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Bullismo nelle scuole: che fare?

Bullismo è il neologismo creato per indicare atti di violenza e soprusi commessi a scuola, generalmente nel periodo adolescenziale e pre- adolescenziale.

Si tratta di un fenomeno in costante crescita che accomuna allievi di tutto il mondo, fin dai primi anni di scolarizzazione, soprattutto nei paesi industrializzati e nei contesti urbani.

Da una recente indagine, risulta che nelle scuole italiane, il bullismo si presenta con valori piuttosto elevati, con indici che vanno dal 41% nella scuola elementare, al 36% in quella media.

All’interno della scuola, nel momento in cui gli episodi di prepotenza sono denunciati, la reazione più frequente è quella di far cessare la violenza e chiedere spiegazioni ai soggetti coinvolti. Nel 13% dei casi emerge, tuttavia, un’inspiegabile indifferenza rispetto al fenomeno. Ed anche all’interno della famiglia si ritrova un analogo atteggiamento: nel 14,9% dei casi si preferisce non dare peso all’accaduto, oppure si consiglia di reagire alla stessa maniera (38,4%).

La scuola, palestra di apprendimento per la vita, nasconde, dunque, una cultura di violenza, che malgrado occupi pressoché quotidianamente le cronache dei giornali, è ancora poco considerata dagli adulti.

Attualmente, infatti, le sfide più difficili che i giovani devono affrontare non sono tanto le interrogazioni o gli esami, ma il processo di inserimento nel gruppo dei coetanei e la difficile interazione con gli insegnanti. Ogni scuola ha una propria sub-cultura di convivenza ed il bisogno di essere accolti e valorizzati, viene spesso pagato a caro prezzo da chi, per la prima volta, accede agli spazi di vita di una scuola. Il gruppo dominante impone le proprie leggi e le sanzioni per il “diritto di cittadinanza” e chi non è disposto ad accettarne le richieste o non condivide i principi di prepotenza su cui si basa, diventa facile bersaglio di persecuzione.

Ma quali sono i fattori scatenanti di così tanta violenza ed intolleranza tra i giovani?

Secondo le recenti ricerche, i motivi del bullismo sono talmente svariati da condurre gli psicologi ad affermare che chiunque, possa assumere nel tempo, sia il ruolo di vittima, che di persecutore.

Alcuni riconducono il fenomeno a cause legate alle caratteristiche della vittima, quali i fallimenti, le frustrazioni e la  sua personalità.

Certamente altri si focalizzano su  fattori ambientali, quali il metodo utilizzato dall'insegnante per tenere l'ordine in classe, la sicurezza  di quest’ultimo nell’interagire con gli studenti e le classi troppo numerose.

Tuttavia, a ben guardare, la crudeltà nelle relazioni tra i giovanissimi sembra risiedere in qualcosa di più profondo.

Ed è a questo proposito che può esserci d’aiuto il pensiero che ritroviamo nella Saggezza della Kabbalah, un’antica Saggezza che l’uomo coltiva da più di 5000 anni, secondo cui fenomeni come il bullismo derivano dalla nostra stessa natura, che accomuna sia gli adulti che i ragazzi, ossia il desiderio di ricevere per sé stessi o egoismo, il quale cresce progressivamente ed inarrestabilmente nel tempo.

Come mai in passato gli insegnanti erano in grado di tenere a bada gli allievi, rimproverandoli e dando loro degli ordini, mentre ora hanno paura ad entrare in classe perché non sanno cosa possa attenderli là dentro?

La Kabbalah ci insegna che questo stato di cose non dipende dagli insegnanti, né dalle istituzioni educative e neppure dagli stessi alunni, ma dal nostro comune sviluppo.

L’intera storia della scuola ci mostra che abbiamo da sempre educato i giovani ad essere egoisti ed individualisti, utilizzando classificazioni e competizioni al solo fine di selezionare i migliori. Al contrario,  se abbandonati questi metodi, ormai obsoleti, si  insegnasse loro a lavorare in gruppo e se fossero stimolati a risolvere, uniti, i problemi, potremmo crescere una generazione di individui totalmente differente.

Secondo la Saggezza della Kabbalah è tempo, infatti, di adottare un concetto più ampio di educazione e di imparare ad utilizzarlo partendo in primis da un lavoro che dovrebbero fare su se stesse tutte le persone che svolgono una funzione educativa. per scoprire come sintonizzarsi con quanto gli eventi del mondo ci stanno dicendo, ossia che il problema risiede nella connessione tra noi e, conseguentemente, modificarci per essere in linea con questo messaggio, anziché continuare ad applicare vecchie soluzioni a nuove circostanze.

E come attuare questo cambiamento radicale?

Gli strumenti per svilupparci conformemente all’interconnessione globale, possono essere rinvenuti nei metodi della Kabbalah, che insegnano come trasformare le relazioni umane, basandole sulla reciprocità e sul vantaggio per tutti, anziché sull’interesse individuale.

Essa può consentirci di costruire una scuola per imparare a vivere, un ambiente nel quale gli insegnanti spieghino la natura e le connessioni del mondo e non trascorrano ore ad istruire i giovani con una conoscenza che sarà presto cancellata dalle loro menti.

Fin dai primi anni di vita, i bambini dovrebbero, infatti, imparare la stretta interdipendenza che lega oggi le persone ed apprendere che la ragione principale della nostra sofferenza è causata dal desiderio di trarre beneficio a discapito degli altri.

Questo insegnerebbe ai giovani che, il godimento di breve durata che acquisiscono a spese di qualcun altro è dannoso, dato che il male causato si ritorcerà inevitabilmente contro loro stessi.

E contemporaneamente dovremmo mostrare, come all’opposto dell’egoismo, le relazioni equilibrate della Natura, basate sull’amore e sul rispetto reciproco (altruismo) conducano all’armonia di ciascun elemento e permettano l’esistenza della stessa vita.
Applicando questa regola nelle proprie interazioni, i giovani ne sperimenteranno presto gli effetti benefici, capiranno il mondo che li circonda e non avranno più alcun motivo di essere violenti.

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