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Baal Hasulam

La pace

La Pace


Ricerca scientifica a base sperimentale sull'obbligo del Lavoro del Creatore.

«Ed il lupo abiterà insieme all'agnello e la pantera giacerà insieme con il capretto, il vitello ed il leone pascoleranno insieme ed un bambino li guiderà etc. In quel giorno il Creatore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo superstite dall'Assiria e dall'Egitto, da Patròs, dall'Etiopia e dall'Elam, da Sènnaar e da Amat e dalle isole del mare» (Isaia, 11).

Disse Rabbi Shimon figlio di Halfatà: «Il Creatore non trovò un vaso - kli che contenesse la benedizione per Israel se non la Pace - Shalom, come è stato detto: «Il Creatore darà forza al suo popolo, il Creatore benedirà il suo popolo nella pace».

Dopo aver spiegato negli articoli precedenti la forma generale del Suo Lavoro (ndr. per il Creatore), l’essenza del quale non è altro che amore del prossimo e che conviene definirlo, nella sua forma pratica, col nome «il dare assoluto al suo prossimo», il che vuol dire che la parte pratica dell’amore per il suo prossimo consiste nell’apportargli influenze positive, di conseguenza è appropriato definire l’amore per il suo prossimo col nome di Dare in assoluto al suo prossimo, che è la definizione più adeguata al suo contenuto ed è diretta ad assicurarci di non dimenticare l'intenzione.

Dopo aver conosciuto la forma del Suo lavoro in modo giusto, dobbiamo investigare se questo è accettato da noi solo nella fede, senza alcuna base scientifica sperimentale, o se invero possediamo anche una base sperimentale rispetto a questa cosa. E questo è ciò che voglio dimostrare nell'articolo davanti a noi. Ed ecco che devo ovviamente dimostrare fin dall’inizio in modo esauriente il soggetto stesso. Vale a dire, chi sia Colui che riceve il nostro lavoro?

Ma dato che non appartengo a coloro che amano la filosofia formale, poiché odio tutti i tipi di ricerche che sono edificate su base teorica e, come ben si sa, la maggioranza delle persone della mia generazione sono d'accordo con me rispetto a ciò, infatti abbiamo già troppa esperienza di basi di questo tipo, le quali sono fondamenta dilapidate tanto che, se la fondamenta si muovesse dal proprio posto, l’intero edificio crollerebbe, pertanto, non sono qua per dire nemmeno una parola se non dalla critica della ragione pratica. Inizieremo dalla semplice conoscenza, la quale non ha chi la contrasti, attestandola in modo analitico (la divisione di una cosa in tutte le sue distinzioni), fino ad arrivare alla definizione del Tema Superiore. Poi, torneremo da quest’analisi, via un modo sintetico (la riunione e il legame fra le cose, come l'analogia e la deduzione a posteriori), a come il Suo lavoro venga affermato e verificato dalla semplice conoscenza dal punto di vista pratico.

 

Il contrasto e la contraddizione nella Provvidenza Superiore

Ecco che ogni persona ragionevole che osserva la realtà allestita davanti ai propri occhi vi trova due estremi del tutto opposti. Poiché quando si osservano le sequenze della Creazione per quanto riguarda la sua esistenza ed il suo sostentamento, risulta evidente una provvidenza mirabilmente dotata di profonda sapienza e tanto talento, sia per quanto riguarda la formazione delle parti della realtà che circa l’assicurazione della sua esistenza in modo generale.

Prendiamo ad esempio le sequenze dell’Havaià (ndr. Esistenza, nome del Creatore) della specie umana, ed ecco che l’amore ed il diletto dei genitori, è pronta per lui come la prima causa, che è sicura e molto leale al proprio compito. Poi, quando la goccia basilare si sradica dalla mente del padre, la Provvidenza ha già allestito per lei un posto sicuro ed organizzato con molta saggezza, che la rende idonea a ricevere uno spirito di vita, e la Provvidenza provvede al suo alimento quotidiano giorno dopo giorno nell’esatta quantità. La Provvidenza gli ha anche predisposto fondamenti meravigliosi nel ventre di sua madre in modo che nessun estraneo lo danneggi. E così si prende cura di tutti i suoi bisogni, e come una levatrice abile non lo dimenticherà neppure un momento fino a che egli si acquisirà la capacità e la forza di uscire all’aria del nostro mondo.

Allora, la Provvidenza gli presta forza e bravura per breve tempo, quanto gli basta a sfondare le mura che lo circondano e, come un eroe armato abile ed abituato, squarcia una via d’uscita ed esce all’aria del mondo. Anche allora la Provvidenza non lo lascia. Si prende cura di lui come una madre misericordiosa, occupandosi di portarlo a fedeli persone delle quali ci si può fidare chiamati papà e mamma, che lo amino e che lo aiuteranno tutti i giorni della sua debolezza, fino a quando diventerà grande e potrà sorvegliare la propria esistenza con le proprie forze. Così, oltre che l’uomo, ogni animalevegetale ed immobile è vigilato e curato con ragione e misericordia per assicurare la propria esistenza e quella della continuazione della propria specie.

È vero che, a chi osservi la manutenzione e la preparazione della sussistenza della stessa realtà, ecco che salteranno agli occhi irregolarità e grandi confusioni, come se non vi fosse alcun condottiero né alcuna Provvidenza dove ognuno fa quel che gli pare meglio e ciascuno costruisce sulla rovina del proprio amico, dove gli empi hanno successo mentre i giusti vengono calpestati senza pietà.

Sappi che questa contraddizione, che si trova allestita davanti agli occhi di chi percepisce e dell’erudito, ha occupato l’umanità fin dai tempi antichi. Usarono molti metodi per spiegare questi due opposti che si vedono nella Provvidenza - e che assistono ad un unico mondo.

 

Il primo metodo: la Natura

Questo metodo è molto antico dato che, avendo rilevato che non vi è alcun mezzo né accesso per avvicinare questi due opposti l'uno all’altro, essi giunsero alla supposizione che il Creatore e l'Ideatore di tutto ciò, il Quale sorveglia con estrema forza la sussistenza della Sua realtà affinché nulla vi sia annullato, non abbia né intelligenza né sentimento.

Di conseguenza, nonostante Egli inventi e sorvegli la sussistenza della realtà con una saggezza mirabile da meravigliarsi, Lui stesso manca di cognizione e fa tutto questo senza conoscenza dato che, se fossero stati in Lui conoscenza e sentimento, di sicuro non avrebbe permesso tali guasti nelle vie del mantenimento della realtà, senza pietà e misericordia nei confronti dei sofferenti. Per questo motivo Lo chiamarono "Natura", vale a dire un sorvegliante mancante di cognizione e sentimento. Perciò, secondo la loro opinione, non c’è assolutamente nessuno su chi indignarsi o pregare o verso il quale giustificarsi.

 

Secondo metodo: Due Governi

Altri divennero più saggi, poiché era loro difficile assumersi quella ipotesi della provvidenza della natura dato che, vedendo nella provvidenza della realtà, la quale sussistenza è assicurata da una profonda saggezza al di sopra di ogni sommità umana, non poterono essere d’accordo col fatto che il Sorvegliante di tutto ciò fosse di per sè senza un senno, poiché potresti mai trovare uno che darebbe ciò che non possiede, ovvero chi insegna e conferisce saggezza al suo amico, mentre lui stesso è stupido?

E come si potrebbe dire riguardo chi dispone davanti a noi opere con una saggezza mirabile da meravigliarsi, che Egli non sa cosa fa, ma lo fa così, per solo caso, quando è palese a tutti come il caso non possa disporre nessun atto che sia ordinato negli ordini della saggezza e anche assicurargli un ordine esistenziale ed eterno. Per questo arrivarono ad una seconda supposizione: ci sono qui due supervisori provvidenti ed ideatori, uno che crea e mantiene ilbene ed un altro che crea e mantiene il male. Essi hanno ampliato molto questo concetto con prove e prodigi in conformità alla loro concezione.

 

Il terzo metodo: la molteplicità delle Divinità

Questo metodo nacque dal grembo del metodo dei due governi, dato che loro separarono e divisero ogni singola azione dalle azioni in genere, distinguendola di per sè, cioè: la forza, la ricchezza, il dominio, l'ornamento, la fame, la morte, i tumulti e così via, designando rispetto ad ognuna di esse un ideatore e sorvegliante particolare.  Essi ampliarono la cosa a piacimento.

 

Il quinto metodo è: Ha abbandonato la Sua opera

Negli ultimi tempi, da quando aumentò la saggezza e videro il forte legame tra tutte le parti delle esistenze della creazione, riconobbero la molteplicità delle divinità come qualcosa da scansare del tutto. Di conseguenza si risvegliò nuovamente la domanda rispetto all’opposizione percepita nella Divina Provvidenza. Da questo hanno presupposto un'ipotesi nuova, secondo la quale l'ideatore ed il Supervisore della realtà sia davvero saggio e sensibile ma dalla Sua elevatezza, che è al di sopra di ogni valore, il nostro mondo sia simile ad un granello di senape, come zero ai Suoi occhi e che non Gli convenga curarsi di noi, delle nostre piccolezze, ed è per questo che il nostro sostentamento è talmente corrotto ed ognuno fa quel che vuole.

Ed ecco, contemporaneamente ai metodi sopra ricordati, hanno padroneggiato anche metodi religiosi attinenti all’Unità Divina. Questo non è, però, il posto idoneo per considerarli, dato che io volevo solamente delucidare la sorgente dalla quale sono stati prelevati i vari metodi alterati e le supposizioni sconcertanti che, come è ben saputo, hanno avuto prevalenza ed una vasta diffusione in tempi e posti, come saputo. Ormai abbiamo conosciuto la base all'edificio di tutti i suddetti metodi, la quale nacque  e provenne dal contrasto e dalla contraddizione fra i due tipi di Provvidenza che vengono percepite nel nostro mondo, e che tutti questi metodi non sono sopraggiunti altro che per rabberciare questo grande squarcio.

Il mondo si comporta peraltro sempre nello stesso modo e questo terribile squarcio non solo non si è rabberciato, ma, al contrario, continua ad ingrandirsi davanti ai nostri occhi in un abisso terribile senza che si veda e si speri che ci sia ancora una via d'uscita ed un rifugio. Osservando tutti i tentativi dei quali si è parlato prima, usati inutilmente dall'umanità fin ora per migliaia d'anni, mi sto domandando se forse non c’è da chiedere la correzione di questo squarcio da parte di Colui che Provvede, ma forse tutta questa grande correzione si trova nelle nostre mani?

 

L'obbligo della prudenza riguardo alle leggi della natura

Tutti noi vediamo, essendo chiaramente consapevoli, che la specie umana ha necessità della vita sociale, il che vuol dire che non potrà sussistere e mantenersi se non con l'aiuto dellasocietà. Immaginati dunque quest'avvenimento: se ad esempio succedesse che un individuo si allontanasse dalla società in un posto desolato, vivendo lì una vita penosa e soffrendo gravi sofferenze per la sua debolezza ed inabilità di provvedere alle proprie necessità, ecco che egli non avrebbe nessun diritto di indignarsi nei confronti della Divina Provvidenza ovvero del suo fato, e se lui lo fa, cioè si indigna e maledice il suo amaro fato, non fa altro che annunciare e rendere pubblica la propria stessa stupidaggine, dato che, dal momento in cui la  Divina Provvidenza, gli ha preparato un posto comodo e gradevole nella società, non ha alcuna giustificazione di appartarsi in un posto desolato.  È vietato avere pietà per una persona tale, dato che egli va contro la natura della Creazione, avendo l'indicazione di vivere secondo quello che gli è stato stabilito dalla Divina Provvidenza, ed egli di conseguenza è privato della pietà. Questo verdetto è accettato da tutti i membri dell'umanità senza che nessuno ne dissenta.

Ed io posso aggiungere e motivare la cosa su Base Religiosa e darle la seguente forma del verdetto - dato che la Provvidenza della Creazione emanata dal Creatore, il Quale senza nessun dubbio ha una meta nella Sua opera, non essendoci chi opera senza un fine, si è trovato che chiunque trasgredisca una legge delle leggi della natura che Egli ha impresso per noi, rovina dunque la Meta finale.

Poiché la Meta è edificata senza nessun dubbio su tutte le leggi della natura assieme, nessuna assente, così come sarebbe idoneo ad un saggio artefice a non togliere né aggiungere nemmeno un pelo alle azioni necessarie per (giungere alla) la meta. E troviamo che chi infrange anche una sola legge, infrazione colpisce e danneggia lo scopo della Meta che ha determinato il Creatore e di conseguenza la natura lo punirà.  Anche a noi, creature del Creatore, è perciò vietato provare pietà per lui, dato che profana le leggi della natura e disprezza la meta del Creatore. E questa è la forma del verdetto, secondo la mia opinione.

Ed io penso che non convenga ad alcuno contraddirmi riguardo alla forma che ho dato alla condanna, dato che gli elementi della condanna sono la stessa cosa, perché quale è la divergenza se si dice che Colui che Provvede è chiamato natura, cioè senza opinione e senza finalità, o si dice che Colui che Provvede è un Saggio meraviglioso, che sa e percepisce ed ha uno scopo nelle Sue azioni.

Perchè alla fin fine tutti noi riconosciamo e siamo d'accordo che abbiamo l'obbligo di eseguire il comandamento della Provvidenza, vale a dire, le leggi della natura, e tutti noi riconosciamo che chi trasgredisce il comandamento della Provvidenza, cioè le leggi della natura, si merita ed è giusto che riceva la punizione che la natura stessa gli darà ed è vietato che qualcuno abbiacompassione per lui. Ecco che il carattere della sentenza è uno, e non c'è divergenza fra noi, escluso che nel movente, quando secondo gli altri il movente è necessario e secondo me è diretto alla meta.

E per non dovere, da qui in poi, usare questi due vocaboli, vale a dire natura e Colui che Provvede, non essendoci nessuna divergenza nell'attuazione delle leggi come ho dimostrato, è meglio giungere ad un accordo ed accettare ciò che dicono i Kabbalisti, che "natura" conta come "Dio - Elokim", vale a dire il valore numerico di 86, ed allora potrò denominare le leggi di Dio,comandamenti della natura e vice versa, dato che sono la stessa cosa, e non allunghiamoci in parole sul niente.

E da adesso è per noi molto importante prendere visione dei comandamenti della natura per sapere cosa essa esige da noi affinché non ci punisca senza pietà come è risaputo. Ed ecco che abbiamo detto che la natura obbliga la specie umana a vivere una vita di società e questo è semplice, eppure dobbiamo scrutare i comandamenti che la natura ci obbliga ad attuare da quel punto di vista, cioè dal punto di vista della vita sociale.

Osservandolo in modo generale dobbiamo occuparci nell'ambito della società solo di due comandamenti, che si possono definire col nome “ricezione” e “dare in assoluto”. Questo vuol dire che ogni membro (della società) è obbligato da parte della natura a ricevere quello che ha bisogno dalla società, ed è anche obbligato a dare in assoluto per il bene della società tramite il suo lavoro. E, com'è stato detto, se trasgredirà una di questi due comandamenti sarà punito senza pietà.

Per quanto riguarda il comandamento della ricezione, non abbiamo bisogno di una grande osservazione, dato che la punizione viene riscossa subito, e per questo non ci accadrà nessuna negligenza. Però per quanto riguarda il secondo comandamento il quale è "il Dare in assoluto alla società", la punizione non ci arriverà subito, e non solamente questo, ma per di più la punizione ci arriva anche in un rapporto indiretto, e perciò questo comandamento non viene osservato  correttamente.

E perciò l'umanità è fritta sul fuoco in una tremenda padella e la spada e la fame le cui conseguenze non sono terminate sino ad oggi. E la meraviglia di questa cosa è che la natura, come un giudice di professione, ci punisce considerando il nostro sviluppo, perché i nostri occhi vedono che, nella stessa misura nella quale l'umanità si sviluppa, così si moltiplicano per noi le torture ed i dolori nell'ottenimento del nostro sostentamento e della nostra esistenza.

Ecco ai tuoi occhi una base scientifica sperimentale, (che dimostra) che ci è stato comandato da parte della Sua Provvidenza di adempiere con tutto il nostro essere il precetto di "Dare assoluto al prossimo" con la massima esattezza, in modo tale che nessuno di noi lavorerà meno dell'intera misura bastante per il successo della società e per la sua felicità e fino a che noi saremo indolenti nell'attuarlo nell'intera misura, la natura non smetterà di punirci e di vendicarsi.

E secondo i colpi con i quali siamo colpiti in questi tempi, dobbiamo anche prendere in considerazione la spada che è spianata davanti ai nostri occhi per i giorni a venire, e bisogna dedurre da essi la giusta conclusione, che alla fin fine la natura ci vincerà e tutti noi assieme saremo obbligati a collaborare per osservare – i suoi precetti  nell'intera misura richiesta.

 

La dimostrazione del Suo lavoro in base all'esperienza

Però chi critica le mie parole ha ancora la possibilità di aprire la bocca e chiedere, poiché fino ad ora ho dimostrato che bisogna lavorare per l'umanità, ma dov'è la dimostrazione pratica che si deve lavorare con questo precetto per il Creatore?

In effetti, rispetto a questo la storia stessa ha faticato per noi e ci ha preparato un fatto esauriente davanti ai nostri occhi, il quale ci basta ed è più che sufficiente per una completa valutazione e per indubbie conclusioni, dato che tutti vedono come una società grande come la Russia, la quale ha centinaia di milioni (di abitanti) e che ha a sua disposizione l'appezzamento di terreno più vasto di tutta l'Europa, con beni di materia prima che quasi non hanno pari in tutto il mondo, quand'essi sono stati già d'accordo di vivere una vita sociale di collettività ed hanno abolito in effetti ogni proprietà privata, ed ognuno non ha altro di che preoccuparsi che del bene della società, e apparentemente sembra che abbiano già acquisito tutta la buona misura della "Ashpaà per il prossimo" nel suo significato pieno, per quanto l'intelletto umano possa afferrare.

E, ciononostante, esci e considera cosa è successo loro, quando invece di innalzarsi e progredire nei confronti delle nazioni borghesi, sono scesi sempre più in basso, continuando a scendere fino a non essere capaci di migliorare anche di poco la vita dei lavoratori a confronto di quella dei lavoratori delle nazioni borghesi, ma ecco che non riescono neppure ad assicurare il loro pane quotidiano e vestire le loro nudità. E veramente questo fatto ci stupisce molto, dato che secondo la ricchezza di questa nazione e la grande quantità dei suoi membri, non avrebbe dovuto, apparentemente, secondo la logica umana, arrivare fino a questo punto.

Però questa nazione ha peccato un peccato, e il Creatore non perdonerà loro, dato che tutto questo prezioso ed elevato lavoro che è la "Ashpaà al suo prossimo", che hanno iniziato ad attuare, deve essere fatta a nome del Creatore e non a nome dell'umanità. Non facendo il loro lavoro per il Creatore, non hanno quindi il diritto di esistere da parte della Natura stessa. Giacché prova ad immaginarti se ogni membro di questa società fosse stato ansioso di eseguire i precetti del Creatore, secondo l’insegnamento scritto: «Ed amerai il Creatore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutto il tuo essere» e se a partire da questo insegnamento egli si fosse preoccupato di soddisfare i bisogni e le aspirazioni del proprio amico nell'intera misura impressa nell'uomo di riempire le proprie aspirazioni, come lo scritto: «Ed amerai il tuo amico come te stesso».

E se il Creatore stesso fosse stato la meta d'ogni lavoratore, mentre lavorava per la felicità della società, vale a dire che il lavoratore si fosse aspettato che per mezzo di questo suo lavoro per la società si sarebbe meritato di aderire al Creatore, all'Origine di tutta la verità, il bene e di tutta la soavità e tenerezza,  ecco che in pochi anni, senza alcun dubbio, si sarebbero innalzati in ricchezza al di sopra di tutte le nazioni del mondo assieme, dato che allora sarebbero riusciti a sfruttare i tesori dei materiali grezzi che si trovano nella loro ricca terra, e sarebbero stati veramente di esempio a tutte le nazioni, e sarebbero stati chiamati "benedetti del Creatore".

Però quando tutta la misura del lavoro di "Ashpaà per il prossimo" si basa solamente sul bene della società, è una base instabile, dato che chi e cosa obbligherebbe l'individuo a darsi da fare ed affaticarsi per la società? In un principio arido e senza vitalità, infatti, non si può mai sperare che si possa trovare una motivazione, persino riguardo le persone sviluppate, ed è superfluo dirlo riguardo le persone non sviluppate. Di conseguenza viene posta la domanda, da dove l'operaio o l'agricoltore attingerebbe la motivazione bastante per farlo muovere verso il lavoro?

Siccome la quantità del suo nutrimento non diminuirà ne aumenterà a causa dei suoi sforzi e non essendoci nessuna meta ed alcuna ricompensa, come è risaputo dai saggi della natura, l'uomo non farà nemmeno il più piccolo movimento senza la motivazione, vale a dire, senza beneficiare un poco se stesso.

Quando, ad esempio, l'uomo sposta la sua mano dalla sedia verso il tavolo, questo succede perchè gli sembra che posando la sua mano sul tavolo ne godrà di più e se non gli fosse sembrato così avrebbe lasciato la sua mano sulla sedia per tutti i settanta anni della sua vita, senza spostarla dal suo posto, inutile dire rispetto ad una grande fatica.

E se tu affermassi che c'è una soluzione, quella di porre sorveglianti su di loro, in modo che chiunque sia pigro nel suo lavoro sia punito e gli sia preso il pane quotidiano, dunque ti chiederei dimmi tu, da dove gli stessi sorveglianti prenderebbero la motivazione per il loro lavoro, poiché stare in uno specifico posto e sorvegliare persone per motivarle e farle faticare è in se stesso una fatica grande, forse più del lavoro stesso. Di conseguenza la cosa sembra come chi vuole mettere in movimento una macchina senza darle carburante.

Perciò il loro verdetto è stato deliberato ed è quello di essere distrutti da parte della natura, poiché le leggi della natura li puniranno, dato che loro non si adattano a compiere i suoi comandamenti, vale a dire ad attuare le azioni di Ashpaà al prossimo dalla distinzione del lavoro per il Creatore, per adempierlo e da esso giungere alla fine della meta della Creazione, la quale è l'adesione al Creatore, secondo come è interpretato nell'articolo di "Matan Toràh – Il Dono della Toràh" (brano 6), che quest'adesione giunge a chi lavora secondo la misura della Sua piacevole abbondanza , colma di godimento e che continua ad aumentare nei suoi confronti fino alla misura desiderata per innalzarsi nella conoscenza della Sua Veridicità continuando a svilupparsi fino a meritare la grande iperbole alla quale hanno accennato nel mistero del versetto: «Mai occhio aveva veduto che un altro Dio, fuori di te» (Isaia, 64,3).

E puoi raffigurarti che se il contadino e l'operaio avessero scorto davanti ai loro occhi questa meta lavorando per la felicità della società, non avrebbero sicuramente avuto nemmeno bisogno di sorveglianti che si impongano su di loro, dato che avrebbero già avuto una motivazione soddisfacente e sufficiente per un grande sforzo, fino ad innalzare la società all'apice della felicità.

La verità è che comprendere questo in modo tale richiede molta cura e sequenze leali, ma tutti vedono che loro non hanno altro diritto di esistere escluso questo da parte della cocciuta natura che non ha compromessi. Questo è quello che io volevo dimostrare qui.

Ed ecco che ti ho comprovato esplicitamente per mezzo della ragione pratica - dalla storia pratica la quale prende forma davanti ai nostri occhi, che non esiste altro rimedio per l'umanità se non assumersi il precetto della Divina Provvidenza, la quale è l'Ashpaà al suo prossimo per dare compiacimento al Creatore, nella misura dei due versi: il primo è "Ama il tuo amico come te stesso" che è la qualità del Lavoro stesso, cioè che la misura dello sforzo per dare al prossimo in nome della felicità della società che non deve essere meno della misura impressa nell'uomo per aver cura dei propri bisogni. Per di più si deve mettere in prima priorità i bisogni del prossimo rispetto ai propri, come è interpretato nel quarto paragrafo dell'articolo "Matan Toràh - Il Dono della Toràh.

Ed il secondo verso è: «Ed amerai il Creatore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue facoltà» che è la meta che sei obbligato ad avere davanti agli occhi di tutti durante lo sforzo per i bisogni dell'amico, e che prescrive di operare e lavorare duramente solo per compiacere il Creatore, Colui che Si è pronunciato e si fa il Suo Volere, che Egli sia benedetto.

E Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra, poiché il bisognoso ed ogni tormentato e sfruttato scompariranno dal paese, e la felicità di ognuno s'innalzerà verso l'Alto, al di sopra di ogni valore e misura. Però fin tanto che vi rifiuterete e non vorrete giungere al patto del Lavoro del Creatore in tutta la misura interpretata, allora la Natura e le sue leggi sono pronte a vendicare la loro vendetta nei nostri confronti e non lascerà la presa, come abbiamo dimostrato esplicitamente, fino a che non ci vincerà e allora accetteremo la Sua autorità riguardo a tutto quello che ci comanderà, come è stato chiarito.

Ed ecco che ti ho dato una ricerca scientifica e pratica, secondo la critica della ragione pratica, riguardo all'obbligo assoluto di tutte le creature di ricevere su loro stesse il Lavoro del Creatore con tutto il loro cuore, la loro anima e le loro facoltà.

 

Spiegazione della Mishnà «Tutto è messo in pegno ed una trappola è tesa su tutti i viventi»

E dopo aver saputo tutto ciò che è stato detto sopra, abbiamo guadagnato la comprensione di una Mishnà astrusa che è nel Masechet Avot (terza parte, Mishnà numero 16) che dice cosi: «Lui (Rabbi Akiva) diceva: “Tutto viene messo in pegno ed una trappola è tesa su tutti i viventi. Il negozio è aperto e il bottegaio fa credito, ed il taccuino è aperto e la mano registra, e chiunque voglia prendere in prestito che venga e prenda in prestito, ed gli esattori costantemente rimborsano, nel ciclo d'ogni giorno l'uomo si sdebita sia che egli lo sappia e sia che egli non lo sappia ed essi hanno su che contare ed il giudizio è un verdetto di verità e tutto è preparato per il pasto"».

E questa Mishnà non per niente è rimasta recondita in un'allegoria senza nemmeno accennare alla sua soluzione, cosa che ci indica che qui c'è molta profondità da indagare, in effetti essa si chiarisce molto bene in base alle cognizioni che abbiamo acquisito fino a qui.

 

La ruota del "Cambiamento di Forma"

All'inizio vi presenterò la ragione dei nostri saggi per quanto riguarda lo svolgersi delle generazioni del mondo, le quali, anche se noi vediamo i corpi,  che cambiano e passano da generazione all’altra, questo riguarda solamente una questione di corpi, mentre le anime, le quali sono il fondamento dell'essenza del corpo, non scompaiono secondo la legge di chi è mortale, ma continuano ad essere trasferite da un corpo all'altro e da una generazione all’altra, poiché le stesse anime che c'erano nella generazione del Diluvio furono trasferite e vennero nella generazione dello Scisma e dopo nell'esilio d'Egitto e poi in coloro che uscirono dall'Egitto e così via, fino a questa nostra generazione e fino alla fine della Correzione.

Non vi è in questo mondo, pertanto, nessun'anima nuova come invece nel caso del rinnovo dei corpi, ma solo una determinata quantità di anime che continuano a ruotare sulla ruota del cambiamento della forma, dato che esse si rivestono, ogni volta, di un nuovo corpo e in una nuova generazione.

Quindi, considerando ciò da parte delle anime, tutte le generazioni, dall'inizio della Creazione fino al termine della Correzione, sono esaminate come una sola generazione la quale ha allungato la sua vita per qualche migliaio d'anni fino a che si è sviluppata giungendo alla sua correzione come ciò deve essere. Da questo punto di vista, non è per niente importante  che nel frattempo essi abbiano cambiato i loro corpi migliaia di volte, dato che la parte principale l'essenza del corpo che viene chiamata anima, non ha sofferto per niente a causa di questi cambiamenti.

E ci sono molte prove di questo ed una meravigliosa saggezza chiamata "Il mistero delle incarnazioni delle anime", questo non è qui il posto per chiarirlo, ma a causa dell'incommensurabilità delle cose per chi non è esperto in questa saggezza, conviene notare che il segreto delle incarnazioni vige anche in tutti i particolari tangibili della realtà, quando ogni cosa vive a suo modo una vita eterna  .

Sebbene con i propri sensi si vede ogni cosa transitoria ed esistente senza valore, questo non è altro che l'apparenza da noi percepita, mentre abbiamo qua solo la distinzione di incarnazioni, quando ogni singolo particolare non riposa e non è tranquillo nemmeno per un momento, ma continua a ruotare sulla ruota del cambiamento della forma e non perde niente della sua essenza per tutto il cammino della sua strada, come si sono dilungati su ciò i maestri della fisica.

Ed adesso giungiamo all'interpretazione della Mishnà, dove egli dice (Rabbi Akiva) «Tutto è messo in pegno, poiché la cosa è stata paragonata a chi presta al suo amico una somma di danaro per un affare, per essere socio con lui nei guadagni. Egli, per essere sicuro di non perdere il proprio denaro, glielo dà in pegno e si trova lontano da ogni preoccupazione; così pure la creazione del mondo e la sua esistenza, che il Creatore ha preparato per gli esseri umani affinché si impegnassero in essa e guadagnassero per mezzo  di essa, (giunti) alla  fine, la sublime finalità dell'adesione a Lui, come è spiegato nell'articolo Matan Toràh - Il Dono della Toràh (brano 6). Occorre quindi ponderare: chi obbligherà l'umanità ad impegnarsi nel Suo Lavoro perchè alla fine arrivi alla  sublime ed elevata meta?»

E rispetto a questo ci dice Rabi Akiva «Tutto è messo in pegno», vale a dire che tutto ciò che il Creatore ha deposto nell'opera della Creazione ed ha dato agli esseri umani, non lo ha dato a fondo perduto, ma Si è assicurato del pegno. E se tu dirai, che pegno Gli diedero?

A questo risponde dicendo «Ed una trappola è tesa a tutti i viventi», vale a dire che il Creatore fu ingegnoso e tese una trappola meravigliosa come questa sull'umanità cosicché nessuno potrà salvarsi da essa, ma tutti i viventi verranno catturati li, in questa trappola, assumendosi necessariamente il Suo Lavoro , fino a conseguire la loro meta sublime, e questo è il pegno del Creatore che Egli Si è assicurato e che non sarebbe stato apportato alcun danno all'Opera della Creazione.

E dopo di ciò spiega la cosa dettagliatamente e dice: «Il negozio è aperto», vale a dire che, quantunque questo mondo ci appaia come un negozio aperto senza padroni, nel quale chiunque vi passi può ricevere merce e tutti i beni secondo il proprio desiderio, gratuitamente, senza nessun conto, e su ciò si sofferma Rabbi Akiva e ci avverte «ed il bottegaio dà a credito», vale a dire che sebbene tu non veda qui nessun bottegaio, sappi che c'è un Bottegaio ed il fatto che non esiga i Suoi pagamenti è perchè Egli ti fa credito.

E se tu dirai, come Egli fa a conoscere i miei conti? A questo risponde: «Il taccuino è aperto e la mano registra».  Ciò vuol dire che c'è un taccuino generale nel quale viene registrata ogni singola azione senza che vada perso niente, e l'intenzione riguarda la legge dell’evoluzione che il Creatore ha impresso nell'umanità, la quale ci spinge sempre avanti.

L'interpretazione è che proprio la condotta corrotta che si ha negli stati dell'umanità, è lei stessa a causare e creare gli stati buoni, ed ogni singolo stato buono non è altro che il frutto del lavoro dello stato maligno che lo ha preceduto. In verità quei valori del bene e del male non sono intesi secondo il valore dello stato di per sè ma solo secondo la meta generale, quando ogni situazione che avvicina l'umanità alla meta è chiamata bene e la situazione che l'allontana dalla meta è chiamata male.

E solo su questo parametro è stabilita "la legge dell’evoluzione", quando la corruzione ed la malignità che prendono forma in una situazione sono considerati la causa di ciò che genera la situazione buona, in modo tale che il tempo di sussistenza d'ogni singola situazione è solamente quello necessario per la crescita della levatura del male in essa, in una misura tale che la gente non potrà più sopportare; essendo allora costretti a radunarsi e distruggerlo, riordinandosi in una situazione migliore per la correzione di quella generazione.

E cosi anche la situazione nuova continua ad esistere fino a che le scintille della cattiveria che sono in lei maturano e giungono ad una misura tale che non si potrà più sopportare, quando allora sarà necessario distruggerla e costruire in sua vece una situazione più confortevole, e così le situazioni continueranno a chiarificarsi, una dopo l'altra, gradino dopo gradino, fino a che arriveranno ad una situazione cosi corretta che sarà tutta senza nessuna scintilla malefica.

Ed ecco, tu trovi che tutti i fondamenti dei semi e dei chicchi dai quali crescono ed escono le buone situazioni non sono altro che gli atti corrotti stessi, vale a dire che ogni singola cattiveria che si rivela ed esce dalle mani degli empi della generazione, ecco che si addiziona e si accumula fino a che esse ricevono un peso tale che il pubblico non può più sopportarle. Allora esse si ergono e lo distruggono, creando una situazione più desiderabile. Ecco, davanti ai tuoi occhi, ogni singola cattiveria diventa specificatamente la condizione della forza spingente per mezzo della quale si svilupperà la retta situazione.

E queste sono le parole di Rabbi Akiva: «Il taccuino è aperto e la mano registra», poiché ogni situazione nella quale si trova una determinata generazione è simile ad un taccuino e tutti quelli che commettono atti di cattiveria sono simili a mani che scrivono, poiché ogni cattiveria è incisa e viene registrata nel taccuino fino a che esse vengono agglomerate in un unico conto fino a raggiungere un peso tale che la gente non potrà più sostenere, ed allora distruggeranno questa cattiva situazione e si organizzeranno in una situazione più desiderata, come è stato spiegato. Ecco che ogni singola azione è computata e registrata nel taccuino, vale a dire come nella situazione suddetta.

E dice: «Chiunque voglia prendere in prestito venga e prenda in prestito». Questo vuol dire che chi crede che questo mondo non sia come un negozio aperto, senza proprietario, ma che invece ci sia qui un Padrone di casa, il Bottegaio che sta nel Suo negozio ed esige da ogni acquirente che venga dato il prezzo desiderato per la merce che egli ha preso dal negozio, questo vuol dire che egli si impegna nel Suo Lavoro poiché si nutre per merito della stessa bottega, nel modo desiderato e sicuro per giungere alla meta della creazione come è nel Suo Volere, che Sia benedetto.

Ed ecco, una tal persona è considerata come chi «desidera prendere in prestito», vale a dire che ancora prima che lei porga la mano per prendere qualcosa da questo mondo, che è il negozio, ecco lei prende in prestito per pagare il suo prezzo fissato, il che vuol dire che la persona si assume l'impegno di lavorare e di giungere alla meta del Creatore durante i giorni nei quali si alimenta della bottega, in modo da assicurare puntualmente di pagare il suo debito, cioè giungendo alla meta desiderata, e viene quindi denominato «Colui che desidera prendere in prestito», il che vuol dire che asserisce di regolare il conto e pagarlo.

Rabbi Akiva ci raffigura due tipi di persone: un tipo rappresenta quelli della distinzione di "negozio aperto", che ritengono che questo mondo sia come un negozio aperto senza nessun Padrone di casa dove il Bottegaio nei loro confronti dice «Il taccuino è aperto e la mano registra», vale a dire che sebbene essi non vedano nessun conto, in tutti modi tutte le loro azioni vengono iscritte nel libro, come  spiegato sopra, e questo succede per mezzo della legge dell’evoluzione che è impressa nella creazione, e nell’umanità suo malgrado. E le azioni degli empi fanno nascere, loro malgrado, le buone azioni, come è stato spiegato prima.

Ed il secondo tipo dell'umanità è chiamato «coloro che vogliono prendere a prestito», essi prendono tenendo presente il Padrone di casa e quando prendono qualcosa dalla bottega, la prendono solo come un prestito, promettendo al bottegaio di pagare il prezzo stabilito, vale a dire conseguire a mezzo del prestito la meta definitiva, e riguardo a loro è detto «Chi desidera prendere in prestito venga e prenda in prestito».

E se tu dirai, qual è la differenza fra il primo tipo di persone per le quali la meta finale è imposta e giunge dalla legge dell’evoluzione ed il secondo tipo di persone rispetto alle quali la meta finale giunge a loro per mezzo dell'auto - asservimento al Suo Lavoro, non sono entrambi alla pari nel conseguimento della meta? E continua e dice «e gli esattori costantemente rimborsano nel ciclo d'ogni giorno e si sdebitano con l'uomo sia che egli lo sappia e sia che egli non lo sappia», il che vuol dire che in verità sia gli uni che gli altri pagano il loro debito in modo identico, a rate, ogni giorno.

Ed esattamente come le forze virtuose che si manifestano nel dedicarsi al Suo Lavoro vengono considerate come esattori leali i quali riscuotono il debito a rate un giorno dopo l'altro fino a che è rimborsato del tutto, proprio così le forze vigorose che sono impresse nella legge dell’evoluzione vengono anch'esse saggiati come esattori fedeli i quali riscuotono il debito secondo rate con frequenza giornaliera, fino a che è rimborsato del tutto, e questa è la cosa che fa dire : «E gli esattori costantemente rimborsano, nel ciclo d'ogni giorno, e si sdebitano con l'uomo».

C'è davvero una grande divergenza ed una gran lontananza fra loro, vale a dire "consapevolmente o inconsapevolmente". Il primo tipo, il debito dei quali è riscosso dagli esattori dello dell’evoluzione, si trovano a pagare il loro debito "inconsapevolmente", ma giungono a loro onde burrascose per mezzo del forte vento dello sviluppo, onde che  dal dietro spingono obbligando le creature a fare il passo in avanti.

In questo modo il debito è pagato loro malgrado, con grandi sofferenze e per mezzo delle forze del male che si rivelano e li spingono con una spinta dal dietro.

Il secondo tipo, però, paga il proprio debito il quale è il conseguimento “consapevole” della meta, e con la loro propria volontà, ripetendo le virtuose azioni che affrettano lo sviluppo nel senso del riconoscimento del male.

Quest’ultimi per mezzo di tale Lavoro guadagnano il doppio:

Il primo guadagno è che queste forze le quali si rivelano nell'ambito del Suo Lavoro si presentano davanti a loro nella distinzione d'una forza che attira, nella forma di una bramosia magnetica, da loro rincorsa e verso la quale vengono attirati, desiderandola e bramandola secondo lo spirito dell'Amore, ed è superfluo dire che sono sottratti ad ogni mestizia e sofferenza  come quelle sofferte dal primo tipo di persone.

Il secondo profitto è che il conseguimento della meta desiderata viene accelerato poiché sono essi i Giusti ed i Profeti e meritano di conseguire la Meta ad ogni generazione, com'è spiegato nell'articolo "L'Essenza della Saggezza della Kabbalah" nel brano che incomincia con le parole «Su che cosa s'impernia la Sapienza».

Ecco davanti ai tuoi occhi la gran distanza fra chi paga consapevolmente e chi paga inconsapevolmente, come fra il vantaggio della Luce della piacevolezza e del godimento nei confronti della tenebra delle sofferenze e delle afflizioni maligne. Ed egli dice anche: «Ed hanno su cosa contare ed il giudizio è un giudizio veritiero», vale a dire a coloro che si saranno sdebitati consapevolmente e desiderandolo ad essi Egli promette: «Loro hanno su cosa contare», dato che c'è molta forza nella qualità del Suo Lavoro molta forza per portarli alla Meta sublime, e per loro è proficuo chinarsi di fronte all’onere del Creatore.

E riguardo a coloro che pagano inconsciamente dice: «Ed il giudizio è il giudizio veritiero», quando apparentemente c'è da essere perplessi in quanto  alla Provvidenza Divina che consente e permette tutti quei deterioramenti e quelle sofferenze che si rivelano nel mondo dove l'umanità vi si "frigge" senza compassione.

E in quanto a questo egli dice che questo verdetto è «un giudizio veritiero» dato che tutto è allestito per il pasto, vale a dire, per la Vera Meta Finale e la Soavità Superiore che sarà rivelata con la rivelazione del Suo Proposito, che Egli sia benedetto, che è nella creazione, quando tutta la fatica, lo sforzo, e le sofferenze che giungono ciclicamente alle generazioni e nei tempi, ci appaiono come quando il Padrone di casa si sforza e si affatica con grandi sforzi per preparare un grande pasto agli ospiti invitati. E la meta prevista che deve alla fin fine essere rivelata, egli se la immagina come il pasto al quale gli ospiti partecipano con grande piacere e gioia. Di conseguenza egli dice "ed il giudizio è un giudizio veritiero e tutto è allestito per il pasto", com'è stato già spiegato.

E troverai anche nel Bereshit Rabà (88) una cosa simile a questa riguardo la creazione dell'uomo. È scritto: «Gli angeli chiesero al Creatore, "che cos’è l’uomo che tu n’abbia memoria? E il figliuol dell’uomo che tu ne prenda cura, perchè hai bisogno di questa sventura? Disse loro il Creatore, se è così, perchè sono stati creati i greggi ed i buoi etc? Come nella parabola di un re che aveva una torre piena di ogni bene ma non aveva ospiti, che godimento può trarre il re dall'averla riempita? Dissero gli angeli al Suo cospetto: «O Eterno, Signor nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra", fai ciò che Ti soddisfa».

L'interpretazione è che gli angeli, i quali vedevano tutti i dolori e le sofferenze che in futuro si sarebbero abbattuti sull'umanità, si stupirono e chiesero: per che cosa hai bisogno di questa sventura? Il Creatore rispose loro di possedere una torre colma d'ogni bene ma di non avere altri ospiti se non questa umanità. Ed ovviamente quando gli angeli soppesarono mentalmente le delizie che si trovavano in quella torre che attendevano gli invitati, in confronto alle sofferenze ed alle disgrazie che in futuro avrebbero colpito l'umanità, e dopo aver visto che all'umanità conviene sopportare per un bene previsto e che l’attende, furono essi concordi riguardo la creazione dell'uomo, vale a dire proprio come le parole di Rabbi Akiva, «Il giudizio è un giudizio veritiero e tutto è corretto per il pasto», in quanto sin dall'inizio della Creazione vennero iscritti lì tutti gli esseri come ospiti invitati, in quanto il pensiero del Creatore obbliga di giungere al pasto, consapevolmente o inconsapevolmente, come è stato spiegato.

E in quello che è stato delucidato sopra si rivelerà a tutti la veridicità delle parole del profeta (Isaia 11) nella profezia della pace, che comincia «Ed il lupo abiterà insieme all'agnello e la pantera giacerà insieme al capretto» e dà il motivo di tutto ciò «Poiché la terra sarà piena di conoscenza del Creatore come l'acqua che ricopre il mare». Ecco che il profeta fa dipendere la pace di tutto il mondo dalla diffusione in tutto il mondo della conoscenza del Creatore, ossia proprio come abbiamo detto sopra, che l'aspra ostilità egoistica che c'è tra l'uomo ed il suo prossimo, assieme alla quale s'inaspriscono anche i rapporti nazionali, tutto questo non sparirà dal mondo, a mezzo di nessun consiglio e nessun stratagemma umano, e sarà quel che sarà.

I nostri occhi vedono infatti come il misero malato si rigira e si capovolge da tutte le parti, a causa delle sue umane e insopportabili sofferenze, mentre l'umanità si è già riversata nell'estrema destra, come ha fatto la Germania o all'estrema sinistra come ha fatto la Russia, non solo essi non alleviano la situazione, ma anzi peggiorano la malattia ed il dolore e le grida si innalzano al cielo come è noto a tutti noi.

Poiché essi non hanno nessun'altra soluzione se non quella di arrivare ad accettare il giogo del Creatore, nella conoscenza del Signore, il che vuol dire indirizzare le proprie azioni secondo il desiderio ed il volere del Creatore e la Sua meta, come Egli precedentemente concepì la Creazione. Quando essi lo faranno allora sarà palese a chiunque che grazie al Suo Lavoro sarà cancellato persino il ricordo della gelosia e dell'odio nell'ambito dell'umanità, come ho dimostrato con chiarezza fin qui, allora tutti i membri dell'umanità si riuniranno in un unico corpo con un unico cuore colmo della conoscenza del Signore. Ecco che la pace nel mondo e la conoscenza del Signore saranno una cosa sola.

E subito dopo di questo dice il profeta: «In quel giorno il Creatore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo ecc. e radunerà i dispersi di Yehudà dai quattro angoli della terra» (Isaia,11,11).

Noi abbiamo appreso che la pace del mondo precede la riunione della Diaspora (Ndr. degli esili del popolo ebraico).

E con questo capiremo le parole dei nostri saggi al termine della Masechet Okzin, «Il Creatore non trovò un recipiente che contenesse la benedizione per Israel se non la Pace - Shalom» come è stato detto: «Il Creatore darà forza al suo popolo, il Creatore benedirà il suo popolo nella pace». C'è da stupirsi, in apparenza, per l'espressione figurativa "un recipiente che contenesse la benedizione per Israel ". Inoltre, com'è dedotta questa conclusione dallo scritto?

Questo scritto, però, si chiarifica come la profezia d'Isaia, poiché la pace nel mondo precede la riunione della Diaspora. Perciò dice lo scritto: «Il Creatore darà forza al suo popolo». Questo vuol dire che nel futuro, quando il Creatore darà forza al Suo popolo di Israele, vale a dire la resurrezione eterna, allora «Il Creatore benedirà il Suo popolo con la pace», cioè benedirà il Suo popolo di Israel prima con la benedizione della pace di tutto il mondo ed in seguito «Il Creatore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo ecc.».

E questo è ciò che i nostri saggi dissero come spiegazione dello scritto: che effettivamente la benedizione della pace di tutto il mondo precede la forza, vale a dire la redenzione, dato che «Il Creatore non trovò un recipiente - kli che contenesse la benedizione per Israel se non la Pace - Shalom». Questo significa che fintanto che l'amore per se stessi e l'egoismo fra le nazioni sussisteranno, anche i figli d'Israel non potranno lavorare il Creatore nella Purezza, del Dare in assoluto al prossimo, come è scritto nella spiegazione del verso: «E voi sarete per me un regno di sacerdoti» nell'articolo "L'Arvut - La Garanzia Spirituale". Noi lo vediamo per esperienza, dato che il giungere alla terra (d'Israele) e la costruzione del tempio non poterono sussistere e ricevere le benedizioni che il Creatore ha assicurato ai nostri padri.

E riguardo a questo dissero: «Il Creatore non trovò un vaso - kli che contenesse la benedizione»il che vuol dire che fino ad ora i figli di Israele non hanno ancora avuto un recipiente che contenesse la benedizione dei Patriarchi e perciò non è stato ancora attuato il giuramento con il quale potremo avere in eredità la benedizione della terra per l'eternità, dato che solamente la pace del mondo è l'unico recipiente che ci rende possibile ricevere la benedizione dei Patriarchi, come afferma la profezia di Isaia.

Il contatto con Lui, sia Egli benedetto

Le masse si immaginano che chi ha un contatto con Lui, sia Egli benedetto, sia un uomo... che occorra avere il timore quando si parla con Lui, e persino di stare nel suo perimetro. Poiché questa è la natura dell'uomo, che ha paura di ogni cosa che sia al di fuori della natura della creazione, poichè ha paura anche di ogni cosa insolita; come il tuono, la folgore e le voci.

Tuttavia, non è così; poiché al contrario non vi è una cosa più naturale che realizzare un contatto con il proprio Boré, poiché Egli è il padrone della Natura, e in verità ogni creatura ha un contatto col proprio Boré, come è scritto, "La terra è piena della Sua gloria" solo che la creatura non lo sa e non lo sente.

Ed al Suo servitore, colui che merita il contatto con Lui, gli viene aggiunta soltanto la conoscenza; è analogo all'uomo che ha un tesoro in tasca che però non ne è a conoscenza. Così, arriva uno che lo informa rispetto a ciò che ha nella sua tasca, e ora lui si è arricchito davvero. Nonostante tutto ciò, qui non vi è per lui alcuna novità, e non vi è motivo di emozionarsi poiché nella realtà vera nulla si è rinnovato.

Allo stesso modo, colui che merita l'Amore ulteriore fino a conoscere che è il figlio del Luogo (n.d.r. Il desiderio pienamente corretto), non ha infatti alcun cambiamento nella realtà concreta, bensì una conoscenza che egli prima non aveva.

Pertanto, anche l'uomo che merita ciò diviene molto naturale, molto semplice e molto povero (n.d.r. che ha mancanza per la Spiritualità). Si può dire che prima di meritarselo, quest'uomo e tutte le masse erano estranee alla semplice Natura; ma ora egli è equivalente con tutte le persone, le comprende, è semplice ed è molto mescolato con loro, non vi è una persona più vicina e naturale alle masse più di lui, ed occorre soltanto amarlo e soltanto lui, perché esse non hanno un fratello così vicino quanto lui.

Lettera di Santità

Lettera 54

Oggi ho ricevuto la tua lettera, con tutte queste avventure che ti sono successe e quello che scrivevi nella notte di mercoledì che, se la Luce ti circondasse tutto il tuo corpo, allora saresti salvato da tutte le tue guerre. Fino a questo punto quello che scrivevi.

Ecco, in base a questo punto, sembra che non sia assimilato dentro tutti i tuoi organi quello che ti dicevo prima che tu partissi.

Che non vi è nessun altra salvezza se non nella realizzazione della Torah, e tutto il carro della sitra akhra (altro lato) serve soltanto per fuorviare l'uomo in altre vicende e per prevenire in lui questa verità.

E questo è il fatto dell'esilio d' Egitto nella materia e nei mattoni., la vanità dei loro re, “io ho il Nilo e io mi sono creato” e godo in quello che è scritto in questo episodio.

E questo è un segno a te, poiché io ti mandavo affinché tu facessi uscire il popolo dall'Egitto. E voi servirete Dio su questa montagna e questo significa che il Signore (che Egli sia benedetto) col suo volere di verificare questo stato santo di cui meritava, gli dava questo segno come verità che di nuovo meriterebbe senza dubbio la ricezione della Torah nello stesso luogo, e comprendi bene ciò, che persino a Moshe che il volto del Signore gli si rivelava con la finalità della chiarezza  temeva di guardare Dio, e ad ogni modo aveva bisogno della promessa della Torah poiché altrimenti certamente il Signore non lo guardava. E comprendi bene ciò e il fatto che è scritto: “Chiedete il Signore quando si trova e chiamateLo quando è vicino” il che significa chiedete il Signore nel luogo dove sta e non fallirete nella sitra akhra che sempre fuorvia l'uomo di chiedere il Signore dove non si trova.

E allora, si ritrova a far disperdere il lavoro dell'uomo invano.

E perciò il profeta avverte, ci avvisa, che dovete pretendere il Signore nel luogo dove vi è la Torah e non nel luogo dove non c'è la Torah, perché non ci si trova affatto.

Ed aggiunge, “chiamateLo quando è vicino” che significa quando il Signore illumina il suo volto su di voi questo è il momento di chiamarLo cioè vi porterà e vi darà visione nei misteri e nei sapori della Torah che è la lettura.

E allo stesso modo forse il Signore avrà la forza di aprire il cuore dell'uomo affinché meriti la benedizione della Torah e comprendi questo molto bene.

Perché questo è il mistero del Signore, che Egli sia benedetto,la Torah ed Israele sono un'unica Cosa.

In questa Cosa potrai osservare anche rispetto delle necessità che il Signore aveva, nell'immediatezza del primo stato della profezia di Moshe, nostro maestro, di garantirlo lealmente con questo segno della ricezione della Torah. Osserva bene ciò e allora troverai.

E questa è la misura dello scritto, “chi scalerà la montagna di Dio e chi salirà nel posto della Sua santità. Chi è pulito con le palme e ha il cuore che non giovava invano, o faceva , o mentiva”. Ed è scritto che “prima che l'uomo esca dal ventre della sua madre Lui si fa giurare che:  se anche il mondo dice che è un giusto lui deve considerarsi come un empio”.

E questo fatto necessita un'interpretazione, perché i nostri saggi dicono che tu non devi considerarti un empio. Se tutto il mondo ti considera un giusto tu devi considerarti un empio?!

Questo fa meravigliare

Bisogna ancora capire il modo che utilizzaVa “tu devi considerarti come un empio”. Il suo cuore forse è per la verità, ed è un giusto.

A questo  punto bisogna considerare che ci sono due tipi di lavoro:

Uno in (cuore) liba e uno in (mente)mokha,

cioè, di invertire il vaso di ricezione con lo scopo di dare in assoluto, ed ecco, nel momento in cui l'uomo purifica il vaso di ricezione nella distinzione di liba, subito egli merita la Sua luce che sta sempre in abbondanza e non cessa mai.

E questa luce si chiama Nefesh e questo dice lo scritto . “Chi scalerà la montagna di Dio e chi si elleverà nel posto della sua Santità. Il che significa che egli avrà una statura per l'eternità e non ritornerà e non cadrà.

E cioè, che non giova invano, cioè dopo che il Signore si rivolgeva a lui e lo avvicinava un po' bisogna sforzarsi molto di prendere questa Luce, e utilizzarla nella visione della Torah, di trovare i suoi misteri e di aumentare la sua conoscenza nel Signore. E questo è il mistero di alzare gli occhi della Divina Presenza come è scritto: “della Sposa i cui occhi sono belli, non c'è bisogno di esaminare il resto del Suo corpo e se l'uomo non presta l'attenzione di alzare gli occhi si ritrova a portare la Luce di nefesh invano senza utilità. E, ancora peggio, egli giura e mente, poiché nel tempo della nascita Gli hanno fatto giurare che anche se l'intero mondo ti dirà che sei un giusto, il che significa che se anche lui meriterà la Luce della nefesh e se tutti i suoi Organi e Tendini del  suo piccolo mondo gli dicono che è un giusto completo e sta già nel giardino di Eden non deve affatto dare bado a questo prima di alzare gli occhi alla Santità.

E questo è il mistero di chi scalerà e di chi alzerà, cioè proprio colui che ha le mani pulite.

E significa che meritava di pulire le due distinzioni nella sua ricezione di mokha (mente) e di liba (cuore) e chi ha il cuore, cioè che meritava di realizzare il sapore della Torah e di tutti i suoi misteri come è scritto “e tu sapevi oggi”,  deve ritornare al suo cuore poiché il Signore è Iddio e così via... e “non esiste nulla tranne Lui.”

E non utilizzava il Mio nome per giurare cioè che ha capito come servire ed utilizzare la Luce di nefesh,che il Signore gli ha dato, e non giurava e mentiva, ma ha alzato gli occhi come abbiamo detto. E scruta bene quello che è scritto qui poiché il consiglio diretto è vero, affinché tu non sia intrappolato sotto il consiglio della sitrah akhra (l'altro lato), che continua a fuorviare l'uomo affinché esiga il Signore dove non si trova,e perciò è necessario di ricordarselo ogni singolo giorno. E cosa posso fare a te se tu non considererai le mie parole come devi fare? Perciò tu disperdi le tue forze gratuitamente. Magari mi ascolterai da ora in poi poiché le cose sono sempre di non aggiungere e di non sottrarre e perciò ancora  stanno aspettando un cuore che può ascoltare,  e speriamo bene.

Ed ecco che le mie parole sono state dette in questo tempo, poiché il lavoro preciso che è stato menzionato, sarà efficace di più in questi giorni che si chiamano nei libri la correzione di Shoverim-Tath.e io ti narrerò questa vicenda, poiché nei libri ci sono descrizione incomprensibili per le masse.

Infatti questi segni sono Shoverim-Tath lo studio della Torah non vi è nessuna altra correzione se non lo studio della Torah

Si diceva che chi non conosceva l'ordine del Signore e cosi via...

E la vicenda è, che la Luce superiore che si avvicina all'uomo per portarlo alla resurrezione, si chiama nefesh,  poiché la ricezione della distinzione di nefisha di essere immobile negli organi,non ha diritto di esistenza senza ruach, cioè la realizzazione della Torah.

E perciò quest'uomo si chiama shovav, sarebbe un mascalzone, come un piccolo ragazzo che mette le sue mani in un sacco pieno di denari, ed egli gira e salta e non sa cosa fare con questi danari poiché non conosce la formula dei danari e non sa come contrattare. Si è ritrovato come chi regalava un sacco di denaro e il piccolo ragazzino non fa piacere a lui questo, ma ANZI impazzisce perciò è scritto “Lui farà saltare la mia anima”. Se il Signore non da il ruach ma solo il nefesh si è ritrova che fa impazzire la persona, ma da lo lishma viene in lishma come risaputo.

Ed è come termina il versetto per il Suo nome e cioè che da questo meriterà  lishma e comprendi bene ciò-

E il fatto che diceva: “ritornate ai figli” e cioè coloro che non meritavano ancora ruach e cioè il fatto della realizzazione della Torah.

E come avevo parlato con te prima che tu viaggiassi,che il fatto che la buccia del faraone d'Egitto  era una buccia così dura che nessun schiavo poteva fuggire dall'Egitto, dato le luci che avevano di tutti  coloro che credevano nella loro sovranità finché qualcuno non poteva astenersi da esse ed è il mistero dello scritto : “io ho il mio Nilo e io avevo creato”.

Come ti ho interpretato mentre eri ancora qui. Perciò nell'episodio di esodo la schiavitù dell'inizio dell'esilio d'Egitto termina non prima dell'episodio della ricezione della  Torah e questo è il segno per te che io ti mandavo al fine che tu faccia uscire il popolo dall'Egitto e voi servirete Dio su questa montagna, come ho interpretato prima,perciò ogni singolo uomo che vuole completare quello necessario a lui è molto capace di farlo ma con questa sequenza "Shovavim"-Trumah-Tetzaveh che sono episodi della Torah, uno deve pensare molto bene rispetto alle sue azioni e correggerà le sue vie finché sarà pronto alla ricezione della Torah.

Tutte le scintille della luce della sua nefesh che erano in cattività nella buccia d'Egitto, egli le style="text-align: justify" raggrupperà nel luogo della Torah,  con nostalgia e con grande mancanze, e con lo studio della mente esterna come è scritto: “tutto ciò che la tua mano proverà a fare fallo con la tua forza”,finché  meriteremo, che egli apra il nostro cuore nella Torah nella profondità dei suoi misteri meriteremo la ricezione della Torah come viene interpretato nell'episodio di Yitrò. E poi il resto della sequenza Shovavim-Trumah-Tetzaveh è la vicenda che indica la vicenda del vitello d'oro e la rottura delle pietre ed ecco nei libri che viene in uso la correzione di "Shovavim", nel fatto di eiaculare invano che è un unica vicenda, perché chi non purifica  il suo vaso di ricezione in liba, necessariamente  anche i vasi di ricezione di mokha sono sporchi e la sua fede è imperfetta poiché non può credere quello che i suoi occhi non vedono. In questa maniera proprio colui che ha i suoi vasi di ricezione pieni di limo  necessariamente pensa che pondera una volta al giorno e sicuramente avverrà a chiarire nella notte  e in seguito a questo avrà un pensiero di eresia,  poiche il vaso di ricezione di liba e il vaso di ricezione della mokha hanno il medesimo criterio poiché allora la giustizia del giusto non lo salverà nel giorno del suo reato, e tutte le luci che avranno ricevuto cadranno nella rete della sitra akhra, e scruta   bene ciò, perché io ho parlato in breve. E tutto questo continuerà finché non uno meriterà di richiamare ruach in nefesh cioè la ricezione della Torah.

Io non potrò continuare in questo, è già venuto il tempo che tu prenda le mie parole nel tuo cuore. Magari Iddio ti rafforzerà e ti infonderà nello spirito dall'alto finchè riuscirai a fare la volontà di Dio.

Lettera di Santità

Lettera 47

Egregio … per me caro come la mia anima … per l'eternità.

Oggi mi sono giunte le tue parole ed io vi vedo una cosa: che hai nei miei confronti un enorme timore che io  mi allontani da te, anche per un pelo. In effetti, sì, è impresso in chi viene al mondo e dà invero il permesso … di attirare la vera abbondanza verso un'altra parte e, dove l'abbondanza del timore deve operare su di te in modo che tu veda nel tuo cuore, incessantemente e sempre, che il tuo cuore non sia lontano da me nemmeno per un pelo, tu ribalti questo timore nei miei confronti: che il mio cuore non si allontani da te. E ti sei trovato a lavorare faticosamente e a correggere nel posto integro che non si è mai guastato. E il posto frantumato è rimasto nel suo guasto, senza prestarvi alcuna attenzione. Sapevo che anche queste parole sarebbero state opache per te, che tu non avresti compreso la loro origine e che in un tempo di letizia potrai purtroppo pensare ancora (così).

Il mio cuore, mio caro, anela ardentemente nei tuoi riguardi, (desiderando) lanciare nella tua gola una goccia di verità, la quale non ha nessun obbligo in tutte le 613 membra del corpo, costruzione dell'umano, e quante volte lo hai compreso dalla mia bocca e, ciononostante, ogni volta che io avvicino a te una cosa vera, tu lotti con me con tutta la tua forza. Invero, la natura della spiritualità è tale che chi è attaccato al Creatore percepisce se stesso nella distinzione di non attaccato, si preoccupa e tentenna a proposito, facendo tutto ciò che può e ha la forza di fare per meritare l'Adesione.

Perché il saggio si sente all'opposto di chi non è attaccato al Creatore, il quale si sente soddisfatto e sazio e non si preoccuperà in modo appropriato altro che di adempiere la mitzvà della preoccupazione e della nostalgia, perché "lo stupido non percepisce". Proprio  come non è possibile insegnare al cieco dalla nascita l'essenza della mancanza della vista altro che elargendogli la vista, così è questa cosa, considerala attentamente.

Ho già scritto che voi sbagliate nei miei riguardi, nel dire che io sono andato via da voi; dovete invece comprendere che siete voi che siete andati via da me. Credetemi! I miei occhi e il mio cuore sono sempre con voi, senza la sensazione della lontananza del posto e del tempo, tutt'altro! E se non avreste avuto bisogno della conoscenza di chi ascolta, sareste stati testimoni oculari di questa cosa. E, viceversa, l'allontanamento materiale da voi è capace di operare in voi più in fretta.  Sappiate che l'ho veramente sperato e che così io spero, se comprenderete di più.

È vero che anch'io tasto la linea del merito per voi, immaginandomi l'aria di Gerusalemme, che essa sia costruita e approntata, quando mi trovo davanti ai vostri occhi e, ancor più, nel tempo dell'occultamento nei vostri confronti. Questa è la ragione per la quale io ho allestito per voi degli assetti per mezzo dei quali si è comunque capaci di resistere e mantenere una situazione senza propendere all'indietro. Il più speciale di tutti è l'attaccamento agli amici ed io ho assicurato, per certo, che quest'amore ne è capace. Vi ho anche ricordato ogni cosa buona della quale avete bisogno e, se voi vi foste comunque rafforzati in questo, sareste andati da una vittoria all'altra nelle ascese spirituali, come vi ho promesso dapprima.

E come perdonarvi a questo proposito? La scala posta in terra è disoccupata, non avendo chi la salga e vi si arrampichi. E voi direte 'domani' invece di 'oggi'. Ditemi voi, per favore, che guadagno trarrete dal mio perdono, allora lo saprò e vi risponderò. Io non delibero decreti né promulgo leggi, e questo lo sapete anche voi a sufficienza. Io non avrei perso le staffe se non mi fossi spaventato per un'inclinazione all'indietro, cosa che è stata molto, molto difficile per me. Io sono come chi si duole per l'estensione del tempo … però la mia anima ne ha sofferto in una misura che non fu presunta in anticipo anche in una situazione piana, tanto più nel tentennamento verso il vostro retro. Ho visto questo a priori e vi ho detto di correggere (la cosa) prima dell'atto stesso. Continuerò pertanto a ricordarvi nuovamente la validità dell'amore degli amici, sopratutto in questo periodo. Da esso dipende il nostro diritto di vivere, e proprio nei suoi riguardi viene misurata l'unità di misura del nostro prossimo successo.

Distoglietevi, quindi, da tutte le occupazioni immaginarie e prestate attenzione a pensare pensieri e inventare le giuste invenzioni per collegare i vostri cuori in un unico cuore, e in voi si adempierà letteralmente lo scritto "ama il tuo amico come te stesso", perché "il testo sacro non esce dal suo significato letterale". E voi sarete puliti per merito del pensiero dell'amore che coprirà tutti i peccati. Verificate la mia affermazione (alla lettera: esaminatemi) a questo proposito, incominciando a collegarvi con amore nella vera misura. Allora voi vedrete e "il palato gusterà", e tutte le creature non interromperanno fra me e te. E questo basta a chi comprende.

E per quanto riguarda la tua negligenza nel giungere alla preghiera, conosco e percepisco il tuo fato e il tuo dispiacere. E se non fosse (per il fatto) che non vedo che la misura della perdita non sia diminuita per la causa giustificabile, non avrei detto niente.

Yeuda Leiv

Rabbi Yehuda Leib HaLevi Ashlag

(Baal HaSulam)

Il Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (1884-1954) è meglio conosciuto come il Baal HaSulam (Il Padrone della Scala) per il suo commento “HaSulam” (la Scala) a Il Libro dello Zohar. Egli dedicò la propria vita alle interpretazioni ed alle innovazioni nella Saggezza della Kabbalah, per divulgarla al mondo intero. Il Baal HaSulam ha sviluppato un metodo unico, per lo studio della Kabbalah, con il quale chiunque può approfondire l’importanza della realtà e scoprire così le proprie radici e lo scopo della propria esistenza.

Baal HaSulam nacque a Varsavia, in Polonia, il 24 settembre 1884. All'età di diciannove anni venne ordinato Rabbino dai più grandi Rabbini di Varsavia, e per sedici anni servì a Varsavia come Dayan (giudice ortodosso ebreo) e come insegnante.

Nel 1921, Baal HaSulam immigrò in Israele e si stabilì nella Città Vecchia di Gerusalemme. La notizia del suo arrivo si sparse velocemente, ed egli divenne noto come un'autorità nel campo della Kabbalah. Col tempo si formò attorno a lui un gruppo di studenti, che assisteva alle sue lezioni di Kabbalah nelle prime ore del mattino. 

I suoi lavori più importanti  

Durante gli anni passati a Londra (1926 - 1928) Baal HaSulam scrisse il commento a L'Albero della Vita - Panim Meirot uMasbirot”  dell’Ari, che pubblicò nel 1927. Per tutto il tempo del suo soggiorno a Londra Baal HaSulam condusse un’intensa corrispondenza con i suoi studenti in Israele. Nel 1985 tutte le lettere furono riunite in un libro che s’intitolò Igrot Kodesh (Le Lettere della Santità). Nel 1933 Baal HaSulam pubblicò i trattati di Matan Torah (Il Dono della Torah), HaArvut (La Garanzia) e HaShalom (La Pace).

I due maggiori lavori del Baal HaSulam, frutto di molti anni di lavoro, sono: Talmud Eser HaSefirot (Talmud delle Dieci Sefirot), commento alle scritture dell’Arì, e Perush HaSulam (Il Commento del Sulam) sul Libro dello Zohar. La pubblicazione delle 16 parti (in sei volumi) del Talmud Eser HaSefirot ebbe inizio nel 1937. Nel 1940 Rav Ashlag pubblicò Beit Shaar HaKavanot (La Casa del Cancello delle Intenzioni), che conteneva i commenti a scritture selezionate dell’Arì. Il Commento del Baal HaSulam sullo Zohar fu stampato in 18 volumi negli anni dal 1945 al 1953. Più tardi egli scrisse tre volumi supplementari contenenti i commenti su “Il Nuovo Zohar”, la cui stampa è stata completata nel 1955, dopo la sua morte.

Nella sua “Introduzione a Il Libro dello Zohar” egli motivò la propria scelta di chiamare il suo commento “La Scala”, con queste parole:

“Ho dato a questo commento il nome di HaSulam (La Scala), perché ritengo che abbia la funzione di una qualsiasi scala. Se avete una soffitta colma di ricchezze, vi manca solo una scala per salire, ed avrete fra le mani tutto il bene del mondo”.

Il Baal HaSulam creò una serie di introduzioni per preparare gli allievi a studiare correttamente gli scritti Kabbalistici, ed anche per spiegare loro il metodo di studio. Quegli scritti includono “La Prefazione al Libro dello Zohar”, “L’Introduzione al Libro dello Zohar”, “La Prefazione alla Saggezza della Kabbalah”, “La prefazione al Commento Il Sulam”, “Una prefazione generale all’Albero della Vita” e “L’introduzione al Talmud delle Dieci Sefirot”. Queste introduzioni racchiudono la soluzione per tutte le necessità degli studenti in modo che sappiano massimizzare i loro sforzi negli studi ed accelerare il loro cammino verso la spiritualità.

Nel 1940 il Baal HaSulam pubblicò un giornale chiamato La Nazione. Negli ultimi anni scrisse “Gli Scritti dell’ultima generazione” nel quale analizzò diverse dottrine di governo ed abbozzò un piano dettagliato per costruire una società sana.

Estratto da uno degli scritti del Baal HaSulam

Promuovere le sue idee

Il Baal HaSulam non si accontentò di mettere le proprie idee per iscritto, ma lavorò faticosamente per promuoverle. Grazie al suo impegno, egli incontrò figure importanti dello Stato d’Israele, come David Ben Gurion, Chaim Nachman Bialik, Zalman Shazar e molti altri.

David Ben Gurion incontrò il Baal HaSulam molte volte, e durante questi incontri rimase sorpreso perché, come scrisse nei suoi diari: “Io desideravo parlare con lui di Kabbalah, e lui del socialismo”.

L’uomo

Il Baal HaSulam fu un personaggio affascinante e complesso, di larghe vedute, ben educato e profondamente coinvolto negli eventi, del mondo in generale, ma in quelli d’Israele soprattutto. Le sue opinioni erano, e lo sono ancora, considerate rivoluzionarie e radicali per la loro audacia.

Da un estratto del giornale Haarezt, pubblicato il 16 dicembre 2004, si legge: “In una giornata dei primi anni ’50, a Gerusalemme, Shlomo Shoham, autore, criminologo e vincitore del Prix d’Israele, decise di far visita al Kabbalista Rav Yehuda Ashlag […] All’epoca Ashlag stava cercando di stampare HaSulam (La Scala) traduzione in ebraico del Libro dello Zohar accompagnata da un importante commento. Ogni volta che si procurava del denaro, proveniente da piccole donazioni, stampava delle parti del suo HaSulam.

Shoham descrive così il suo incontro con Rav Ashlag: “L’ho trovato in un edificio fatiscente, quasi una baracca, con all’interno una vecchia macchina per la stampa. Non avrebbe potuto permettersi di pagare un tipografo, così si occupava lui stesso della composizione, lettera per lettera, stando sulla macchina per ore intere, nonostante fosse prossimo ai settant’anni. Ashlag fu, chiaramente, uno Tzadik (uomo giusto), un uomo umile con un viso raggiante. Ma rimase, tuttavia, una figura totalmente marginale e terribilmente povera. In seguito seppi che passò così tante ore a comporre, che il piombo utilizzato nel processo di stampa danneggiò la sua salute”.

C’è voluto oltre mezzo secolo perché ne venisse compresa la grandezza, ma oggi i successi del Baal HaSulam hanno ottenuto il giusto riconoscimento. Negli ultimi anni i suoi insegnamenti hanno suscitato grande interesse, e centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo studiano le sue opere, che sono state tradotte in molte lingue. Adesso, chiunque desideri davvero ascendere al mondo spirituale può farlo con semplicità.

Il Baal HaSulam morì nel 1954, ed il suo primogenito, ha continuato il suo cammino.

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