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La rabbia di un genitore: un importante strumento educativo!

L’insegnamento Kabbalistico considera l’azione di “essere arrabbiati” molto particolare. Infatti all’interno della nostra natura egoistica, in cui compiamo ogni singola azione per ricevere piacere o per sfuggire la sofferenza, compaiono dei pensieri, dei desideri che noi cerchiamo di soddisfare. Se, per esempio, abbiamo fame (desiderio) ci mangiamo una bella bistecca (piacere).

Secondo la Kabbalah, però, sotto la rabbia c’è un meccanismo più complesso in cui è l’azione stessa che ci procura il piacere e non il risultato di quell’azione. Inoltre, associata alla rabbia, c’è sempre anche la presunzione indistruttibile di essere nel giusto, per cui la rabbia si autoalimenta con l’orgoglio che proviamo nell’essere arrabbiati.

Per questo Rabash, nell’articolo 59, ci ricorda, che quando siamo arrabbiati siamo nello stato in cui il “Creatore dice: Io e lui non possiamo convivere in un’unica sezione”, il che significa che la nostra qualità, in questo stato, è totalmente opposta a quella della Natura, che è Amore assoluto.

Ma allora come possiamo affermare che la rabbia possa essere uno strumento educativo?

La Kabbalah ci insegna che possiamo utilizzare questa emozione che chiamiamo “rabbia”, così come ogni nostra caratteristica naturale, per andare oltre il nostro Ego, e sviluppare in noi la qualità dell’Amore vero.

Come?

In pratica, nel nostro ruolo di genitori adulti, dobbiamo assumere un comportamento che consiste in una specie di teatrino, una recita, in cui non proviamo realmente una rabbia incontrollata verso nostro figlio, ma utilizziamo i segnali non verbali della rabbia (espressione, tono della voce, ecc...) in modo artificiale e temporaneo per richiamarlo alla regola trasgredita. Dopo di che fra noi e lui tutto torna normale, in modo che il bambino non percepisca un ricatto di tipo affettivo.

Così facendo offriremo un modello educativo di grande valore, un vero e proprio specchio, che permetterà ai nostri figli di riconoscere anche in se stessi lo stato della rabbia e di trasformarlo, a loro volta, in uno strumento positivo per conoscere la natura del proprio male e per correggerla.

Quando il vostro bambino commette qualche “marachella”, mostrategli apertamente che siete arrabbiati a patto che:

  1. non sfoghiate su di lui la rabbia subita da altri e di cui non è responsabile (domandiamoci: siamo in grado di riconoscere in noi la nostra natura egoistica?);

  2. gli spieghiate in modo chiaro e coerente il perché quello che ha combinato non era corretto rispetto alle regole "della casa" (domandiamoci: siamo in grado di rimanere sereni mentre lo facciamo? Il nostro è un compito importante e le regole non si assimilano in un giorno!);

  3. siate capaci di limitare la vostra rabbia, in modo che vostro figlio possa distinguere un "prima" e un "dopo" (domandiamoci: siamo in grado di non perdere il controllo e di gestire l'intero ciclo educativo, cioè "sono arrabbiato - ti spiego i motivi - eventualmente ti punisco - ora non sono più arrabbiato")

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