiche orientate verso il Creatore al nostro egoismo.

266. Similitudine degli attributi

Proprio come la gioia risiede in alto per il fatto che dà in basso, la gioia deve essere anche presente in basso per il fatto che dà all’alto. Ciò corrisponde all’armonia tra gli attributi.

Di conseguenza, se il basso non riceve dall’alto che quando la sua sorgente di diletto è di dare senza riserva, ciò corrisponde alla similitudine degli attributi: il piacere risiede nel fatto di dare. È ciò che corrisponde a “Lui è misericordioso in misura della tua misericordia.”

268. Il ritorno

In principio, Adam, (Adamo haRishon, l’anima universale), era in unione col Creatore, poi si è staccato a causa della caduta. Essendo un frammento dell’anima universale, ciascuno deve ritornare allo stato originario avvicinandosi al Creatore adesso. È ciò che è chiamato “Ritorno.”

314. L’uomo costruisce una casa in questo mondo

“In questo mondo, l’uomo si costruisce una casa, ed un altro la sporca, ma nel futuro, una casa non sarà costruita affinché si installa un altro”

“Questo mondo” significa le intenzioni egoiste dell’uomo, ed il “mondo futuro” significa l’intenzione di fare piacere al Creatore. È unicamente a partire dall’intenzione egoista “orientata verso sé stesso”, di “questo mondo”, che si arriva, per mezzo della riparazione, all’intenzione di agire per fare piacere al Creatore, al “mondo futuro”. Lo stato corrispondente a “l’intenzione orientata verso l’égo” è chiamato “questo mondo”, ed è là che si trova l’uomo attualmente. Il “mondo futuro” designa lo stato seguente, corrisponde alle azioni orientate verso il Creatore.

“Costruire” designa l’uomo che studia la Torah per altri e non per il Creatore. L’uomo costruisce una casa per altri perché non orienta la sua intenzione verso sé, perché non aspira ancora a fare a piacere al Creatore per mezzo della Torah e dei comandamenti, a fare in modo che le sue azioni lo aiutino ad avvicinarsi del Creatore; agisce per gli altri. Nel futuro, cioè, quando lavorerà con un’intenzione orientata verso il Creatore, l’uomo costruirà per sé, potrà godere allora dei frutti del suo lavoro.

Ed ancora: quando, in questo mondo, l’uomo studia la Torah ed i comandamenti in un’intenzione orientata verso di sé, cioè per ricevere per sé, non può rallegrarsi della casa che costruisce. Mentre ogni ora passata nella Torah e nella riparazione di sé stesso, vede i mattoni con l’aiuto delle quali la casa si costruisce, casa grande in misura della forza del suo lavoro sulla Torah e sui comandamenti.

I desideri da soddisfare così non potranno essere che per la luce, ancora inaccessibile che è velata alla creazione finché non è riparata. Siccome è detto: “ovunque (vale a dire in ogni desiderio),dove il Mio nome sarà invocato, (vale a dire quando il Creatore avra assicurato che in nessuno dei desideri dell’uomo Egli lo farà più ritornare al suo egoismo), verrò verso di te e ti benedirò”, (vale a dire riempirò questi desideri). (Esodo, 20:21). Ciò significa che in tutti i desideri che l’uomo aveva preparato per mezzo della sua intenzione, c’è la benedizione del Creatore che regnerà.

È ciò che designa la “costruzione del tempio”. Questa costruzione è possibile solo se l’uomo lavora con un’intenzione orientata verso il Creatore, è unicamente in questo caso che potrà dilettarsi della Sua benedizione. Vivrà allora nella casa che lui stesso ha costruito. Questo grado è designato dall’espressione il mondo “futuro”, chi ha raggiunto questo grado lavora solo nell’intenzione di “fare piacere al Creatore.”

“Questo mondo” designa l’attributo esterno dell’uomo, cioè tale o tale stato in cui si trova in un dato momento. È detto di questo uomo che deve sempre studiare la Torah ed i comandamenti, anche a dei “fini personali”. Il seguente attributo è designato il mondo “futuro” o “a venire”, lo Zohar lo definisce come il passaggio ad un’intenzione “orientata verso il Creatore”. E’ allora che quest’uomo non costruirà più una casa per gli altri, cioè, non studierà la Torah ed i comandamenti per gli altri, ma con un’intenzione orientata verso il Creatore.

Aspettando, quest’uomo è nel mezzo dei suoi desideri egoisti, è detto di lui che “solo ad uno su mille si rivelerà la luce”, è a lui che sarà attribuito il mezzo che gli permetterà di accedere alla luce. Di conseguenza, l’uomo fa degli sforzi per studiare la Torah ed i comandamenti e altri se ne dilettano, quegli a cui si rivela la luce divina, come è detto: “Ha meritato, ha portato la sua parte e la parte degli altri nel Giardino di Eden.”

323. L’uomo e la sua funzione

Prima di cominciare a parlare di qualcosa, bisogna sapere chi parla e chi ascolta. Non c’è alcun dubbio che siamo le creazioni e che miriamo in questo mondo “creato ex-nihilo”.

Il Baal Sulam scrisse che la sola creazione creata ex-nihilo è il desiderio di provare del piacere che si trova in noi. Questo desiderio, nel corso della sua esistenza nel nostro mondo, aspira ad acquistare unicamente quello da cui può trarre del piacere.

Vediamo bene che non c’è nessuna differenza tra gli uomini quando si tratta di provare del piacere, ciascuno aspira a dilettarsi di tale o tale cosa. Dal giorno della nascita fino all’ultimo giorno della sua vita, l’uomo desidera provare del piacere.

Tutta la differenza risiede solamente nel vestito che riveste la luce del diletto. Il piacere è d’essenza spirituale questo è perché non è possibile provarlo e comprenderlo se non riveste un vestito esterno, ciò che è definito nei libri di Cabalà con l’espressione, il principio: “non c’è luce senza desiderio di ricevere questa luce”. Ne segue che è solo con l’aiuto dei differenti desideri che si può distinguere un piacere da un altro.

Ci sono degli uomini che non possono provare del piacere che quando questo riveste delle forme illusorie perché non sono ancora pronti a provare il piacere sotto la sua autentica forma. Prendiamo l’esempio di una bambina che gioca con una bambola che rappresenta un bambino non autentico, artificiale. Questo gioco gli piace e gli fa piacere. Sarebbe diverso con un bambino vero.

Così, nella casa, c’è un piccolo bambino che si mette a piangere, la mamma chiederà alla bambina di occuparsi e di baciarlo al posto di giocare e coccolare una bambola: “tutti e tre, ci sentiremo con ciò meglio: io, la mamma che le lacrime del bambino annoiano, il bambino che amerà che si giochi con lui e smetterà di piangere, e tu sarai contenta di giocare come con la bambola”.

La bambina dirà tuttavia che malgrado tutto, non prova nessun piacere a giocare con un bambino vero. Se la mamma dicesse: “Non vedi dunque che quando ho il tempo, gioco con un bambino vero, non con una bambola”?. La bambina risponderebbe: “Vedo che non desideri provare il piacere di questo mondo, questo è perché giochi con un bambino vero. Non voglio provare questo piacere, è per questo che gioco con una bambola”.

Ciò significa che non si comprendono perché la bambina non ha ancora la capacità di dilettarsi della Verità, si accontenta di ciò che si veste di illusione. È la sola differenza tra uno e l’altro, la distinzione tra le forme esterne che riveste il piacere, ogni uomo ricercando questo piacere.

L’uomo non può dilettarsi se il piacere è assente. L’uomo può effettuare unicamente un lavoro sgradevole, privo di interesse se sa in anticipo che in cambio degli sforzi che farà, riceverà una ricompensa sotto forma di un piacere, qualunque sia.

Da che cosa proviene ciò, cos’è che fa sì che siamo obbligati a provare del piacere senza di cui non esistiamo più? La ragione a ciò è inclusa nello scopo della creazione-desiderio del Creatore di dilettare le Sue creazioni con le delizie che prepara loro. Affinché possiamo ricevere queste delizie, il desiderio di ricevere è ancorato in noi.

454. L’égoismo e l’amore del Creatore

C’è l’amore di sé stesso e l’amore del Creatore. Ma c’è anche qualcosa tra queste due inclinazioni che permette di giungere all’amore del Creatore, è l’amore del prossimo. È a questo proposito che Rabbi Akivà disse: “Ama il tuo prossimo come te stesso, è il principio di base della Torah”. E Rabbi Hillel l’anziano disse che tutta la Torah è contenuta nel principio “ciò che ti è odioso, non infliggerlo agli altri uomini” perché l’amore del prossimo permette di imparare ad amare il Creatore, e allora che tutta la Torah e tutta la Sua Saggezza riempiono il cuore dell’uomo.

È detto “nell’Introduzione allo studio delle Dieci Sefirot” in riferimento all’esempio del midrash: Il Creatore ha detto a Israele: “Tutta la Saggezza della vita e tutta la Torah diventano facili se l’uomo prova il timore di Me, e se le Mie parole sono una Torah, una direttiva, per lui. Allora il cuore dell’uomo è Saggezza e Torah”.

Cos’è questo timore? È il timore di non poter fare piacere al Creatore. È la ragione per la quale, chi merita di amare il Creatore, questi, come il Creatore, desidera far piacere con la sua unione con Lui, con l’unione degli attributi; è allora che il Creatore svela all’uomo la Torah e la Saggezza. Vi perviene colui che si basa su una sola cosa, l’amore del prossimo, è unicamente in questo caso che l’uomo giunge al grado dove il Creatore gli svela il Suo Amore e lo rende degno di ricevere la Saggezza della Torah.

Quando meritiamo ciò, meritiamo di ricevere direttamente la Torah del Creatore, è allora che possiamo vedere ogni Sua Unità, la Sua Semplicità, la Sua Perfezione e la Sua Eternità.

* * * * *

Il Sinai corrisponde all’odio, (sinah significa odio in ebraico) che è sceso sui popoli del mondo, sugli attributi dell’egoismo dell’uomo, cioè questo momento corrisponde al desiderio di disfarsi dei suoi desideri egoisti che è tale che l’uomo prova dell’odio di fronte ad essi. Ed è allora che il Creatore si svela a lui, e che si produce il dono della Torah.

455. La legge del più forte 

L’origine di questa legge riposa su una realtà: quando un peccatore – il desiderio egoista dell’uomo – si viene a dichiarare: “Cosa vi apporta questo lavoro di progressione”? La risposta? Fatelo tacere, perché non c’è risposta a questa domanda nei limiti del ragionevole, è possibile solamente se si mette “al di sotto della ragione”.

E’ per questo che “il più forte guadagna” in alternanza: ora l’egoismo ora il suo desiderio orientato verso il Creatore prende il sopravvento nell’uomo. Non c’è tuttavia spiegazione razionale che permetta di separare il bene dal male, il desiderio altruistico dal desiderio egoista. Questa distinzione può farsi solo per mezzo di una forza che si oppone alla ragione, una forza collocata al di sopra di lei.

Questa legge è immutabile. Il corpo dei nostri desideri è simile ad una barca in pieno mare, ciascuno dei nostri desideri ne vuole assicurare la direzione ed avere tutti i diritti. È ciò che significa la legge del più forte.

457. Le opere del giudaismo tradizionale e quelle del Baal Shem Tov

Quando l’uomo vuole acquistare qualcosa di prezioso e deve pagare il prezzo, occorre un intermediario tra il venditore e l’acquirente. L’intermediario lascia intendere all’acquirente che ciò che desidera acquistare costa molto più caro dell’importo che deve pagare, che il venditore non esige un prezzo troppo elevato per una merce che costa molto di più.

Secondo questo stesso principio, i lavori del giudaismo tradizionale lasciano sentire che l’uomo deve rifiutare il materiale per avere la conoscenza dello spirituale, perché tutti i piaceri di questo mondo sono insignificanti, effimeri, apparenti, privi di ogni valore tangibile. L’uomo deve comprendere che gli occorre dare qualcosa di poco valore per accedere alla conoscenza dello spirituale, cioè, non si allontana dal suo egoismo, al contrario, è egoisticamente che sceglie “il mondo futuro” al posto di “questo mondo.”

I lavori del Baal Shem Tov mettono l’accento sulla “merce” e fanno così prendere coscienza del valore autentico e della magnificenza dello spirituale: i piaceri materiali hanno un valore, non sono niente, ma il loro valore, di cui bisogna disfarsi, non ha niente in comune con quello dello Spirituale di cui è detto che “è la nostra Vita”… che è “più preziosa dell’oro e più dolce del miele” perché conduce all’unione col Creatore…

545. La luce avvolgente

Quando l’uomo intraprende il lavoro interiore spirituale di riparazione dei suoi attributi, tutti i processi di cui fa l’oggetto prendono la loro sorgente nella luce avvolgente. Questa luce brilla continuamente per l’uomo, e la sua intensità è particolarmente forte per chi studia la Cabalà, lo avvicina allo spirituale.

Se l’uomo desidera ricevere questa luce avvolgente dentro i suoi desideri, questa smette di brillare come luce avvolgente, e l’uomo è immerso nelle tenebre. Questa luce avvolgente continua tuttavia a brillare, anche se non c’è ancora nell’uomo il desiderio di ricevere riparato per mezzo dell’intenzione di “fare piacere al Creatore”. Tuttavia, solo un desiderio altruistico riparato può riempirsi di luce interiore.

Se questi desideri riparati non esistono ancora nell’uomo e che questo decide di non più permettere al suo egoismo di agire, effettua una restrizione e prova di nuovo tutta l’importanza del lavoro spirituale, vettore della luce avvolgente.

556. La destra corresponde alla perfezione

La destra corrisponde alla perfezione. Anche quando l’uomo non prova nessuno attaccamento allo spirituale e che ha solamente un debole ricordo che questo esiste, sebbene sia insensibile, è felice di averne anche solo la memoria. Un gran numero di persone in questo mondo, proprio come lui, non sanno più ciò che significa il lavoro spirituale. Se il ricordo gli è ritornato, se ne rallegra e ringrazia il Creatore di averglielo mandato.

La sinistra corrisponde alla verifica del lavoro che incita a porsi delle domande sull’importanza del lavoro e sull’assenza di volontà per compierlo.

L’uomo entra allora in una fase di abbattimento perché non è in grado di fare degli sforzi sufficienti per progredire spiritualmente. Questo abbattimento è percepito al livello della via sinistra.

La via destra è necessaria per acquistare la perfezione e far penetrare la luce spirituale. Per fare questo, occorrono dei desideri adeguati. L’uomo li prova solamente se cammina secondo la via sinistra che corrisponde all’assenza del sentimento spirituale indotto dall’auto-analisi e, di conseguenza, al suo allontanamento rispetto allo spirituale.

In modo analogo al processo di “ricevere unicamente con un’intenzione orientata verso il Creatore”, i desideri necessari per compiere un lavoro spirituale appaiono al livello della via sinistra.

563. Il movimento indotto dalla vergogna

Perché ci troviamo senza tregua in movimento e non siamo simili al Creatore, alla nostra Radice, alla nostra Sorgente? La calma procura del piacere, il fatto di essere in movimento è dovuto al senso di vergogna. Il fatto che la Radice è allo stato di calma, è perché non ha niente da aggiungere alla Sua perfezione senza limiti. Noi, al contrario, siamo in un stato di mancanza assoluta, e se la calma ci procura del piacere, passiamo per pigri.

573. Il nutrimento

Senza cibo terrestre l’uomo muore di fame, ne è parimenti del cibo spirituale, se l’uomo non nutre la sua anima, si allontana a poco a poco da lui finché la morte li divide.

Allo stesso modo che se il corpo è nutrito materialmente, diventa più forte, il cibo spirituale rende più forte e più sana l’anima, tanto che le forze impure non possono ottenere vittoria su di lei.

592. Il desiderio di Elevazione spirituale

Esiste un desiderio, quello di “provare” dei piaceri materiali. Se l’uomo non è mosso da questo desiderio, sebbene intraprenda, lo fa per forza, ed egli sarebbe anche felice se non gli occorresse né bere né mangiare.

Esiste un desiderio, quello di “provare” del piacere spirituale. Finché questo desiderio non è presente nell’uomo, non può accadere niente…..

640. Perché ha aspettato il combattimento con Amalek?

Perché Mosé, l’attributo che rappresenta la forza altruistica nell’uomo, ha aspettato la guerra con Amalek, la forza egoista nell’uomo? Perché ha visto che i desideri altruistici cadono davanti all’egoismo per mancanza di fede, l’uomo deve lavorare per sé, per lo “scatto dal basso”. Se ci affezioniamo a Mosé, l’attributo della Torah, allora, con l’aiuto della Torah, possiamo meritare di avere la fede. E’ per questo che bisogna andare verso Mosé per apprendere le vie della fede presso di lui.

653. La benedizione della casa

La casa, è il cuore. Il cuore non è in armonia col Creatore, e c’è una differenza tra il cuore che “dà” ed il cuore che “riceve”. Occorre tuttavia che ci siano pace ed armonia, cioè l’unione degli attributi dell’uomo con quelli del Creatore, questo è in ciò che consiste tutto il lavoro di riparazione del nostro cuore.

699. Il ramo e la radice

Uno stipendio immediato corrisponde al fatto che l’uomo apprezza, ama osservare i comandamenti che il Creatore ha ordinato di osservare, e quest’uomo studia la Torah che il Creatore ha dato. Uno stipendio pieno corrisponde al fatto che l’uomo si conforma alla voce del Creatore e riesce a dialogare con Lui. Un altro stipendio corrisponde al fatto di ricevere qualcosa per se, nel suo proprio interesse, questo è contrario al principio del lavoro “con un’intenzione orientata verso il Creatore.”

Il legame tra lo spirituale ed il corpo materiale è designato dai termini “ramo e radice”. L’uomo non ne può avere la conoscenza finché non ha meritato la Torah “con un’intenzione orientata verso il Creatore”. Prima di ciò, tutto è illusione perché senza la conoscenza delle radici, non è possibile legarli ai loro rami. Dobbiamo credere che tutto ciò che c’è in questo mondo proviene dal Creatore, che anima tutto, e che non c’è nessun’altra forza che possa animare questo mondo materiale. Anche le klipot sono animate da Lui, come è scritto “Ed il Tuo regno, in tutte le sue manifestazioni, Tu lo animi, anche le sue scorze.”

700. I quattro attributi del desiderio

Il desiderio è costituito dai quattro attributi seguenti:

a. Provare del piacere personale, ricevere per se;

b. Fare piacere a dei fini personali, per esempio fare il bene e trarne un beneficio personale od osservare i comandamenti allo scopo di ricevere una ricompensa nel mondo futuro;

c. Dare senza riserva, allo scopo di dare;

d. Provare del piacere, perché il Creatore vuole che mi diletti ricevendo ciò che dà.

Il desiderio materiale fa aspirare ai beni materiali. Il desiderio spirituale non riparato fa credere nel mondo futuro e vuole egoisticamente dilettarsene.

769. Il Gesto e il pensiero

C’è una differenza tra il pensiero ed i gesti, l’uomo non ha ascendente sul suo pensiero, non ha la capacità di respingerlo se regna sul suo spirito.

Ne è diversamente per il gesto: l’uomo ha la capacità di fare un gesto o di non farlo. Il gesto può essere sottomesso alla costrizione, l’uomo potendo opporsi totalmente alla realizzazione di qualcosa.

È la ragione per la quale, quando l’uomo fa una buona azione, il Creatore lo dota delle buone intenzioni e dei buoni pensieri affinché queste reggono il suo gesto se lo desidera. Ciò significa che l’uomo aspira a pensare nel senso del bene, ma che non può opporsi né al suo pensiero, né alla sua intenzione.

Quando è detto “ti benedirò in tutte le tue azioni” significa che il Creatore manda una benedizione sul gesto, (l’azione), in modo tale che questa benedizione scenda su ciò che sfugge al potere della mano dell’uomo, ed è ciò che riguarda precisamente questa benedizione, e ciò è detto a proposito dell’intenzione.

770. L’essenza della restrizione

La prima restrizione è designata dall’espressione “azione personale”, e la seconda restrizione per “azione retta dalla ricompensa ed il castigo” quando, con l’aiuto della preghiera, la luce di A”B brilla dal grado supremo della seconda restrizione.

Non si tratta della penetrazione della luce, del Creatore, in nessuna delle sefirot, ma solamente della malkhut. Non c’è luce senza desiderio di riceverla, senza malkhut. E ciò, perché non si tratta che di ciò che penetra nel desiderio.

822. L’unione dei componenti del corpo

La natura dell’uomo corrisponde ai quattro principi che compongono il suo corpo. Nello Zohar, è detto che esistono quattro principi, quattro attributi,: il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra, (la cenere, la polvere). Nessuno di essi ha un rapporto con l’egoismo. Per esempio, l’uomo può essere lento, nervoso, irascibile, ecc., questo non riguarda che il suo carattere, non il suo egoismo su che bisogna lavorare, che bisogna riparare ed elevare spiritualmente.

Sappiamo bene che non è possibile modificare la natura, i tratti del carattere. L’uomo può utilizzare tuttavia la natura come mezzo potendo portare la riparazione al mondo, mettere a profitto ciascuno dei suoi attributi per ripararsi e riparare il mondo, e non utilizzare la sua natura, i suoi attributi, per distruggere sé stesso ed il mondo circostante, tutto si produce come nel mondo fisico.

All’esempio del fuoco che può essere molto devastatore se si manifesta sotto forma di un incendio, può bruciare il corpo, i beni. Ma se il fuoco è utilizzato là dove deve, illumina, riscalda, cuoce gli alimenti, ecc. pur restando fuoco!

Vediamo il mondo ne trae dei benefici anche delle proprietà – degli attributi – che rappresentano più rischi, se sono utilizzati consapevolmente, sotto una forma riparata. Questa regola vale per tutto.

823. L’anima ed il corpo, neshama e guf,

Ricevere nell’intenzione di dare è designato dal termine “anima”, “neshama”. Ricevere a dei fini personali è designato dal termine “corpo”, “guf”. Il fatto che il corpo riceve dai mondi spirituali puri, dai mondi della santità “kedusha” l’attributo di altruismo “nefesh”, gli permette di acquistare le forze di trasformare ricevere a dei fini egoisti “, a dei fini personali, ricevere con un’intenzione altruistica “, orientata verso il Creatore. Questo è solamente mentre si può dire che il corpo ha ricevuto l’attributo “neshama”. Tutto ciò che tratta dei mondi spirituali e delle denominazioni degli elementi spirituali, tutto ciò fa unicamente riferimento al loro livello finale.

834. Il piacere riduce l’intelletto a nulla

Il piacere annichila l’intelletto e non permette di riflettere sul senso dell’esistenza, e ciò non ha nessuna importanza che il piacere sia provato su una base spirituale o materiale. Quando l’uomo vuole verificare se progredisce sulla strada della verità, non deve riflettere sul piacere che prova lì per lì.

Allo stesso modo, le sofferenze privano l’intelletto umano della capacità di lavorare al punto che l’uomo non si preoccupa più di una cosa, come sbarazzarsi di esse. Solo il sentimento di insoddisfazione indotto dal suo stato, per ciò che prova, porta allora l’uomo a cominciare a riflettere sul senso della sua esistenza, sulle ragioni della sua presenza in questo mondo e verso cui deve tendere.

903. L’autenticità dell’Onnipotenza

Lo scopo della Creazione consiste nel diletto delle creazioni. Ciò è possibile solamente se la creazione ha realizzato la sua riparazione, si è messa in armonia con questo scopo, ciò che corrisponde all’attributo denominato “chesed”, in seguito, l’uomo è degno di questo scopo, – di questo autentico attributo, ed è allora che si apre a lui l’Onnipotenza divina in tutta la Sua perfezione, l’autentico Bene ed il Desiderio di fare piacere.

È detto che “Cosa chiede il Creatore al popolo? Che abbia il timore di Lui” cioè, l’uomo deve essere degno di questo attributo, del “timore del Creatore”, ed unicamente di ciò. È ciò che l’uomo deve ricercare facendo tutti i suoi sforzi, è ciò che è chiamato la fede, perché l’uomo deve in più avere la fede nel Creatore. Come lo dicono i saggi “Egli ti vede, e tutte le tue azioni sono iscritte nel Libro.”

L’uomo può controllare se ha questa fede. Prendiamo un esempio: quando l’uomo guarda in una casa da una finestra per vedere il suo amico, l’amico non farà certamente niente di superfluo, di inadeguato, si sforzerà di fare in modo che tutto ciò che vede questo amico sia bello. Si può concludere che se si trova in un locale, solo, e che crede che infatti il “Creatore lo vede”, l’uomo non farà niente che potrebbe non piacergli. Come in questo esempio: l’uomo non farà niente di male mentre il suo amico l’osserva.

Se l’uomo comprende che fa qualcosa di contrario al desiderio del Creatore, dovrà dirsi allora che non ha fede nella “Pupilla del Creatore Che vede tutto”. Altrimenti non avrebbe la forza di agire così.

Se fosse possibile che questo amico potesse guardare i suoi pensieri, immediatamente i pensieri di questo amico diventerebbero realtà per quest’uomo, e l’uomo non avrebbe più delle cattive intenzioni, perché non vorrebbe vedere il disprezzo negli occhi del suo amico.

Ciò significa che se l’uomo crede che tutti i suoi disegni sono conosciuti dal Creatore, non gli sarà più possibile avere dei pensieri contrari al desiderio del Creatore. Vede allora che non ha una fede autentica, è il solo modo autentico per l’uomo di provare la sua fede.

Quando l’uomo constata che la sua fede non è autentica, che è incompleta, che non c’è di conseguenza abbastanza timore di fronte al Creatore, deve girarsi verso il Creatore affinché gli invii questo sentimento di timore

AUTORE: Rabbi Baruch Ashlag

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