Centro Mondiale Bnei Baruch per gli Studi di Kabbalah | kabbalah.info

A+ A A-

 

 

Molto tempo fa, quando la grande isola di Madagascar non era che un piccolo villaggio, proprio lì viveva un giovane albero di Baobab.

La pioggia tropicale gli faceva un gran bene, già spuntavano grandi foglie verdi e blu.Poi, durante una sera di mezza estate, aprirono i loro petali per la prima volta dei fiori bellissimi, con i petali bianchi della misura di un piattino. I fiori riempirono l’aria con il loro dolce profumo di nettare.

Il Baobab si sentì come se una bellissima nuvola fosse scesa sulla terra e lo avesse avvolto di dolcezza.

“Da dove arriva questo profumo?” Si domandò

Il Baobab si guardò intorno, guardò in alto e sorrise quando vide le nuvole nel cielo.

“Ma certamente! E’ la Natura che mi dà l’acqua per far crescere i miei bellissimi fiori e anche tutte le cose che mi rendono felice!”

Sentendo quale fosse la fonte della sua felicità, il Baobab desiderò poter rendere qualcosa alla Natura, in cambio della sua gentilezza. Per prima cosa pensò alle sue grandi foglie verdi, ma realizzò subito che lui stesso le aveva ricevute proprio dalla Natura.

Allora pensò ai suoi bellissimi fiori, ma anche quelli li aveva ricevuti dalla Natura.Il Baobab rifletté sul problema molto a lungo, ma non riuscì a pensare a nulla di nuovo che lui potesse dare alla Natura e questo pensiero lo rese molto triste. Non appena questo sentimento arrivò al suo cuore il soffio della brezza lo afferrò e lo sussurrò alle foglie. Le foglie lo sussurrarono agli uccelli e gli uccelli alle stelle. Tutto intorno a sé il Baobab poteva sentire il suo cuore sussurrare:

“Cos’altro posso fare? Io devo ricevere, cos’altro posso fare?”

Ma allo stesso tempo il suo cuore sospirava:

“Io voglio donare!”

L’albero di Baobab cominciò a piangere:

“Io voglio donare proprio come fa la Natura, ma sono solo capace di ricevere. Cosa farò? Forse è meglio che smetta di ricevere”

Ora, la Natura, stava aspettando questo preciso momento: finalmente era venuto il tempo per il Baobab di scoprire la sua vera ragione di esistere.

In quel preciso istante una forte raffica di vento lo strappò fuori dalla terra e piantò le sue radici alte nel cielo che crescessero verso l’alto, mentre i suoi rami crescevano verso il basso, nella terra.

Quella stessa notte, le volpi volanti affamate planarono sui suoi fiori per succhiare il dolce nettare dai suoi petali.

Sulle prime, questi rumorosi pipistrelli aggrappati ai suoi petali spaventarono il Baobab.

“I miei petali, i miei petali!” cominciò a strillare. “Perché rovinate i miei bellissimi petali?”

“Siamo qui per trasportare il polline ai tuoi bacelli,” disse il pipistrello, “in questo modo potrai fare dei frutti.”

“Ohhhh!” disse il Baobab, “mi state aiutando a far crescere i frutti! Il nettare è buono quanto il suo profumo?!

“E’ delizioso, grazie!” rispose il pipistrello.

Il Baobab era felice che gli animaletti avessero una cena così gustosa.

E nemmeno si preoccupò quando il mattino seguente tutti i suoi bellissimi petali caddero a terra perché la tartaruga fece una festa con i petali caduti e il Baobab sentì una nuova dolce connessione con tutto ciò che gli stava intorno.

Quando i giorni cominciarono a rinfrescare, il Baobab cominciò a perdere tutte le sue foglie ma i suoi frutti arricciati rimasero appesi ai suoi rami.

Non appena la tartaruga si seppellì profondamente sotto le sue foglie per stare al caldo, il Baobab cominciò a chiedersi come potesse dare i suoi frutti alla Natura. Proprio in quel momento una truppa di lemuri cominciò ad arrampicarsi sui suoi rami.

Improvvisamente ovunque ci furono scimmiette che si dondolavano sui  piedi per raggiungere i frutti.

“Deliziosi, deliziosi” cantavano le scimmiette ondeggiando sui rami. Il Baobab ridacchiò felice, agitandosi per far staccare i frutti da dare ai piccoli lemuri affamati. Le scimmiette saltellavano fra i suoi rami per afferrare i frutti che stavano cadendo finché alla fine non ne rimase neppure uno.

Il Baobab si guardò un po’ scioccamente dall’alto in basso: non c’era più alcuna foglia né alcun frutto. Ma non se ne curò.

Sapeva che il suo tronco e suoi rami erano perfetti per contenere l’acqua. Senza fiori, foglie e frutti era in grado di dare ancora più acqua a chi ne aveva bisogno. Durante la lunga stagione secca, quando anche i letti dei fiumi erano asciutti, gli elefanti assetati solleticavano il suo tronco per estrarne l’acqua.

E così molti altri animali spremevano tutta l’acqua di cui avevano bisogno dalla sua soffice corteccia bagnata. Alla fine di quella stagione il Baobab aveva imparato come aprire la porta del suo cuore a tutte le creature della Natura. I suoi rami con le loro cavità, ammaccature e giganteschi steli divennero un riparo per i cuccioli della giungla e gli scoiattoli, per lucertole e rane, per ragni e serpenti.

I buchi nel suo tronco divennero la casa di uccelli e gufi. Il programma della Natura stava funzionando perfettamente! Così, sottosopra, il Baobab imparò come donare. E più donava, più poteva ricevere.

In questo modo poteva ricevere tutta la felicità che la Natura aveva preparato per lui sin dall’inizio. Adesso, nel grande cuore dell’albero di Baobab, tutte le creature della Natura vivono insieme, in grande felicità ed armonia.

E ogni sera di mezza estate il Baobab indossa una meravigliosa corona di fiori bianchi … perché questo rende felice anche la Natura!

Disegni: Andrea Tardivo