Associazione di Promozione Sociale – Ente del Terzo Settore, senza finalità di lucro
QUAL E' IL SIGNIFICATO DELLA VITA?

Qual è il significato della vita?

Qual è lo scopo della vita?
Cosa accade dopo questa vita?
Chi mi ha dato la vita, perché?
Per chi vivo?
Chi mi controlla?
Sono veramente vivo?

Il significato della vita è arrivare a conoscerne il significato.
Il significato della vita è sapere perché viviamo.

Per comprendere il motivo per cui viviamo occorre che ci eleviamo al di sopra della nostra esistenza quotidiana.

Qual è il significato della vita? – Un’inchiesta

La saggezza della Kabbalah sostiene di avere un metodo appositamente creato per rispondere alla domanda sul significato della vita.

A tal proposito abbiamo incontrato il più illustre Kabbalista contemporaneo, il dott. Rav Michael Laitman per esaminare la domanda fondamentale della vita.
Ecco le domande che abbiamo preparato e la conversazione che ne è scaturita:

  • Perché ci interroghiamo sul significato della vita? Perché in noi esiste la questione?
  • E’ possibile scoprire il significato della vita?
  • Perché i bambini si chiedono quale sia il significato della vita?
  • Perché sempre più persone si chiedono quale sia il significato della vita durante i periodi di crisi?
  • Abbiamo libera scelta sulla domanda riguardo al significato della vita?
  • Perché alcune persone si interrogano sul significato della vita e altre no?
  • Perché moriamo?
  • Il significato della vita è avere sempre obiettivi e sogni?
  • Il significato della vita è sopravvivere, evolversi e riprodursi?
  • Il senso della vita è la costante aspirazione alla saggezza e alla conoscenza?
  • Il senso della vita è essere una brava persona?
  • Il significato della vita è adorare il Creatore ed entrare in Paradiso dopo la morte?
  • Il senso della vita è amare?
  • Il significato della vita è essere felici?
  • Il significato della vita è essere potenti?
  • La vita è priva di senso?
  • La domanda sul senso della vita dovrebbe essere ignorata?
  • La vita è semplicemente brutta?

“Abbiamo costruito intenzionalmente tutta la nostra vita in modo da non porci la domanda sul significato della vita”.

Perché ci chiediamo il significato della vita? Perché abbiamo questa domanda per cominciare?

Ci chiediamo il significato della vita perché, in contrasto con i livelli della natura inanimato, vegetale e animato, il livello umano è qualitativamente più elevato di quello animato. L’essere Umano si distingue dall’animale perché si interroga sul significato della vita. Vuole che la sua esistenza sia eterna.

Se non possiamo vivere in eterno, allora la vita non ha valore, perché ogni cosa muore e scompare.

Pertanto, la domanda più importante che riguarda proprio l’essere umano è sul significato della vita.

Il senso della vita è avere sempre obiettivi e sogni da realizzare?

Esiste la percezione che perseguire obiettivi e sogni sia ciò che dà senso alla vita. Così, alcuni concludono che il significato della vita sia avere uno o più obiettivi per cui lavorare, perché allora si è sempre riempiti da una sensazione di importanza. E’ sufficiente che ogni persona possa immaginare o creare per sé un qualsiasi obiettivo nella vita per soddisfare quel desiderio di significato oppure c’è qualcosa che manca in questa concezione?

Se il significato della vita lo troviamo in questa vita, allora non può essere il significato vero, perché questa vita termina. Abbiamo bisogno di un qualcosa di eterno e assoluto per poter davvero avere una ragione di vita. Dunque cerchiamo il significato della nostra vita in qualcosa che vada al di là di essa.

Arrivi subito a collegare il significato della vita all’eternità…

Chiunque si limiti a vivere l’intera vita nei suoi aspetti corporali non riesce a raggiungere il significato della vita, poiché, nell’ultimo istante di vita, si rende conto che tutto ciò che ha ottenuto non ha più valore; quindi non ha trovato il senso della vita.

Per la maggior parte del tempo, cerchiamo di essere soddisfatti, per dimenticare la vita e la domanda sul suo significato. Ma il significato della vita non lo si trova cancellando la domanda.

Potresti spiegare come ci impegniamo nel dimenticare il senso della vita?

Ogni cosa che facciamo nella vita oltre alle nostre necessità è di mettere da parte e dimenticare la domanda sul significato della vita.

E’ ovvio che io debba pensare al mio lavoro, a sposarmi, avere una famiglia e impegnarmi nello studio scientifico, essere creativo, leggere libri, ascoltare musica, essere attivo culturalmente e così via.

Ma tutto questo perché?

In ogni caso, devo sapere: è questo il senso della vita? Oppure sto solo occupando del tempo, dimenticando la cosa più importante?

Devo sapere che esiste un “diavoletto” dentro di me. Costantemente mi aizza e mi chiede “E’ solo questo il motivo per cui vivi?” E questo mi costringe a trovare una risposta.

Quel “diavoletto” è sempre lì?

Si agita, si calma, si agita di nuovo, e poi si calma ancora. Vuole solo dimostrare quanto io dipenda da questo mondo, e quanto il mondo mi manipoli e mi permetta di dimenticarmi del motivo per cui sono vivo.

Ma se non mi domando il significato della vita, allora sono come ogni altro animale.

Se invece io mi risveglio con la domanda tipica del livello umano —“Perché vivo?”— e non ho la risposta a questa domanda, allora pur di non soffrire, dimentico tutto.

Perché questa domanda nasce solo in alcune persone e non in tutti?

La domanda sul senso della vita dipende dallo sviluppo della persona. Tuttavia, sappiamo che tutte le domande a cui abbiamo provato a rispondere nel corso della storia — con il nostro relativo sviluppo di religione, scienza, credenze, cultura ed educazione — avevano lo scopo di riuscire a fornire risposte alla domanda sul senso della vita.

Gli Animali non necessitano di rispondere a questa domanda, loro semplicemente vivono.

Lo sviluppo umano, soprattutto il nostro sviluppo competitivo, avviene in modo celato, al fine di mostrarci a vicenda che noi conosciamo ciò che è segreto e gli altri non lo conoscono. Noi siamo in competizione e ci sviluppiamo cercando di mostrare a tutti gli altri che conosciamo il senso della vita.

È come desiderare una bellissima macchina perché la voglio mostrare alle altre persone?

Certo, quando compro una macchina più grande, più bella di quella del mio vicino, è proprio perché voglio dimostrare che sono più vicino di lui a raggiungere il senso della vita.

Anche i bambini fanno questa domanda sul senso della vita, forse persino più di noi.

Un bambino di sei, sette oppure otto anni si chiede il senso della vita. L’ho sentito anche da molti bambini di dieci, undici e dodici anni, quando iniziano a vergognarsi un po’ nel porre questa domanda. Qualche volta, dopo aver suscitato interesse in loro, mi interrompono chiedendo “Allora per quale motivo viviamo?”

La domanda sul senso della vita è come un’enorme pietra che pesa sul bambino, chiedendo una risposta. Successivamente, tuttavia, con lo sviluppo ormonale e sociale, la dimentichiamo e iniziamo a correre dietro a qualunque cosa il mondo ci presenti e con cui ci confonda.

Tuttavia, la domanda sul senso della vita— “Perché io vivo?” —davvero agita tutti coloro che non “riescono” a dimenticarla.

Ma se la domanda nasce già da bambini, perché poi scompare sempre?

La domanda scompare nel tempo perché noi abbiamo organizzato tutte le nostre esistenze proprio per fare in modo di non porre mai più questa domanda.

Come genitore, se mio figlio mi chiedesse, “Quale è il senso della vita?” Come dovrei rispondere?

Se il bambino mi chiedesse quale sia il significato della vita, allora devo riflettere profondamente da dove proviene questa domanda. Il bambino potrebbe cercare qualcosa in relazione ad una professione, al desiderio di realizzarsi nello sport o nella musica cioè si chiede “Perché io vivo?” allo scopo di trovare la sua strada nel mondo.

Ma se invece la sua domanda fosse davvero sul senso della vita, cioè su questa vita? In altre parole, vuole sapere da dove proviene la vita, cosa avviene dopo la morte, e cosa avviene con la nostra intera esistenza? Devo innanzitutto comprendere il motivo per cui mi stia facendo tale domanda.

Supponiamo che un bambino di cinque anni mi chieda, “Qual è il senso della vita?”

Questa domanda non è legata ad un’età specifica.

Mi ricordo che ero solito pormi questa domanda sulla vita e sul senso della vita. Guardavo gli adulti, e mi era chiaro che loro non avevano nulla per cui vivere. “Per cosa vivono?” Mi chiedevo ogni volta. Pensavo davvero che sarebbero stati meglio morti che vivi. Perché andavano avanti e indietro dal lavoro ogni giorno? Come facevano a fare sempre le stesse cose giorno dopo giorno? Solo per avere dei figli da far vivere allo stesso modo?

Pensavo che se qualcuno mi avesse spiegato prima di nascere che la vita era questa, non avrei scelto di nascere.

Quindi come potete vedere, la mia domanda era davvero sul senso della vita; era relativa all’origine della vita: “Da dove proviene la vita?” “Perché c’è vita?” “Che bisogno c’è di vivere?” “C’è davvero la necessità di vivere?”

Se mi avessero detto che in alcune generazioni avremmo raggiunto qualcosa di così grande—che va al di là della nostra vita corporea—allora avrei compreso che sarebbe stata solamente una questione di tempo finché una nuova generazione ce l’avrebbe fatta. Ma senza questa prospettiva, continuando semplicemente a vivere per sopravvivere e riprodursi, allora saremmo stati anche peggio degli animali. Questo perché gli animali non si chiedono perché vivono, e siccome non si fanno domande, sono più completi.

“Se inizio a salire su un livello più alto attraverso la domanda sul senso della vita, allora non morirò più”.

È meglio essere un animale felice o un uomo che soffre?

È meglio essere un animale felice o un uomo che soffre per via della domanda sul senso della vita? È preferibile essere un uomo, perché questo ci consente gradualmente di evolvere ad un nuovo stato dove davvero otteniamo la risposta corretta “Qual è il senso della vita?”

Quando otteniamo questa risposta, diventiamo veri “esseri umani” nel vero senso del termine.

Chi non la ottiene, non può essere completo.

Vi è un timore nel rispondere alla domanda sul senso della vita; rispondere significa eliminare la domanda.

Se io conoscessi il significato della vita, solo allora sarei davvero vivo, infatti tale significato non mi fermerebbe in uno stato fisso in cui non ho più nulla da scoprire. Piuttosto, mi aprirebbe una serie di opportunità per arrivare ad ottenere un intero nuovo mondo.

Quella domanda precisa—” Cosa significa vivere?” “Perché io vivo?” —è la porta verso un nuovo mondo.

Con la consapevolezza che esiste una risposta, attraverso quella porta e inizio la mia ricerca. Comprendo che esiste un colossale meccanismo che circonda la nostra vita ed il nostro mondo. La domanda ci prepara in grande profondità, a sviluppare dal livello animale al livello umano, per entrare nell’ampio, eterno mondo e comprendere perché esiste. Impariamo da dove viene il nostro universo e la vita sul pianeta Terra, in che direzione si sta sviluppando, e quale grande sistema opera e ci guida. Gradualmente, attraverso questa ricerca, arriviamo ad ottenere il gradino della Spiritualità.

Perché moriamo?

Moriamo perché esiste un limite a quanto possiamo esistere al livello animale. Il mio corpo muore—il mio livello animale—ma non il livello umano. Se io entro nel gradino più alto attraverso la domanda sul senso della vita, allora allora io non muoio più. Il mio spirito continuerà a svilupparsi all’infinito.

Come colleghi la domanda sul senso della vita al fatto che si muore?

La morte fisica ha proprio lo scopo di indurci consciamente, con un po’ di timore e calcolo inclusi, a interrogarci su quale sia il senso della vita almeno una volta durante la vita terrena.

Mi farei la domanda sul senso della vita se non sapessi che sono destinato a morire?

Se fossimo eterni, certo non ci porremo la domanda sul senso della vita. Saremmo continuamente occupati con ogni tipo di impegno, come ora, sempre più confusi. La morte è la correzione più importante.

Quanto l’età di una persona è collegata alla domanda sul senso della vita?

L’età invero è importante, ma non è collegata allo sviluppo individuale delle persone. Dipende, da quanto le persone sono collegate alla società. Ci sono persone che, quando si chiedono il senso della vita, lo vogliono comprendere nella prima parte della vita , altre nella mezza età e altre ancora quando sono anziane. Non dipende dalla persona in sé stessa, ma da quanto questa è connessa al sistema collettivo della connessione umana.

Ad un primo sguardo, sembrerebbe che le persone si pongano questa domanda per soddisfare la loro curiosità.

La domanda sul senso della vita non emerge in modo chiaro e diretto. Qualche volta sembra filosofica o scientifica.

Quando iniziai a pormi questa domanda, mi ritrovai a studiare un po’ di antropologia e astronomia. Successivamente passai per molti altri studi, e alla fine arrivai alla saggezza della Kabbalah.

Cerchiamo il significato della vita attraverso molte strade. Se ci impegniamo in tutti i tipi di attività creative, culturali ed educative, anche lì cerchiamo il significato della vita e troviamo soddisfazione in quelle attività. Ad esempio, se scrivi una sinfonia, ti sembra di realizzarti e di ritrovarti, di dare alla luce qualcosa. In questo modo, sei simile alla natura e senti che la tua vita ha un significato.

Ma in realtà, tutti devono rispondere alla domanda sul significato della vita.

Durante le nostre vite anguste e dolorose, tutti inconsciamente sanno, anche vagamente, che la vita ha un significato.

La domanda sul senso della vita è connessa con la depressione?

Nelle nuove generazioni, la domanda sul senso della vita scaturisce molto nettamente e in un ampio spettro di popolazione. Questo perché l’ego della nostra generazione è esploso in modo esponenziale. Oggi giorno, praticamente tutti si fanno questa domanda sul senso della vita. La depressione emerge quando le persone non riescono a trovare la risposta, e ne consegue una moltitudine di problemi nella nostra società: abuso di droghe, suicidi, divorzi e terrorismo, tra molti altri.

I giovani non sembrano connessi alle sfide che si presentano loro oggi, non sembrano davvero essere interessati alla spiritualità. Perché è così?

La nostra generazione affronta l’eterna domanda, “Qual è il significato della vita?” e in contrasto con le generazioni passate, abbiamo bisogno di rispondere in modo chiaro e collettivo, cioè la società nel suo insieme avrà bisogno di una risposta perché lo sviluppo dell’intera società umana ormai diventata dipendente dal trovare o meno tale risposta.

Abbiamo raggiunto uno stato in cui viviamo come in un piccolo villaggio su questo pianeta. Se tutti ci chiediamo il significato della vita, allora tutti abbiamo bisogno della risposta.

In un mondo globale, dove persone e nazioni sono strettamente connesse, e dove tale forte connessione è espressa virtualmente attraverso Internet, dobbiamo comprendere che la domanda sul senso della vita è la più importante di tutte.

Internet è emerso come risultato della nostra richiesta sul senso della vita. Questo perché la questione ci connette tutti intimamente, e sarà per mezzo della nostra corretta connessione che potremo elevarci al livello della risposta.

Al momento, noi usiamo Internet come bambini piccoli che giocano nella loro casetta caotica e corrono da una stanza all’altra. Davvero spero che, dopo che avremo superato tutta questa confusione, ci impegneremo seriamente nella cosa più importante: come possiamo, adesso che Internet ci permette di essere tutti in uno stesso posto, nello stesso stato, in un unico campo interiore e virtuale, davvero chiederci “Quale è lo scopo della nostra intera civiltà?” “Cosa ne ricaviamo?”

E a quel punto riceveremo la risposta.

Le persone possono aiutarsi a vicenda nel trovare questa risposta sul senso della vita?

Per poter trovare la risposta alla domanda sul senso della vita, le persone avranno bisogno di essere connesse, perché la risposta si trova al di là della vita. Solo se riusciremo a “risvegliarci” dal nostro ego potremo trovare la risposta, e sarà possibile solo se saremo ben connessi.

Come funziona? Se sono dentro me stesso, dentro il mio ego, allora non conoscerò mai il senso della vita. Più precisamente se io potessi uscire in te, essere connesso a te come se fossi davvero dentro di te, allora potrei vedere la mia vita e il senso della mia vita, cioè proprio essendo dentro di te.

Quindi, la connessione umana è assolutamente necessaria per poter raggiungere il senso della vita in quanto “ci risveglia” al di sopra delle nostre vite private. A quel punto potremmo ottenere il significato della vita attraverso la stessa direzione da cui proviene la vita stessa e si riveste in noi.

Se una persona non si pone la domanda sul senso della vita, vale la pena sollevare la questione?

Si. La nostra generazione ha raggiunto uno stato in cui ognuno può accedere al senso della vita. Così facendo, le nostre vite si elevano a un tono completamente diverso: non vivremo più semplicemente allo scopo di sopravvivere.

Non si rischia di danneggiare le persone?

No. Come potrebbe mai essere di alcun danno elevarsi sopra al livello animale della vita e ottenere l’eternità e la completezza durante la vita terrena?

Una delle intuizioni sul senso della vita sostiene che le persone hanno bisogno di adorare Dio ed entrare nella vita eterna dopo la vita.

Non so cosa s’intenda con “adorare Dio”, e nemmeno so cosa sia “l’al di là”. So che ogni persona può accedere al sistema che controlla la nostra vita e la vita del sistema che ci gestisce.

Possiamo davvero raggiungere un livello di consapevolezza superiore e, a quel livello, esistere in un pensiero e un desiderio eterni. Lo puoi chiamare “al di là.” È la mente o il pensiero del sistema.

Vi sono delle ricerche condivise sui social media, che pongono la domanda “Qual è il significato della vita per te?” e offrono più scelte per la risposta: Felicità, Amore, Successo, Libertà…

Non credo che il senso della vita sia la felicità, l’amore, il successo o la libertà, in quanto tutte queste qualità rimangono in questa vita e muoiono insieme alla persona. Che benefici mi danno queste qualità quando io muoio ed esse scompaiono? Non porto nulla con me. Su questo punto, i testi Kabbalistici descrivono il Faraone—il controllo egoistico-materialista della persona—che voleva prendere tutta la felicità goduta nella sua vita e portarla nella tomba. Nulla rimane della felicità terrena. Quello che invece rimane, ed è quindi la cosa più importante, è lo spirito.

Se siamo preoccupati per l’elevazione del nostro spirito – che non servirà al nostro corpo, ma che sarà al di sopra del nostro corpo – allora raggiungiamo uno stato in cui otteniamo il significato della vita durante la nostra vita attuale. Quindi, raggiungendo la percezione e la sensazione di questo sistema superiore che ci controlla, capiamo da dove viene la vita, cosa ci controlla e perché viviamo in tal modo. Questo è ciò che ci dà la saggezza della Kabbalah.

La felicità arriva come sottoprodotto dell’impegno nel processo di raggiungimento di questo sistema superiore?

La nostra scoperta del sistema superiore – “superiore” significa al di sopra del nostro intelletto e delle nostre emozioni – ci soddisfa completamente. Questo perché possiamo spiegare tutto ciò che ci accade da una prospettiva più alta. In altre parole, possiamo rispondere: “Perché esiste qualcosa?” Anche il sistema superiore, perché esiste? Possiamo rispondere a qualsiasi cosa non solo sulle nostre vite attuali in cui viviamo come animali che cercano di soddisfare i propri bisogni, ma anche su ciò che è sopra e sotto di esso. Impariamo che lo scopo della nostra vita è scoprire il nostro spirito e raggiungere un significato eterno e completo della vita. La domanda sul senso della vita, della nostra vita corporea e spirituale, è davvero una domanda eterna, e ci porta su gradini sempre più alti.

Quale conoscenza deve apprendere una persona per rispondere alla domanda: “Qual è il significato della vita?

Abbiamo bisogno di imparare i fondamenti della natura – conoscere la natura, la cultura, la scienza, tutto ciò che riguarda la vita in questo mondo – perché abbiamo bisogno di sapere da dove traiamo i nostri impulsi.

Dobbiamo imparare come il nostro sviluppo ci guida verso la scoperta del significato della vita e che raggiungiamo un bivio lungo la strada: perché, dopo tutto questo lungo processo di molte migliaia di anni del nostro sviluppo, raggiungiamo finalmente uno stato in cui, dopo grande disperazione e il sorgere di grandi domande, si presenta un’opportunità per scoprire il significato della vita?

Dobbiamo sapere molto ed essere particolarmente bravi nella saggezza, nella scienza, nella cultura, nell’educazione e nella storia dell’universo e dell’umanità. Non possiamo semplicemente avere un punto di vista molto ristretto, perché poi la vita ci distrae in direzioni diverse, facendoci ogni volta pensare che il senso della vita è “in quella cosa nuova laggiù”. Dobbiamo giungere alla conclusione, in modo molto personale, che non c’è senso della vita in questo mondo.

Può una persona continuare a interessarsi di cose che per ora la soddisfano, come droghe, divertimenti, tecnologie e hobbies, e trovare ancora un significato più profondo?

Il significato della vita non chiude la nostra esistenza in questo mondo, perché dobbiamo cercare il significato di come viviamo in questo mondo, dove la vita ci porta alla soluzione di quella stessa domanda. Quindi non mi è permesso di rinunciare a questa vita. Così facendo, non farei nulla. Al contrario, vivendo in mezzo alla gente – avendo un lavoro, dei figli, ecc. – insieme a queste cose, ho bisogno di trovare il senso della vita.

Al di là delle necessità della vita di cibo, sesso, famiglia, casa e professione, scoprire il significato della vita sostituisce le soddisfazioni in eccesso come il calcio, la birra, la droga, lo sport, eccetera?

No, non li sostituisce. Li organizza in proporzioni accurate. Scoprire il significato della vita mi permette di prendere tutto ciò con cui mi impegno in questo mondo e di attribuirgli un significato. Si potrebbe dire che aggiunga dimensione, altezza e volume alla vita. Organizzo la mia vita in modo che sia veramente completa, dove non dovrò astenermi da nulla, e inoltre mi organizzo per raggiungere il senso della vita. Allora, posso essere una persona completa.

In una frase, qual è la risposta alla domanda: “Qual è il significato della vita?”

Il senso della vita è scoprire il senso della vita.

Qual è il senso della vita? – Estratto di un’intervista tra il dott. Rab Michael Laitman e Bill Simon.

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L’evoluzione ci porta a scoprire il significato della vita.

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Contenuti

GLOSSARIO semplificato

dei termini studiati al corso

600.000 anime: frammenti dell’unica creazione, dell’anima generale chiamata “Adamo”. E’ una qualità della connessione.

Adam HaRishon: (Adamo) l’anima creata in principio prima della frammentazione. E’ la prima struttura che ha il desiderio di assomigliare al Borè.

Anima: La creatura, il desiderio originale che è stato creato.

Ari: L’abbreviazione di Ashkenazi Rav Yitzhak, il nome completo è Yitzhak Luria Ashkenazi (1534 – 1572). Il fondatore della Scuola Lurianica di Kabbalah, il metodo moderno per il raggiungimento del Mondo Superiore (XVI sec.).

Baal HaSulam: Il secondo nome di Yehuda Leib HaLevi Ashlag (1884 – 1954). L’autore del metodo moderno per il raggiungimento del Mondo Superiore, l’autore del commentario dello Zohar e tutti i lavori di Ari.

Binà:  la fase 2 della creazione, proprietà di dazione nella creazione.

Borè: significa Creatore e deriva dall’ebraico Bo-re (vieni e vedi-verifica).  Non è qualcosa di cui avere fede, è la forza dell’amore e della dazione.

Chochmà: (Saggezza) è la fase 1 della creazione.

Corpo: (Guf) sono i desideri che eseguono le intenzioni del Rosh del Parzuf.

Correzione: (Tikkun) cambiare l’intenzione del desiderio di ricevere per modificare la percezione della realtà.

Creatura: deriva dalla parola ebraica Nivrà che vuol dire fuori dal grado, cioè che non ha ancora conseguito la realtà spirituale.

Desiderio: il motore sia della vita biologica sia della vita spirituale.

Divinità: desiderio speciale di conseguire la Fonte di tutta la vita.

Egitto: desiderio di ricevere egoistico.

Ein Od Milvado: significa non esiste nulla tranne Lui.

Incarnazione: ciclo che fa l’anima in ogni gradino spirituale, anche nella stessa vita.

Israele: combinazione di 2 parole Yashar-El e significa dritto al Borè. Coloro che hanno il desiderio di conseguire la dazione si chiamano Israele.

Kabbalah: saggezza della ricezione del bene.

Keter: (Corona) detta fase radice, fase zero. E’ l’essenza del Divino, della dazione e dell’amore.

Kli: vaso, desiderio (plurale Kelim).

Luce: il piacere, il conseguimento del desiderio di dare.

Malchut: (Regno) è la quarta e ultima fase dello sviluppo del desiderio di ricevere.

Mitzvah: (precetto, plurale Mitzvot), comandamento. Ogni atto che mi avvicina alla realtà dell’anima di Adam HaRishon. E’ la correzione del cuore.

Mondo spirituale: realtà che è fuori dal nostro mondo e dalla nostra natura.

Nazioni del mondo: sono tutti i desideri comuni.

Neshamà: è l’anima in ebraico.

Olam: significa mondo e deriva dalla parola Alamà (occultamento).

Parlante: è l’Adamo che è in noi, il punto nel cuore

Partzuf: Struttura spirituale che consiste in dieci Sefirot.

Pitcha: in ebraico significa prefazione. E’ l’introduzione alla struttura dei mondi superiori.

Punto nel cuore: un desiderio nuovo per la spiritualità, desiderio di dare.

Rabash: Abbreviazione del Rav Baruch Shalom, nome completo Baruch Shalom HaLevi Ashlag  (1906 – 1991), l’autore del libro “ Shlavey Sulam” (“ I gradini della scala” in ebraico) – una descrizione dettagliata dell’ascesa dell’uomo al mondo Spirituale.

Rashbi: Rabbi Shimon Bar Yochai, l’autore dello Zohar (III sec. A. C. ).

Radice: è il conseguimento finale dei kabbalisti, la sorgente di tutti i conseguimenti. La dazione, il desiderio di dare.

Ramo: è il desiderio di ricevere.

Rosh: è il capo, la testa del Partzuf, dove ci sono le intenzioni.

Santità: (Kedushà) deriva dalla parola Kadosh (distinto e separato dall’ego).

Sefira: (plurale Sefirot) è l’ego corretto ad un certo livello, in un certo modo. Quindi, risplende ed è chiamato Sefirot (che viene dal termine ebraico “sapphire”) luminoso.

Spiritualità: la forza della dazione

Torah: significa luce (dalla parola Horaa che significa “Insegnamenti”, o dalla parola Ohr “Luce”). E’ un testo che esprime le correzioni che bisogna fare nel desiderio di ricevere.

Yud Hey Vav Hey: è il Tetragramma, il nome del Borè. È l’algoritmo, il calco di tutta la creazione.

Zeir Anpin: (Piccolo Volto) è la fase 3 della creazione, ricevere al fine di dare, è una struttura spirituale già realizzata ma in forma piccola, non consapevole.

Zohar: libro dello splendore. E’ un testo fondamentale per la saggezza della Kabbalah, scritto da 10 kabbalisti che hanno conseguito pienamente questa saggezza.

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