Centro Mondiale Bnei Baruch per gli Studi di Kabbalah | kabbalah.info

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Kabbalah per Ragazzi

Come si veste Dio?

Nascere Kabbalista, rav Laitman risponde

Esistono il Giardino dell'Eden e l'Inferno?

Le regole del gioco della Natura

Cos'è il Creatore?

I bambini chiedono riguardo all'albero

Un mare di desiderio si riflette nelle domande di un bambino

 

Come si veste Dio?

L’altro giorno, mentre stavamo rientrando a casa, la mia piccola Carolina cominciò a chiedermi ansiosamente della morte, e di come avrebbe potuto ritrovarmi nella prossima vita, dato che entrambe avremmo avuto un nuovo corpo. Per provare a calmarla, le dissi la sola cosa che mi venne in mente, e cioè che ci sarebbe sempre stato un legame di amore e luce fra il suo punto nel cuore ed il mio.

Casualmente, proprio cercando qualcosa per acquietare il suo timore, e senza minimamente aspettarmi che lei potesse afferrare il senso delle mie parole, aggiunsi che alcuni miei insegnanti spirituali mi avevano assicurato che non c’era alcuna reale differenza o separazione fra di noi. Le dissi che noi siamo Uno, siamo la stessa cosa ma, molto semplicemente, non ne siamo consapevoli, e quindi non si sarebbe dovuta preoccupare di perdermi.

 

All’improvviso ho sentito la sua vocina esclamare dal sedile posteriore: “Stai dicendo che è tutta un’illusione? Com’é interessante mamma! Ma allora, mi domando, cosa sto facendo vestita da Carolina? Dovrei essere vestita da Dio!

Oh mamma, puoi per favore chiedere a quell’uomo con la barba bianca che in Internet ti insegna la Kabbalah se sa come si veste Dio?” 

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Nascere Kabbalista, Rav Laitman racconta...

In passato, fino alla distruzione del Tempio, i bambini nascevano in un ambiente che percepiva il Mondo Superiore, ed il Borè.

I bambini imparavano subito che i rapporti vissuti secondo la regola di “Ama il tuo amico come te stesso”, erano un qualcosa di estremamente naturale. Ne vedevano un esempio permanente nei loro genitori, e nel loro desiderio ardente di un rapporto sempre più forte con il Boré.

E così hanno capito che sono nati in questo mondo (nel quale la vita è solo temporanea) solo per creare questo legame..

Nel gruppo di Bnei Baruch, sin dai primi anni di vita, i nostri figli, (ed i nostri nipoti) partecipano ai corsi di studio della Saggezza della Kabbalah organizzati appositamente per loro. I rapporti fra loro e con se stessi sono fondati secondo la direttiva degli insegnanti che seguono che essi e tutte le persone sono unite fra loro.

Gli studi si svolgono una volta la settimana, la sera, e durante tutta la giornata di Sabato. I bambini arrivano al centro con i loro padri per la lezione, la mattina all’alba, e restano tutto il giorno. Viene fatto per loro un corso speciale, ed una volta ogni tanto, io stesso tengo una lezione per tutti i bambini.

È un piacere vederli ed ascoltarli, sentire le loro domande e le loro risposte, ed osservare la formazione di un punto di vista completamente nuovo in una persona in fase di sviluppo. Noi non ci rendiamo conto di cosa significhi ricevere negli anni dell’infanzia l’immagine vera del mondo, capirne la causa, il senso e lo scopo; questa immagine viene assimilata nella consapevolezza del fanciullo e vi rimane con molta naturalezza.

Secondo il comportamento quotidiano di ognuno, o di tutti noi, qui da noi o fuori da Bnei Baruch.

La loro rassomiglianza con la Forza Superiore rappresenta una garanzia del loro successo e del benessere che vivranno nel nostro mondo.

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Esistono il Giardino dell'Eden e l'Inferno?  

Domanda: Ci sono un Giardino dell’Eden ed un Inferno proprio come ci hanno insegnato a scuola?

Risposta: Non ero in classe quando te lo hanno spiegato. Quindi non so come risponderti. Cosa ti hanno detto?

Domanda: Che il Giardino dell’Eden è buono e che si sta male all’Inferno.

Risposta: Si, è esatto. Il Giardino dell’Eden è quando mi sento bene e l’Inferno quando mi sento male. Però tutto dipende da quello che ognuno di noi intende con “bene” e “male”. Quando una persona muore, porta con sé tutto ciò che ha conquistato in questo mondo. Niente di più. Sia quel che sia, ciò che ha ottenuto qui rappresenta tutto quello che possiede. E con questo si reincarnerà di nuovo.

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Le regole del gioco della Natura

È mattina presto nella savana africana. Il sole si alza in cielo riflettendo la sua luce sulla terra e sull’erba. Una giovane e signorile leonessa avanza cautamente attraverso le foglie secche. Il suo pelo brillante è ben camuffato, e guarda con attenzione le tante zebre che le stanno accanto. Anche se è giovane, sa molto bene quale è il suo ruolo nel branco. Ha un gran lavoro che la aspetta. Una grande responsabilità. Va a caccia tutti i giorni unita alle sue due amiche leonesse, e tutte assieme portano cibo per i piccoli cuccioli e per il leone del branco. In cambio, lui le protegge e non permette che nessuno invada il loro spazio vitale.

La leonessa sa che solo se lavorerà in gruppo con le sue amiche avrà successo acchiappando le veloci zebre. Per questo sta osservando attentamente le altre due leonesse. Alcuni secondi dopo, le sue amiche, un po’ più grandi di lei, le fanno il segnale. E le tre leonesse cominciano a muoversi ad una tale velocità, che sicuramente potrebbero vincere la medaglia d’oro ai giochi olimpici. Alcuni minuti dopo, hanno già terminato la loro missione. Hanno acchiappato le zebre.

Bambini è importante sapere che, nella natura, c’è una specie di tacito accordo, molto importante, fra gli animali predatori e quelli cacciati. Le leonesse non cacciano mai per divertimento o per dar fastidio ad altre razze animali. Cacciano sempre per poter mangiare e rendere così felici i membri del proprio branco. Normalmente acchiappano animali deboli o malati, e questo aiuta le zebre a mantenere il loro branco forte e in salute.

Alla stessa ora questa mattina, in un luogo differente della savana africana, i cuccioli del meerkat si stanno svegliando dopo aver dormito nella loro comoda tana. Se ancora non lo sapeste, il meerkat è un mammifero simile alla mangusta, veloce e piccolo. I meerkat vivono in piccole colonie nel continente africano. Alcune piccole pietanze gustose stanno aspettando nelle tane dei piccoli meerkat affinché facciano colazione: deliziosi scarabei, succulenti bruchi e frutta fresca. Ma chi si occupa dei cuccioli? Non la loro madre, ma un altro esemplare di meerkat al quale alla quale è stato affidato un lavoro molto speciale: fare da bambinaia.

I meerkat hanno alcune regole molto chiare. Solo alcuni papà e mamme meerkat hanno il permesso di avere figli, gli altri possono essere solo coloro che si prendono cura dei cuccioli, aiutandoli a crescere grandi e forti. Quando i genitori sono occupati a procurare il cibo ai loro figli o si trovano lontani dalla tana per qualsiasi altra ragione, le bambinaie si occupano di mantenere al sicuro queste tane dagli uccelli che vagano nei paraggi e che vogliono entrare. In queste occasioni, le bambinaie non possono uscire a cercare cibo per se stesse e, a volte, perdono peso e dimagriscono.

I comportamenti animali, come quello del branco dei leoni o la colonia dei meerkat, sono sorprendenti per gli scienziati che studiano la Natura. Perché questi animali si aiutano tra loro e dividono tutto gli uni con gli altri? Perché fanno tutte queste cose per il bene del branco? Come sanno cosa devono fare per sopravvivere? Gli uomini saggi della Kabbalah studiarono e scoprirono che tutte le creature in natura hanno una sola regola: questa regola si chiama “La Legge della Dazione”.

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Cos'è il Creatore?

Domanda: Cos’è il Creatore?

Rav Laitman: Il Creatore è la forza ed il potere più grande di tutti. Lui fa ogni cosa, e non chiede a nessuno. Di conseguenza, dobbiamo cercare di avere con lui un buon rapporto. E’ così grande Lui!

Domanda: Perché il Creatore ci ha creati?

Rav Laitman: E’ scritto che il Creatore ci ha creati perché vuole che siamo felici, e che otteniamo cose belle. Lui vuole che il papà e la mamma e tutti noi siamo felici, e che abbiamo una buona vita, una vita piena, ricca di piaceri, viaggi, sorprese, feste. Il Creatore vuole il nostro bene; per questo ci ha creati.

Domanda: Se abbiamo timore di qualcuno, come possiamo superare la paura?

Rav Laitman: Possiamo superare la paura solo con una cosa. Dobbiamo credere che c’è un solo potere, e oltre a quello, nient’altro dirige il mondo. Solo Lui, il Creatore, e noi siamo nelle sue mani.
Qualunque cosa faccia, solo quella sarà. Così, io non ho nulla da temere, e la paura svanirà. Abbiamo paura quando non sappiamo cosa ci accadrà e cosa succederà nel futuro. Però, anche senza saperlo, e nonostante tutto, io so che il Creatore dirige tutta la mia vita, così non ho per niente paura.

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I bambini chiedono riguardo all'albero

Domanda: “Che cosa simboleggia un albero? E perché Bnei Baruch ha scelto questo simbolo?”

Rav Laitman: Abbiamo scelto il simbolo di un albero, perché l’uomo è chiamato "Un albero del campo" (ETS Hasadeh). È scritto nella Torah "Perché l’uomo è un albero del campo". Esso mette a confronto una persona con un albero nel campo, facendo dell’albero e della sua radice un’analogia con un essere umano e la sua Origine.

L’albero simboleggia l’uomo che vuole crescere nel campo, (questo mondo fisico). Nessun altro che vuole crescere da questo mondo ed essere più grande (realizzare la spiritualità) è chiamato "Un albero del campo". Quindi, abbiamo scelto il simbolo di un albero, perché simboleggia il nostro scopo.

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Un mare di desiderio si riflette nelle domande di un bambino

Domanda: Perché dobbiamo unirci?

Rav Laitman: Io ho solo un nemico – il mio egoismo e non sono in grado di combatterlo da solo.

Il mio egoismo è come un ragazzaccio grande e grosso della scuola dal quale devo fuggire per non essere picchiato.

Cerco aiuto per sconfiggere il mio egoismo, ma lo trovo anche tra i miei amici. Essi hanno lo stesso mio problema, la radice del male, l’egoismo, non li lascia in pace.

Quindi insieme decidiamo di dargli una bella lezione per tenerlo lontano. Dobbiamo diventare amici per scacciare questo “ragazzaccio” e  convincerlo a non venirci più tra i piedi.

E’ per questo che ci uniamo, per poter sconfiggere il nostro nemico comune. La vita diventerà semplicemente stupenda se saremo capaci di sbarazzarci di lui.

Anche i Bambini chiedono perché siamo tutti connessi

Domanda: Perché siamo tutti connessi?

Rav Laitman: Il Creatore ha creato un unico desiderio,poi lo ha frantumato in tanti pezzi

Nella realtà siamo tutti connessi  interiormente, ma abbiamo la sensazione di essere disconnessi.

Io sento gli altri come se fossero separati da me. Dico bugie alle persone, le derubo, le picchio, le odio, perché non sento che esse sono parte di me. Il mondo intero è tutto dentro di me.  

Il Creatore mi ha confuso di proposito. Il fatto che gli altri sono io,  mi verrà  rivelato e allora dovrò chiedermi, "come posso essermi comportato così con me stesso?"Ho preso cose da me stesso, mi sono picchiato, mi sono imbrogliato. Mi sono derubato di tante cose buone.

Di continuo mi faccio del male, alla mia salute, al mio benessere e alla mia pace. Faccio cose brutte a me stesso. A cosa stavo pensando?  Ma non era ovvio?

E’ solo all’interno dello specchio distorto  dell’egoismo che gli altri uomini ci sembrano estranei, anche se siamo una sola cosa.

E’ una sensazione sgradevole, ma la cosa buona è che ci conduce alla correzione. Ci spinge verso l’interconnessione, dandoci una ragione per avvicinarci e per amare il prossimo.

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Le avventure
delle rotelle
Le avventure
delle rotelle 2

La storia
del grande mago

(Parte 1)

La storia
del grande mago

(Parte 2)

L’insegnante
d’arte



In una foresta, viveva una piccola cimice di nome Cimino. Cimino amava molto la luce del giorno dato che, di notte, il buio lo intimoriva.

Cimino aveva un'amica, un piccolo e grazioso baco da seta di nome Vera, che aveva anch'essa paura del buio. Ogni notte Cimino e Vera si incontravano su un ramo di pino e si addormentavano uno vicino all'altra, dormendo assieme fino alla mattina dopo.

Una sera due corvi chiacchieroni si sedettero sul ramo di Cimino e Vera.

“Hai sentito cosa cresce la notte sul bordo del lago?” - chiese uno dei corvi.

“Forse qualcosa di buono da mangiare?” - disse l'altro corvo - “Non ci arriverò mai di notte perché ho paura... però ci andrei di sicuro di mattina per godermi qualche bocconcino prelibato!”

“Non ci crederai” - continuò l’altro corvo - “ma lì cresce un'erba speciale! Chi la mangia sviluppa la capacità di far luce di notte”.

“Davvero? E chi ne ha mangiato?”


“Nessuno! Perché nella nostra foresta nessuno desidera far luce di notte! Le volpi, gli orsi e gli animali grandi non vogliono illuminare, perché diventerebbero visibili al buio. E i piccoli animali non ne hanno proprio bisogno, dato che, anche loro, non vogliono essere visti!”

I due corvi chiacchierarono ancora per un po’, scambiandosi le ultime notizie sulla foresta, e poi volarono via.

“Io vorrei tanto mangiare l'erba che illumina! - disse Cimino a Vera, poiché aveva sentito tutto quello che i corvi si erano detti.

Vera gli rispose – “sarebbe interessante sapere se nella nostra foresta c'è qualche animale coraggioso che oserebbe arrivare fino al lago, così lontano, e mangiare l'erba che fa luce.”

“Il lago è proprio il posto dove fa più paura aggirarsi al buio” - le rispose Cimino. E Vera fu d'accordo con lui.


Era già tardi, e Cimino si addormentò e sognò l'erba che illumina. Al mattino Vera svegliò Cimino - “Svegliati! Devo salutarti!”

“Perché? Stai andando da qualche altra parte?”

“No! Semplicemente è giunta l'ora di avvolgermi nel mio bozzolo all'interno del quale dormirò per un intero mese. Poi, quando mi sveglierò, uscirò dal mio guscio di bruco, e torneremo a stare insieme di nuovo!”

“Va bene, cara bachina. Mentre dormirai, io veglierò sul tuo bozzolo.”

“Prenditi anche cura di te!” - disse Vera a Cimino, ed iniziò a costruirsi un morbido bozzolo di seta.

Cimino attese la sua amica con molta pazienza.

Un mese dopo arrivò il giorno in cui Vera doveva uscire e Cimino, emozionato, iniziò impaziente a girare intorno al bozzolo. Tutto ad un tratto, vide una goccia di resina gocciolare e cadere dall'albero coprendo il bozzolo di Vera con la sua spessa colla.

Proprio in quel momento il bozzolo cominciò a muoversi e Cimino udì Vera bussare da dentro: “Toc-toc, toc-toc”.

Cimino provò a pensare cosa fare con la resina che avvolgeva il bozzolo nel quale si trovava Vera, ma la resina si era indurita rapidamente. Vera doveva proprio uscire da lì, dato che era passato già un mese ed era ormai già pronta.

“Vera, aspetta ancora un po’, vado a chiamare aiuto!” - disse Cimino, e volò dallo scarabeo rinoceronte.

“Scarabeo rinoceronte, tu sei molto forte ed hai un grande corno sulla fronte. Per favore, aiuta il baco da seta ad uscire dal bozzolo!”


“Ti aiuterei volentieri, ma devo affrettarmi a rotolare la mia palla di fango prima che faccia buio” - disse lo scarabeo rinoceronte che se ne andò per la sua strada.

Cimino continuò a cercare aiuto finché arrivò dall'ape.

“Ape, tu hai un pungiglione forte e tagliente! Potresti aiutare il caro baco da seta  ad uscire dal suo bozzolo?”

“Io devo conservare il mio pungiglione nel caso qualcuno voglia recarmi danno” - rispose l'ape, e fu costretta a chiudere la porta di casa.

 

 


Cimino continuò a cercare e fece un salto dal suo vecchio amico picchio, che viveva nella parte opposta della foresta.

“Picchio, tu riuscirai a frantumare con il tuo becco la resina che è sul bozzolo di Vera la bachina?”


“Ti aiuterei volentieri, ma adesso è già notte ed io non vedo niente quando è buio. Non posso arrivare semplicemente al vostro albero. Se qualcuno mi facesse luce …”

In quel preciso momento, Cimino si ricordò dell'erba che illumina.

“Aspetta un po’, torno subito” - disse al picchio e, senza pensarci due volte, si diresse saltellando verso il lago.

Era veramente un miracolo! Cimino desiderava talmente aiutare Vera, che smise di aver paura del buio.

Quando Cimino giunse al lago, notò facilmente l'erba che illumina. I suoi rami blu arrivavano quasi fino all'acqua. Si sedette, ne mangiò un po', e il suo piccolo corpo cominciò immediatamente a splendere di una luce dorata.

Cimino tornò velocemente dal picchio e gli disse: “Picchio, adesso puoi vedere la strada?”

“Sì, la tua luce sicuramente mi basta!” - rispose il picchio, ed ambedue si affrettarono sul cammino.

Quando giunsero, Cimino gridò: “Tieni duro, Vera, siamo arrivati per aiutarti!”

Immediatamente i due, il picchio e Cimino, si misero al lavoro. Il picchio colpì il bozzolo con il becco, la resina si frantumò e, in un batter d'occhio, Vera uscì fuori. Ma invece di un bruco, dal bozzolo sbucò una bellissima farfalla, che spiegò le sue ali delicate e trasparenti, che la luce di Cimino fecero splendere.

“Quanto sei bella!” - le disse Cimino, che era sbalordito dalla bellezza di Vera, ormai farfalla.

“Anche tu sei cambiato, Cimino!” - gli rispose Vera – “Mi sembra che tu abbia gustato l'erba che illumina... Splendi proprio come il sole!”


“Io sapevo che nella nostra foresta c'era un animale coraggioso che non avrebbe temuto di andare al lago quando fa buio! E questo animale sei tu, mio caro amico Cimino!” - esclamò Vera.

I corvi chiacchieroni sparsero la notizia in tutta la foresta: “Nella foresta c'è qualcuno che è talmente speciale e coraggioso che ha mangiato l'erba che illumina!”. Tutti vennero a vedere l'eroe: le volpi, gli orsi ed i gufi furono tutti molto impressionati dal fatto che il piccolo Cimino era riuscito ad aiutare la sua amica Vera ed a soccorrerla e lo stimarono molto per questo.

Cimino divenne l'eroe della foresta ed il suo nome cambiò in Lucciola.

Da quel giorno la foresta nera smise di essere tenebrosa di notte perché una macchia splendente, una piccola luce, illuminava il buio. Una lucciola coraggiosa aiutava tutti gli animali della foresta a trovare la loro strada nel buio.

Illustrazioni: Yelena Strokin

Un miracolo che non finisce

 

 

In un Reame magico e molto lontano, fra alberi alti e antichissimi, c’era una scuola per maghi. Come in ogni altra scuola, vi erano studenti e professori, compiti e vacanze. E, alla fine dell’anno, i maghi principianti esibivano le magie che avevano imparato.

Tra gli studenti di questa scuola, c’era un ragazzo di nome Arturo “Cespuglietto – Verde”. Questo soprannome gli era stato dato dai suoi amici dopo che, in una delle lezioni, Arturo aveva trasformato i suoi capelli in un piccolo cespuglio verde e non era poi riuscito a riportare la sua capigliatura alla sua forma originale.

Poco prima delle vacanze estive gli alunni si prepararono alla sfilata annuale di magia. Indovinate quale magia Arturo “Cespuglietto - Verde” aveva escogitato? No, non era un letto volante o un bastoncino interminabile di zucchero filato. Arturo aveva inventato un tappeto magico. Per metterlo in azione bastava stare in piedi sul tappeto, saltellare due volte sul piede sinistro, dire: “Chick-Track”, e in quel momento pensare ad uno dei propri desideri che esso veniva immediatamente esaudito. Tuttavia, poiché Arturo era solo uno studente e non un vero mago, la sua magia durava non più di un minuto.


Per verificare la sua invenzione, Arturo andò all'asilo che si trovava all'interno dell'albero gigantesco vicino alla sua scuola. Lì, invitò i bambini a salire sul tappeto e ad esprimere un desiderio. Tutti i bambini corsero intorno al tappeto, ma il piccolo Niccolò ci arrivò per primo. Era il bambino più basso della sua classe. Persino Giovanni, il bambino più giovane dell'asilo era più alto di lui. Niccolò saltò due volte sul piede sinistro, pronunciò le parole magiche: “Chick-Track”, e gridò “Voglio essere il più alto di tutti!”.


Immediatamente, Niccolò cominciò a crescere. I bambini guardarono stupiti come Niccolò stesse diventando più alto di ogni altro bambino dell’asilo, più alto di Arturo e della sua maestra, e come, infine, la sua testa toccò il soffitto. Nel frattempo Niccolò percepì che i suoi vestiti, i pantaloni, la maglietta e persino le stringhe delle scarpe, continuavano a tendersi e sembravano stessero per strapparsi! “Guardate quanto sono cresciuto!” – disse Niccolò emozionato rivolto ai bambini dell’asilo. Ma il minuto della magia finì ed egli ritornò alla sua solita altezza. Arturo borbottò le parole magiche e rimise a posto i vestiti del piccolo Niccolò.

Camilla fu la seconda. Due saltelli sul piede sinistro, “Chick-Track” e la bambina si arrestò. Moltissimi desideri si presentarono nella sua testolina.

“Una bambola! No, cioccolato! Forse una macchinina? No, è una cosa da maschi. Un vestito nuovo! No, la mamma comunque intende comprarmene uno. Per di più, in ogni caso tutto scomparirà un minuto dopo. Cosa scegliere?”.

All’improvviso il suo sguardo si posò sullo scaffale degli animali di pezza e Camilla si ricordò quanto avesse desiderato da sempre che si trasformassero in animali veri. Sì! “Che tutti gli animali – giocattolo diventino dei veri animali!” - chiese Camilla, e il tappeto magico cominciò a dare vita agli animali, uno dopo l'altro.


L'asilo si riempì del suono dello sbattere di ali di uccelli e dei loro cinguettii . Gatti che prendevano vita e miagolavano balzando da un posto all'altro. Grandi e piccoli cani abbaiavano, orsi seduti in terra che chiedevano miele ai bambini.

I bambini impauriti si avvinghiarono intorno alla maestra e Arturo si affrettò ad aprire una finestra. Gli uccelli volarono, i gatti rincorsero gli uccelli ed i cani i gatti ed anche gli orsi uscirono fuori attraverso le finestre.

Passato il minuto tutti gli animali tornarono ad essere dei giocattoli.



Dopo tutto questo trambusto i bambini ebbero timore di avvicinarsi nuovamente al tappeto magico fino a che, all’improvviso, un bambino di nome Alessio si ricordò che al suo amico Davide doleva un dente. A causa di quel dolore, egli aveva rinunciato alla mela che aveva portato con sé da casa.

Alessio si fece avanti e si piantò nel bel mezzo del tappeto magico.

Due salti sul piede sinistro, “Chick-Track: voglio che a Davide passi il mal di denti” disse.

Tutti sentirono subito le risate di gioia di Davide che esclamò: “Grazie Alessio! Venite, mangiamoci la mela assieme!”

Poi giunse il momento della colazione. La maestra d'asilo chiamò i bambini nella sala da pranzo, e il gioco con il tappeto magico finì.

Arturo “Cespuglietto – Verde”, arrotolò la sua invenzione e seguì i bambini. Sapeva che, dopo un minuto, la magia sarebbe passata e che a Davide sarebbe ritornato il mal di denti e avrebbe dovuto consolarlo. Ma si era sbagliato: Davide mangiava, rideva e tirava fuori la lingua per divertire i suoi amici. Non gli faceva più male il dente, nemmeno dopo dieci minuti.

Arturo si chiedeva meravigliato come mai l'ultima magia fosse continuata anche dopo un minuto. Incapace di trovare una risposta, si rivolse al suo maestro di magia raccontandogli l’accaduto. Il mago vecchio e saggio ascoltò con attenzione e, accarezzandogli la testa, gli disse:

“Ricorda, piccolo amico mio: la magia che è fatta per gli altri non finisce MAI”.

Disegni: Giya Basiliya

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Questo spazio dedicato ai bambini e non solo. Favole, filastrocche e video che vi faranno sognare ad occhi aperti. Le favole di Bnei Baruch sono adatte a tutti, adulti, ragazzi e bambini

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