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La festa di Chanukkah

“Ogni uomo deve sapere e capire che nel suo intimo arde una fiamma, unica e differente da quella del suo prossimo e non esiste persona priva di una propria fiamma.

Ognuno deve capire che deve sforzarsi per rivelare pubblicamente la luce della propria fiamma e ravvivarla per farne una grande torcia ed illuminare il mondo intero”.

Rav Abraham Isaac Ha Cohen Kook

La festa di Chanukkah - estratto da Iarchon n.146 - dicembre 2016
La festa di Chanukkah – estratto da Iarchon n.146 – dicembre 2016

Chanukkah, è l’occasione giusta per parlare di miracoli. La Saggezza della Kabbalah sostiene che non ci sono miracoli nel nostro mondo, tutto è stato stabilito sin dall’inizio e accade secondo un ordinamento superiore che attende di essere rivelato. A tal proposito è scritto: “Quello che fu è quello che sarà, … non c’è nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste, 1,9).

Rav Baruch Ashlag, il Rabash, scrive che “Non va chiamato miracolo quanto esiste in natura ma è miracolo quanto collocato al di sopra di essa”. È “natura” tutto ciò che l’uomo è in grado di fare da solo, infatti si è solito dire “in modo naturale”, ma invece ciò che non è nelle facoltà dell’uomo fare, ciò che supera la natura questo è miracolo” (Rabash, lettera 68).

Secondo la Saggezza della Kabbalah, la nostra natura è desiderio di ricevere piacere e soddisfazione e questa natura egoistica, concentrata su se stessa, è ciò che ci nasconde la spiritualità. Solo se sapremo superare questi limiti, scopriremmo la spiritualità. Non siamo in grado di compiere questo cambiamento con le sole nostre forze, in modo naturale, per questo necessitiamo di un miracolo, del miracolo di Chanukkah.

In quei giorni, in questo momento

È il momento di rinnovare i vecchi concetti assimilati all’asilo, e non esiste festa migliore di Chanukkah per illuminare alcuni luoghi nascosti, abbattere gli idoli mentali e studiare come attuare veri miracoli. Quindi cerchiamo di conoscerci meglio e cerchiamo di capire chi sono i Maccabei, chi i veri Greci.

I Maccabei contro l’immobilismo

La storia di Chanukkah è la storia della guerra dei Maccabei contro i greci, guerra di pochi contro molti. Secondo la Saggezza della Kabbalah, al di là del racconto storico si tratta della guerra di forze, desideri che esistono all’interno di ognuno di noi.

I “greci” che sono dentro di noi simboleggiano il forte ego, consapevole, che padroneggia, il desiderio di piacere e soddisfazioni, anche a scapito del prossimo. Al greco che è insito in noi non importa sfruttare il prossimo o distruggerlo: è la sua natura ad indurlo ad agire soltanto ed unicamente per il proprio interesse.

Il “Maccabeo” insito in noi è un punto piccolo e sensibile di cui molti non hanno consapevolezza. Esso avverte il vuoto e la mancanza di uno scopo nell’approcciarsi al sistema “ellenico”, e simboleggia la nostra inclinazione interiore alla spiritualità.

Quello che conta è l’intenzione

Per comprendere in maniera più approfondita la guerra tra maccabei e greci, dovremo esaminare uno dei concetti basilari nella Saggezza della Kabbalah e cioè l’intenzione. Cominciamo in modo un po’ sorprendente: allacciate le cinture di sicurezza e riflettete sulla seguente domanda: che cosa è più importante in auto, l’acceleratore o il volante? È chiaro che il volante è più importante. Se non siamo in grado di controllare la direzione verso la quale dirigere la macchina, è superfluo spingere il pedale dell’acceleratore.

L’esempio è chiaro, ma qual è la morale? La Saggezza della Kabbalah distingue tra il desiderio di ricevere piacere e soddisfazioni che è la natura innata dell’uomo e l’intenzione di ricevere o di dare in assoluto, che è il modo che noi usiamo nel desiderio di ricevere. Il desiderio è la forza motrice, il materiale di cui è composto l’intero creato, e l’intenzione è ciò che indirizza il desiderio di ricevere (i greci) o il desiderio di dare in assoluto (i maccabei). Il desiderio di ricevere è il pedale dell’acceleratore e l’intenzione è il volante, quindi è più importante.

Chanukkah nella spiritualità è lo stato in cui noi acquisiamo l’intenzione giusta e durante gli otto giorni della festa, sviluppiamo la capacità di indirizzare il nostro desiderio verso la munificenza e la prodigalità. Quando facciamo uso del desiderio di ricevere con l’intenzione di preoccuparci solo dei nostri interessi egoistici, la realtà spirituale ci viene nascosta mentre quando acquisiamo l’intenzione di dare in assoluto, prodigandoci per il bene altrui, la realtà spirituale ci viene rivelata.

Da Binah a Malchut

Perché festeggiamo proprio otto giorni? L’anima dell’uomo è formata da dieci parti chiamate le dieci “sefirot”: Keter, Chochma, Binah, Hesed, Ghvurah, Tiferet, Nezah, Hod, Iesod e Malchut. “Malchut” è il desiderio dell’uomo di raggiungere la spiritualità, e “Binah” è l’intenzione di prodigalità ed interessamento nei confronti del prossimo. La condizione per scoprire la spiritualità è che il desiderio di spiritualità sia indirizzata solo verso il desiderio di dare in assoluto nei confronti del prossimo. Nel linguaggio kabbalistico questa correzione viene chiamata “L’ascesa di Malchuth in Binah”.

Quando l’intenzione di dare in assoluto al prossimo predomina in Malchuth, la luce illumina tutte le otto sefirot, da Binah a Malchut e le otto luci che noi accendiamo durante la festa simboleggiano queste otto sefirot.

L’olio e lo stoppino

In origine la fiamma di Chanukkah era composta da tre elementi: olio, stoppino e recipiente. Il recipiente per l’olio simboleggia il desiderio di ricevere piacere e soddisfazioni, l’olio rappresenta la magnificenza e la nobiltà nella spiritualità e l’anelito ad essa. Lo stoppino (in ebraico “Ptila” dal termine “Psila” che significa: scarto, ma anche inabilità) sta a simboleggiare tutti gli ostacoli in cui ci imbattiamo nel percorso verso la spiritualità e che non fanno che evidenziare ancora di più l’anelito verso la spiritualità.

Il Rabash scrive in merito: “Chi vuole avere ancora più luce, deve sforzarsi ancora di più, di compiere un ulteriore sforzo cioè un ptila” (Rabash, lettera 6).

Quando l’uomo si sforza al massimo per fronteggiare gli ostacoli al meglio, il “Ptila” (lo stoppino) è abbastanza spesso e la luce divampa.

Quando un uomo ha fatto tutto ciò che è in suo potere per giungere alla spiritualità ed i suoi numerosi sforzi lo hanno portato alla comprensione che da solo non avrebbe mai potuto farlo, improvvisamente prorompe una luce dall’oscurità e genera in lui la giusta intenzione.

La luce dell’amore, della dazione assoluta incondizionata arde dentro di lui e da lui si riversa nel mondo intero la munificenza. Questo è il miracolo di Chanukkah.

GLOSSARIO semplificato

dei termini studiati al corso

600.000 anime: frammenti dell’unica creazione, dell’anima generale chiamata “Adamo”. E’ una qualità della connessione.

Adam HaRishon: (Adamo) l’anima creata in principio prima della frammentazione. E’ la prima struttura che ha il desiderio di assomigliare al Borè.

Anima: La creatura, il desiderio originale che è stato creato.

Ari: L’abbreviazione di Ashkenazi Rav Yitzhak, il nome completo è Yitzhak Luria Ashkenazi (1534 – 1572). Il fondatore della Scuola Lurianica di Kabbalah, il metodo moderno per il raggiungimento del Mondo Superiore (XVI sec.).

Baal HaSulam: Il secondo nome di Yehuda Leib HaLevi Ashlag (1884 – 1954). L’autore del metodo moderno per il raggiungimento del Mondo Superiore, l’autore del commentario dello Zohar e tutti i lavori di Ari.

Binà:  la fase 2 della creazione, proprietà di dazione nella creazione.

Borè: significa Creatore e deriva dall’ebraico Bo-re (vieni e vedi-verifica).  Non è qualcosa di cui avere fede, è la forza dell’amore e della dazione.

Chochmà: (Saggezza) è la fase 1 della creazione.

Corpo: (Guf) sono i desideri che eseguono le intenzioni del Rosh del Parzuf.

Correzione: (Tikkun) cambiare l’intenzione del desiderio di ricevere per modificare la percezione della realtà.

Creatura: deriva dalla parola ebraica Nivrà che vuol dire fuori dal grado, cioè che non ha ancora conseguito la realtà spirituale.

Desiderio: il motore sia della vita biologica sia della vita spirituale.

Divinità: desiderio speciale di conseguire la Fonte di tutta la vita.

Egitto: desiderio di ricevere egoistico.

Ein Od Milvado: significa non esiste nulla tranne Lui.

Incarnazione: ciclo che fa l’anima in ogni gradino spirituale, anche nella stessa vita.

Israele: combinazione di 2 parole Yashar-El e significa dritto al Borè. Coloro che hanno il desiderio di conseguire la dazione si chiamano Israele.

Kabbalah: saggezza della ricezione del bene.

Keter: (Corona) detta fase radice, fase zero. E’ l’essenza del Divino, della dazione e dell’amore.

Kli: vaso, desiderio (plurale Kelim).

Luce: il piacere, il conseguimento del desiderio di dare.

Malchut: (Regno) è la quarta e ultima fase dello sviluppo del desiderio di ricevere.

Mitzvah: (precetto, plurale Mitzvot), comandamento. Ogni atto che mi avvicina alla realtà dell’anima di Adam HaRishon. E’ la correzione del cuore.

Mondo spirituale: realtà che è fuori dal nostro mondo e dalla nostra natura.

Nazioni del mondo: sono tutti i desideri comuni.

Neshamà: è l’anima in ebraico.

Olam: significa mondo e deriva dalla parola Alamà (occultamento).

Parlante: è l’Adamo che è in noi, il punto nel cuore

Partzuf: Struttura spirituale che consiste in dieci Sefirot.

Pitcha: in ebraico significa prefazione. E’ l’introduzione alla struttura dei mondi superiori.

Punto nel cuore: un desiderio nuovo per la spiritualità, desiderio di dare.

Rabash: Abbreviazione del Rav Baruch Shalom, nome completo Baruch Shalom HaLevi Ashlag  (1906 – 1991), l’autore del libro “ Shlavey Sulam” (“ I gradini della scala” in ebraico) – una descrizione dettagliata dell’ascesa dell’uomo al mondo Spirituale.

Rashbi: Rabbi Shimon Bar Yochai, l’autore dello Zohar (III sec. A. C. ).

Radice: è il conseguimento finale dei kabbalisti, la sorgente di tutti i conseguimenti. La dazione, il desiderio di dare.

Ramo: è il desiderio di ricevere.

Rosh: è il capo, la testa del Partzuf, dove ci sono le intenzioni.

Santità: (Kedushà) deriva dalla parola Kadosh (distinto e separato dall’ego).

Sefira: (plurale Sefirot) è l’ego corretto ad un certo livello, in un certo modo. Quindi, risplende ed è chiamato Sefirot (che viene dal termine ebraico “sapphire”) luminoso.

Spiritualità: la forza della dazione

Torah: significa luce (dalla parola Horaa che significa “Insegnamenti”, o dalla parola Ohr “Luce”). E’ un testo che esprime le correzioni che bisogna fare nel desiderio di ricevere.

Yud Hey Vav Hey: è il Tetragramma, il nome del Borè. È l’algoritmo, il calco di tutta la creazione.

Zeir Anpin: (Piccolo Volto) è la fase 3 della creazione, ricevere al fine di dare, è una struttura spirituale già realizzata ma in forma piccola, non consapevole.

Zohar: libro dello splendore. E’ un testo fondamentale per la saggezza della Kabbalah, scritto da 10 kabbalisti che hanno conseguito pienamente questa saggezza.

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