Aprirono i libri!

Un esempio di testo originale dello Zohar

I giorni di austerità (la tzena), in terra di Israele, all’inizio degli anni ’50. Nel centro di una grande stanza, in un modesto edificio fatiscente, c’è una vecchia stampatrice. Un uomo sulla sessantina d’anni, curvo sulla matrice sistema i caratteri sulla tavola da stampa. La stanza è pregna dell’odore pesante e acre del piombo. L’uomo che sistema i caratteri è Rav Yehuda Ashlag. Ha appena finito di scrivere il più importante tra i suoi molteplici saggi. Il “Commento ha-Sulam al Libro dello Zohar“, sul quale Rav Yehuda Ashlag sta lavorando al momento per pubblicarlo. Il testo si rivelò uno degli scritti più importanti della storia della Kabbalah.

Dato che non aveva le possibilità di pagare un tipografo, Rav Yehuda Ashlag rimaneva curvo ore ed ore per sistemare lui stesso i caratteri della pressa, conscio dell’enorme importanza che rivestiva la pubblicazione di un “commento haSulam”. Così fece, giorno dopo giorno, per molto tempo, nonostante la sua età avanzata. Rav Yehuda Ashlag trascorse lunghe ore per ordinare i caratteri di stampa e per molti giorni a tal punto che il piombo danneggiò la sua salute.

Non è difficile comprendere la grande importanza che Rav Yehuda Ashlag diede alla pubblicazione dei suoi libri e se giungessimo a ciò, capendo in generale la valenza dei libri di Kabbalah ed il valore speciale dei libri di Rav Ashlag, potremmo comprendere anche l’enorme importanza che Baal haSulam diede alla divulgazione dei suoi testi.

I libri di Kabbalah sono l’unico collegamento tra il nostro mondo ed il mondo spirituale. Per questo essi sono il mezzo più importante per raggiungere lo scopo della nostra vita. Mediante questi scritti, i kabbalisti collegano la “struttura” spirituale che loro hanno conseguito con l’uomo semplice che vive nel nostro mondo che perdura in uno stato di confusione ed inconsapevolezza ma che anela alla spiritualità.

Baal ha-Sulam non fu l’unico kabbalista che scorse nella pubblicazione dei propri scritti un’esigenza inderogabile. Molti kabbalisti, nel corso della storia, lasciarono libri: il libro “Sèfer Ha Yetsiràh” di Abramo, il “Libro dello Zohar” di Rashbi, “Etz ha-Chayyìm” di Ari oppure “Derek ha-Shem” di Ramchal.

Caratteristiche principali dei libri di Kabbalah sono le circostanze eccezionali e a volte misteriose in cui sono stati scritti o rivelati. Così per esempio, gran parte dei libri di Kabbalah scritti nel corso degli anni, sono stati censurati oppure parzialmente bruciati e solo dopo diversi anni sono stati riscoperti. Molti dei kabbalisti non hanno scritto personalmente i loro libri ma qualcuno tra gli allievi ha messo per iscritto ciò che ha sentito dal suo rabbino. Un chiaro esempio è il “Libro dello Zohar” scritto da Rabbi Abba, allievo di Rabbi Shimon Bar Yochai, censurato dopo la sua stesura e riscoperto centinaia di anni dopo in circostanze non chiare fino ad oggi. Ancora un esempio sono le lettere dell’ARI scritte dal suo allievo Rav Chaim Vital che aveva ordinato di seppellirle con lui e di censurarle, ma quando la sua tomba fu profanata le lettere tornarono alla luce.

La ragione di questa strana circostanza è stato il bisogno di riscoprire la Saggezza della Kabbalah e nello stesso tempo di occultarla. Finché l’umanità non era pronta per la Saggezza della Kabbalah, questa saggezza è stata rivelata solo a pochi prescelti che l’hanno adattata alla loro generazione, ma allo stesso tempo dovettero occultarla dal resto dell’umanità ancora impreparata per la sua rivelazione. Questi kabbalisti hanno operato secondo la regola: “rivela un palmo ed occulta due palmi” e cioè hanno rivelato la saggezza solo nella misura necessaria ed allo stesso tempo, l’hanno occultata, o nel modo in cui hanno scritto i loro saggi o in modo effettivo, occultando gli scritti o bruciandoli.

Nel corso della storia i kabbalisti scrissero molti libri. Nel saggio “La ricezione della Torah e sua Essenza“, Baal haSulam spiega perché lo fecero:

La saggezza della verità… deve essere trasmessa da generazione a generazione, ed ogni generazione aggiunge un anello alla catena, e così la saggezza va sviluppandosi, ed inoltre viene adattata alla larga diffusione tra le moltitudini.

La Saggezza della Kabbalah viene rivelata proporzionalmente alla crescita del desiderio di ricevere e quindi i kabbalisti scrivono i loro libri adattando la Saggezza della Kabbalah al nuovo livello raggiunto dalla loro generazione.

Da qui è comprensibile il motivo per cui i libri di Baal ha-Sulam siano più adatti per la nostra generazione allo studio della Saggezza della Kabbalah. Egli, infatti, ha scritto i suoi libri per il desiderio di ricevere evidenziatosi al suo ultimo livello di sviluppo alla fine del ventesimo secolo, periodo in cui ogni essere umano è autorizzato, e più precisamente obbligato, a studiare la Saggezza della Kabbalah. Ciò che più colpisce nei suoi scritti, è il metodo di studio ordinato e chiaro, adatto ad ogni uomo.

Gli scritti di Baal ha-Sulam

Rav Yehuda Leib HaLevi Ashlag (Baal HaSulam)

Un’opinione diversa e rivoluzionaria sulla Saggezza della Kabbalah ha provocato più volte la scomunica ai kabbalisti in seno alle comunità in cui vivevano, o per lo meno una chiara indifferenza nei loro confronti. Come molti dei suoi predecessori, anche Rav Ashlag non godette di molta popolarità tra il pubblico per il suo insegnamento e per i suoi scritti. Quando, nel 1954, morì pochi furono coloro che conoscevano i suoi scritti ed ancora meno coloro che continuarono a studiarli.

Nella prefazione del libro “L’ultima generazione“, il prof. Eliezer Schweid (vincitore del premio Israel per la filosofia ebraica) descrive, con grande emozione, le circostanze di perfetto anonimato di Rav Ashlag nel corso della sua vita:

Non la difficoltà di comprensione della profondità delle sue idee e neanche la pesantezza dell’espressione che provocarono questo: Rav Ashlag aveva, invece, acquisito la rara virtù di decifrare segreti. Le sue parole a tal punto limpide e chiare permettono ad ogni lettore di conseguire, con il loro aiuto, la verità esposta. Rav Ashlag si sforzò di farsi conoscere dal pubblico per portare la salvezza al mondo, ma egli parlò come un uomo singolo e si rivolse direttamente ai figli del suo popolo come se fossero uno solo, al di là del loro partito di appartenenza e senza mediazione del partito. La sua appartenenza ad una determinata comunità ebraica non fece di lui un rappresentante degli interessi di alcuna istituzione. Di conseguenza nessuna istituzione lo sostenne. Questo fu il prezzo che Rav Ashlag pagò per la sua onestà, la sua schiettezza, la sua libertà di pensiero ed il suo coraggio. Quindi proprio in virtù di ciò le sue parole non furono sottomesse alla miopia delle ideologie istituzionali passate. Esse rimangono rilevanti e convincenti come lo erano allora e forse ancor di più dal momento che molto di quanto da lui previsto accade veramente ai nostri giorni. Le sue spiegazioni sono ancora valide come strumento di confronto con le sfide future dell’umanità, del popolo ebraico e dello stato di Israele.

Effettivamente, dal 1995 in poi, secondo quanto previsto dal Baal ha-Sulam, l’interesse per i suoi scritti e la sua dottrina è andato via, via crescendo. Il mondo globale che si rivela ai nostri occhi, e le nuove sfide che si presentano davanti a noi, mettono ancor più in risalto la rilevanza e l’importanza degli scritti di Baal ha-Sulam, quale unico mezzo per la soluzione dei gravi problemi sia individuali che generali che si scoprono ai nostri giorni.

Prima pagina del giornale "Ha-Umah" (La Nazione)

Baal ha-Sulam scrisse molto. Durante la sua vita e dopo la sua morte furono pubblicate decine di suoi saggi. Baal haSulam scrisse, tra l’altro, anche commenti sugli scritti di altri kabbalisti, pubblicò persino un giornale kabbalistico intitolato “Ha-Umah” (“La Nazione”). Le due opere più importanti, frutto di molti anni di lavoro (che si estendono su migliaia di pagine) sono il “Perush ha-Sulam” che scrisse sul “Libro dello Zohar” ed il “Talmud Esser Sefirot“, che compose sui saggi dell’ARI.

I suoi allievi raccontano che rimaneva seduto a scrivere per molte lunghe ore ogni giorno fino ad addormentarsi sfinito con la penna in mano, ed era difficile sfilargliela dalle dita.

L’importanza che Baal ha-Sulam vide nella pubblicazione del “Perush ha-Sulam sul Libro dello Zohar” scaturiva principalmente dal valore del “Libro dello Zohar” stesso. La forza nascosta nel “Libro dello Zohar” era senza eguali, impareggiabile fra tutti i libri di Kabbalah. Questo perché destinata a correggere il desiderio di ricevere, scoperto ai nostri giorni e giunto al suo massimo ed ultimo livello di sviluppo.

Il “Libro dello Zohar” è stato scritto in gran parte in aramaico, ed è ricco di esempi materiali. Di conseguenza è molto facile sbagliare nel dare un significato ed altrettanto facile indurre in errore gli altri, come successo molte volte nel corso della storia. Per impedirci di cadere in errore, Baal ha-Sulam tradusse il “Libro dello Zohar” dall’aramaico all’ebraico e commentò tutti gli esempi materiali secondo la lingua “delle Sefirot” in modo tale da rendere impossibile una loro erronea interpretazione. Il lavoro di Baal ha-Sulam nel “Perush haSulam” non si sintetizzò solo in questo. Dal livello spirituale più elevato in cui fu scritto il “Libro dello Zohar“, Baal ha-Sulam scrisse il suo commento sul “Libro dello Zohar“, così che le parole del “Libro dello Zohar” influenzino le nostre anime con esiti considerevoli.

Come detto, l’opera significativa supplementare di Baal ha-Sulam, accanto al “Perush ha-Sulam” è il “Talmud Esser Sefirot” – commento sugli scritti dell’ARI. Come il “Perush ha-Sulam“, anche il “Talmud Esser Sefirot” è una opera esauriente, scritta in migliaia di pagine. Il libro descrive dettagliatamente la struttura dei mondi spirituali ed il loro sviluppo dal “fine del creato” a questo mondo. Come in una “scala”, anche nel “Talmud Esser Sefirot“, Baal ha-Sulam commenta in modo particolarmente preciso le parole di partenza in modo da non correre il pericolo di materializzarle.

Il “Talmud Esser Sefirot” è stato scritto quale libro di studio per qualsiasi necessità. È composto di 16 articoli supplementari, divisi in capitoli e sottocapitoli. Alla fine di ogni capitolo, c’è un paragrafo che riassume l’intero capitolo, con un dizionario dei concetti e un questionario con risposte. L’ordinamento del “Talmud Esser Sefirot” quale manuale indica il metodo di Baal ha-Sulam non solo per lo studio della Saggezza della Kabbalah ma anche per qualsiasi altra scienza.

In aggiunta al “Perush ha-Sulam” ed al “Talmud Esser Sefirot“, Baal ha-Sulam scrisse decine di altri articoli. Tra di essi vanno segnalati gli articoli che pubblicò nel libro “Matan Torah“, e quattro introduzioni che scrisse al “Perush ha-Sulam Le Sèfer Ha Zohar“:

  • “Introduzione alla Saggezza della Kabbalah”;
  • “Introduzione al Libro dello Zohar”;
  • “Prefazione al Libro dello Zohar”;
  • “Introduzione al commento di Sulam”.

Negli articoli “Matan Torah” e negli altri articoli supplementari che pubblicò, Baal ha-Sulam descrive la strada spirituale dell’uomo, dal suo inizio alla sua fine. In questi scritti, Baal ha-Sulam presenta un metodo chiaro e pratico per il conseguimento della spiritualità accessibile ad ogni uomo.

L’ultimo dei Mohicani

Rav Baruch Shalom Ashlag (Ha Rabash)

Rav Baruch Shalom Ashlag (Ha Rabash) (1907 – 1991), figlio e successore di Baal ha-Sulam, Rav Yehuda Ashlag, era un kabbalista nascosto nel vero senso del termine. Malgrado la sua inestimabile levatura spirituale era un uomo molto umile che odiava la notorietà e dedicò tutto il suo tempo allo studio ed alla scrittura. È molto difficile trovare le parole per descrivere l’enorme contributo dato da questo grande kabbalista alla nostra generazione ed alle generazioni future.

Per un certo verso, Rav Baruch Ashlag è stato “l’ultimo dei Mohicani” essendo lui l’ultimo anello di una lunga catena di grandi kabbalisti, primo dei quali fu il grande Abramo e continuò fino a suo padre, Rav Yehuda Ashlag. Il compito di Rabash, in questa catena, è stato forse il più significativo dei nostri giorni: ricongiungere tutti i grandi kabbalisti con l’uomo del nostro mondo, ed adeguare il metodo della Kabbalah alle anime che si rivelano nella nostra generazione.

Malgrado fosse ben ancorato alle altezze della scala spirituale, il Rabash rimase sempre con i piedi per terra e tutti i suoi scritti sono indirizzati all’uomo semplice desideroso di scoprire se esiste qualche cosa di più elevato di ciò che questo mondo propone. Dal suo elevatissimo livello spirituale, il Rabash comprese la necessità da parte dell’uomo del XX° secolo di scoprire il segreto della vita e riuscì ad adeguare la Saggezza della Kabbalah a questo scopo nel modo più gradevole e semplice.

Articolo originale del Rabash "Lo scopo della società"

Nell’anno 1983, accade la svolta nella vita di Rabash. Fino a quel momento, egli era solito insegnare ai pochi allievi che lo accompagnavano nel corso degli anni. Ad un tratto giunsero nel suo gruppo quaranta studenti nuovi, giovani e laici da ogni parte del paese che desideravano ardentemente scoprire il segreto della vita. Venivano da tutte le classi sociali israeliane ed erano molto diversi dagli allievi che aveva avuto fino allora.

Con il lavoro eccezionale che il Rabash svolse con i suoi nuovi allievi, egli sviluppò il metodo spirituale più adatto per la nostra generazione. Ogni settimana scriveva loro un saggio, in cui descriveva in modo particolareggiato e con un linguaggio semplice, stadio dopo stadio, il lavoro spirituale dell’uomo sulla via della spiritualità. I saggi che scrisse il Rabash sono considerati la pietra angolare nello studio della Saggezza della Kabbalah nella nostra generazione e di recente sono stati tutti raggruppati nella raccolta di libri “Scritti di Rabash“.

Vedi anche: Due Grandi Figure che presagirono il Futuro