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Elementi di educazione: come far crescere dei bambini felici?

 

Educazione dei bambini – consigli pratici

Educare e far crescere i bambini non è un compito facile, richiede infatti grande sensibilità, comprensione, e capacità di improvvisazione da parte dei genitori. Di seguito troverete 4 consigli pratici per l’educazione dei bambini e per la soluzione dell’eterno conflitto fra genitori e figli.

di Eli Vinokur e Avihu Sofer

“L’educazione non genera nulla di nuovo, ma estrinseca e attiva ciò che è già insito nell’uomo”.

(Rav Avraam Izhak Hacoen Kook)

Nei manuali per lo sviluppo e l’educazione dei bambini è possibile trovare dei piccoli consigli che hanno un’elevata utilità. Spesso un consiglio valido può risparmiare mesi o addirittura anni di titubanze e frustrazioni, e far uscire i componenti di una famiglia da un vicolo cieco. Talvolta però incappiamo in domande a bruciapelo dei bambini, che ci lasciano dubbiosi rispetto alla nostra eventuale possibilità di  fornire una risposta adeguata. In queste situazioni la nostra tipica reazione si manifesta generalmente con un sorriso imbarazzato o con un borbottio poco chiaro che mascherano un’ impreparazione e una grande incapacità di noi adulti a decidere cosa sarebbe  giusto fare.

Consapevoli della crescente curiosità dei bambini e dell’ aumento delle difficoltà di molti genitori, abbiamo deciso di sintetizzare per voi qualche consiglio pratico che si basa sulla Saggezza della Kabbalah autentica e che interessa aspetti dell’anima, dell’educazione dei bambini e di grandi domande di piccole persone. Godeteveli!

Bambini col punto di domanda

Essere genitori non sarà mai un lavoro semplice. Al di là delle poche ore di sonno e della preoccupazione per il sostentamento e la salute dei bambini,  vi è il compito difficile o, meglio, la vera sfida: fornire una risposta ad ogni domanda che i bambini pongono. La maggioranza di voi sicuramente conosce la situazione di quando il gentil infante sgrana un paio di grandi occhi curiosi, punta uno sguardo ingenuo e (vi) spara senza pietà domande sull’essenza della vita o sul suo scopo. In questi casi non è davvero importante che voi siate dei seguaci entusiasti del dottor Spock (che tratta nei suoi libri dello sviluppo e dell’educazione dei bambini) o accaniti lettori di Tracy Hogg (scrittrice del popolare best seller “La sussurratrice del neonato” (“Baby whisperer”), la maggioranza di voi resterà senza parole visto che nei libri non c’è una sola risposta proprio a queste domande dei bambini.

Proprio per questo abbiamo scelto di dedicare il primo consiglio per l’educazione dei bambini a questa domanda: come rispondere a quelle grandi domande delle piccole persone che crescono con noi nella nostra casa; dobbiamo dire loro ciò che pensiamo, anche se la risposta non è proprio “semplice da digerire”, o forse dobbiamo evitare una risposta confusa e lasciare che i bambini si confrontino da sé con questa domanda in un periodo successivo della loro vita?

Bambini, dite loro sempre la verità

“Sii sincero con il bambino, sincero fino in fondo, altrimenti non conquisterai la sua fiducia, perché il bambino è sensibile ad ogni stonatura da parte tua, e sii il più semplice possibile”.

(Janosh Korchak)

Come prima cosa, sappiate che i bambini per (loro) natura sono molto sensibili. Se i bambini si accorgono che viene nascosto loro qualcosa, questo può turbare il rapporto di fiducia e di stima reciproca che essi hanno nei confronti dei genitori. Per cui se avete qualcosa di importante da comunicare loro e se questa cosa riguarda una profonda comprensione della vita, non nascondetela ai vostri bambini. Di fatto sono dei bambini, ma hanno sete di questa conoscenza.

E’ sempre preferibile non nascondere la verità ai bambini, ma nel contempo non è necessario  gravarli su temi a cui non sono emotivamente preparati. E più in specifico, se la verità non è semplice, provate a semplificarla adattandola al loro mondo immaginativo, in forma delicata e non minacciosa, per non opprimerli. Ricordate che ogni storia che raccontate ai vostri bimbi si vivifica e si trasforma in verità. In qualità di genitori è vostro dovere essere sensibili allo sviluppo emotivo e mentale dei vostri figli. Solo in funzione della loro preparazione emotiva potrete passare loro ulteriori bagagli di saggezza di vita che avete accumulato nel corso degli anni.

Per cui, talvolta, è preferibile attendere che la richiesta di un’ulteriore informazione provenga dal bambino stesso, in maniera tale da non fargli sentire che gli viene "addossato" qualcosa che non ha chiesto di sapere. La manifestazione della sua disponibilità sarà per voi il segno che è pronto a recepire una risposta più profonda. Abbiate orecchie attente e osservate come reagisce a ciò che gli raccontate, solo così potrete verificare se non lo state caricando troppo e se non gli state creando confusione.

Se non conoscete la giusta risposta alle domande, non abbiate timore di ammetterlo, ma non sfuggite dalla vostra responsabilità di cercare la risposta. Assieme ai bambini. E come disse una volta Albert Einstein: “Ciò che è importante è continuare a domandare”.

Bambini ribelli

In qualità di genitori abbiamo l’inclinazione di dare parecchi consigli ai nostri figli, ma non è raro che loro ascoltino con attenta considerazione e poi facciano l’esatto contrario. Per un qualche motivo, e nella grande maggioranza dei casi, nell’essere umano viene risvegliata la necessità di fare proprio l’opposto di ciò che gli viene spiegato e scoprire sentieri   migliori e più giusti rispetto a quelli percorsi dai propri genitori – vivere la propria vita. Di fatto questo comportamento non ha sempre successo, ma il desiderio di opporsi non risparmia quasi nessuno.

Quasi tutti, in una maniera o nell’altra, si sono ribellati ai propri genitori.  Nonostante ciò, quando noi osserviamo i nostri piccini crescere, una cosa su tutte di cui abbiamo più paura è che anche loro facciano lo stesso.

Da dove nasce il desiderio di ribellarsi a tutto ciò che è stato retaggio della generazione precedente, e come è dato affrontare la ribellione nella maniera più costruttiva possibile, senza forzare il nostro pensiero e senza turbare lo sviluppo del bambino?

I bambini chiedono consiglio

"Educa il fanciullo secondo la via che meglio gli si addice, anche quando sarà vecchio non si allontanerà da quella" (Proverbi, 22, 6)

La Kabbalah spiega che quando viene chiesto ad una persona di cambiare, per sua natura la persona vi si oppone perché l’aspirazione al cambiamento non è sorta dentro la  persona stessa, la quale non percepisce l’utilità che ne può derivare. Di fatto, nella maggior parte dei casi la persona in questione ha ragione. Perché? Perché la gran parte dei consigli che riceviamo dai nostri genitori provengono da schemi mentali (di pensiero) che loro hanno recepito nella loro infanzia e che si adattano  precisamente a loro e non a noi. Di conseguenza, inconsciamente, i loro consigli servono fondamentalmente a loro e non a noi, e perciò non li accettiamo .

E’ altrettanto importante sapere che dentro ogni padre c’è il desiderio inconscio che il figlio segua le sue stesse orme e percorra la sua stessa strada. Quindi i concetti che il padre insegnerà al figlio,  sono i  propri concetti e propri valori. Per creare una   base di buona e salutare comunicazione col bambino, dobbiamo capire che ogni generazione ha dei valori nuovi, diversi, propri, che non si conformano alle nostre aspettative. Se sfuggiamo a questo conflitto – fra l’aspettativa del genitore e  il nuovo grado evolutivo del bambino – questa situazione  sfocerà inevitabilmente in una ribellione.

Dall’osservazione della natura dell’uomo, i Kabbalisti deducono che l’unica possibilità che un figlio ascolti il proprio genitore si ha quando il bambino percepisce che, a consiglio accolto, si sentirà bene. Perciò la saggezza è dare un consiglio o una spiegazione che forniscano al bambino la sensazione che, una volta accolti, gli deriverà un vantaggio personale che non è necessariamente collegato al genitore. A tal fine al genitore è richiesto di essere sincero con se stesso e verificare la sostanzialità del consiglio – deve ogni volta domandarsi: “ (a) chi veramente serve il mio consiglio?”

È importante che il consiglio non venga dato sotto forma di “fare – non fare”, ma che sia tale da mettere il bambino nella condizione di capire da sé cosa deve fare. Così non sentirà che gli è stato imposto un particolare passaggio nella sua vita, ma sentirà che l’idea al cambiamento si è sviluppata dentro di sé in maniera indipendente.

Un’ulteriore cosa che spiegano i Kabbalisti è che nel profondo del cuore il bimbo desidera un amico vero. Una delle sue più grandi speranze è trovare nei suoi genitori dei veri amici o veri fratelli. Nel profondo il bambino è pronto ad un sistema di relazioni di questo tipo coi propri genitori. Perciò per creare un vero dialogo coi bambini, il genitore deve imparare a divenire sia un amico che un fratello maggiore. Deve tentare di creare un sistema di fiducia reciproca che non sia imperniata su onore e dominio, ma sulla vera amicizia ed unione per il raggiungimento di un qualsiasi obbiettivo comune, ancorati all’amore incondizionato.

Buona fortuna!

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