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Dove abbiamo sbagliato?

Dove abbiamo sbagliato?

dove-abbiamo-sbagliato

Viviamo in un mondo nel quale i genitori lavorano molto duro e spesso non stanno con i propri figli per la maggior parte del giorno. I ragazzi trascorrono molto del loro tempo davanti alla TV o allo schermo di un computer e fondamentalmente ricavano i propri valori dalla società e non dai loro genitori. In apparenza, i giovani non sono troppo entusiasti di questo stato di cose. Come siamo finiti in questa spiacevole situazione?

Cinquant’anni fa ci insegnarono a scuola che entro i successivi cinquant’anni i genitori avrebbero avuto molto più tempo da passare con i loro figli perché avrebbero avuto nelle loro mani delle ore risparmiate al lavoro.

A quei tempi i genitori lavoravano per otto o nove ore al giorno con il pensiero che avrebbero alla fine potuto ridurre il loro impegno a cinque o sei ore al giorno e che il maggior tempo libero sarebbe stato dedicato alla famiglia, all’educazione, alla cultura, alla costruzione della personalità dei loro figli.

Si parlò anche di un cambiamento nell’educazione dei figli, di renderla più interessante, maggiormente integrata con esempi, come portare dei gruppi di bambini in un aeroporto e in ogni tipo di posti interessanti per metterli di fronte alla ricchezza della società.

Questi cinquant’anni sono passati e che cosa abbiamo fatto?

Lavoriamo ancora più a lungo, l’unione delle famiglie si sta disintegrando, i padri non vogliono più avere nulla a che fare con le madri, non c’è connessione tra i genitori e neppure con i nonni.

I soli mezzi di comunicazione usati, internet e TV, isolano completamente i figli dai genitori, e i figli ricevono un’istruzione anziché dalla scuola da fonti di ogni altro tipo.

Da ciò che vediamo, la scuola non è più intesa come una possibilità di fornire un’educazione, di costruire una persona.

Non esiste una caratteristica particolare che noi ci aspettiamo di trovare in un figlio diplomato, semplicemente ci aspettiamo che egli abbia ricevuto un’istruzione di base che lo prepari in qualche maniera ad una professione che imparerà nel futuro.

Dopo aver completato i suoi studi, ogni ragazzo si costruirà la vita in base al proprio carattere e molto sarà lasciato al caso.

Nessuno parla di una “persona” che deve essere plasmata con un’intera collezione di valori e tendenze.

Viviamo in un mondo nel quale i genitori lavorano molto duro e spesso non stanno con i propri figli per la maggior parte del giorno. I ragazzi trascorrono molto del loro tempo davanti alla TV o allo schermo di un computer e fondamentalmente ricavano i propri valori dalla società e non dai loro genitori. In apparenza, i giovani non sono troppo entusiasti di questo stato di cose. Come siamo finiti in questa spiacevole situazione?

Cinquant’anni fa ci insegnarono a scuola che entro i successivi cinquant’anni i genitori avrebbero avuto molto più tempo da passare con i loro figli perché avrebbero avuto nelle loro mani delle ore risparmiate al lavoro.

A quei tempi i genitori lavoravano per otto o nove ore al giorno con il pensiero che avrebbero alla fine potuto ridurre il loro impegno a cinque o sei ore al giorno e che il maggior tempo libero sarebbe stato dedicato alla famiglia, all’educazione, alla cultura, alla costruzione della personalità dei loro figli.

Si parlò anche di un cambiamento nell’educazione dei figli, di renderla più interessante, maggiormente integrata con esempi, come portare dei gruppi di bambini in un aeroporto e in ogni tipo di posti interessanti per metterli di fronte alla ricchezza della società.

Questi cinquant’anni sono passati e che cosa abbiamo fatto?

Lavoriamo ancora più a lungo, l’unione delle famiglie si sta disintegrando, i padri non vogliono più avere nulla a che fare con le madri, non c’è connessione

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I soli mezzi di comunicazione usati, internet e TV, isolano completamente i figli dai genitori, e i figli ricevono un’istruzione anziché dalla scuola da fonti di ogni altro tipo.

Da ciò che vediamo, la scuola non è più intesa come una possibilità di fornire un’educazione, di costruire una persona.

Non esiste una caratteristica particolare che noi ci aspettiamo di trovare in un figlio diplomato, semplicemente ci aspettiamo che egli abbia ricevuto un’istruzione di base che lo prepari in qualche maniera ad una professione che imparerà nel futuro.

Dopo aver completato i suoi studi, ogni ragazzo si costruirà la vita in base al proprio carattere e molto sarà lasciato al caso.

Nessuno parla di una “persona” che deve essere plasmata con un’intera collezione di valori e tendenze.

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